L'unione dei primari (di EntulaPili)

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Il cielo era livido, ma il suo volto non più.
I campi erano ricoperti di lavanda e sulle tavole abbondavano more, mirtilli, prugne, uva e tanto vino! Sì, vino, nonostante non fosse ancora Pasqua.
‹‹È Satana!››, gridava un uomo alla folla impaurita e allo stesso tempo affascinata per quello che stava accadendo, ‹‹Non può che essere lui! Osservate! Come potete essere così ciechi? Dio ci donò un mondo ricco di luci e sfumature e c’era il buio quando non vi era il sole. Possibile che non vediate che quel che ci attornia è tutto così uguale? Dove sono i pini, gli agrumi, le noci, la neve, la cenere e la pece?››.

Carminio, con un ghigno di immenso piacere che segnava tutta la sua faccia, accarezzò il legno del suo strumento musicale percorrendo l’intero manico e la cassa armonica, pizzicò le corde e afferrò l’arco. Lo imbracciò e iniziò a suonare fregandosene dei divieti ancora vigenti: era giunto il momento di festeggiare.

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Solo una voce: ‹‹Perdonami››.

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Tra le bancarelle gremite di merce c’era chi urlava, chi era incredulo e sgranava gli occhi, e chi invocava Dio.
‹‹Padre nostro che sei nei cieli… ››
‹‹Mi perdoni, buon uomo, potrei avere un po’ di… ››
‹‹Sia Santificato Il Suo Nome… ››
‹‹Vorrei… ››
‹‹VENGA IL SUO REGNO E SIA FATTA LA SUA VOLONTẢ… ››
Rinunciò alla sua richiesta e scoppiò a ridere, un lato positivo in tutta quella faccenda c’era: era spassosa, almeno per lui.
‹‹A te non rallegra?››
‹‹Cosa?››
‹‹Che le persone stiano dando di matto!››
‹‹Per niente, anzi, mi dispiace per loro. Non riescono a dare una spiegazione a tutto questo, di conseguenza hanno paura, si sentono in pericolo. Vorrei poter smettere per risparmiare a tutto il popolo questa tortura dello spirito.››
‹‹Ancora non possiamo, lo sai!››
Le fece l’occhiolino e afferrò le sue mani. Uno strano bagliore uscì dalla loro pelle e gli astanti, terrorizzati, scapparono più veloci che poterono.

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Poteva vedere gli oggetti attraverso le sue mani e le sue braccia, e riusciva a sentire a malapena le gambe. Il suo fisico stava scomparendo mentre il senso di contrizione aumentava. Stava morendo, lo capiva, ma se quel bizzarro modo di andare via era la giusta punizione per tutte le sue colpe, allora avrebbe accettato, ma con l’enorme rimorso di non aver chiesto scusa a sua figlia.

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- ‹‹Ho fame››.
- ‹‹Resisti, mancano solo dieci giorni e per pranzo abbiamo il radicchio che ci ha donato il contadino››.
- ‹‹Ah! Ce lo ha donato! Pensavo ci avesse fatto la carità giacché si vede lontano un miglio che siamo con le pezze al culo!››.
- ‹‹Anche questa è Quaresima››.
Sputò a terra quando vide i sacerdoti agghindati con i loro abiti corali, avrebbe saltato volentieri tutta la parte del calendario che li obbligava a così tante rinunce. La sua faccia pareva una melanzana tanto era rabbioso e il suo stato d’animo di certo non si placava quando guardava com’era ridotta Fiordalisa.

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Si guardò attorno e si rese conto che stava accadendo ancora: il mondo assorbiva la loro rabbia e frustrazione, e si dipingeva con esse. Era la magia della loro simbiosi e di ciò che scaturiva dalle loro vittime.

Lo spiò come ogni sera e, per quanto facesse fatica ad ammetterlo, trovava divertente vedere quel corpo che pian piano svaniva.
- ‹‹Salve, vecchio!››.
- ‹‹Che ci fai qui? Dubito tu abbia voglia di darmi una mano e non ti biasimo per questo››.
- ‹‹Non mi biasimi? Molto strano da parte tua, è una delle poche cose che sai fare!››.
- ‹‹Senti, potresti almeno dirle che…››. Non riuscì a terminare la frase a causa dei singhiozzi, per ogni lacrima una parte della sua figura perdeva la sua forma. Per ognuna di quelle parti nasceva un fiore, un frutto e qualsiasi altra cosa avesse la stessa energia elettrica del legame tra Carminio e Fiordalisa.
La malva selvatica sbocciava in ogni angolo di Firenze. Il boungaville cadeva dalle ringhiere. I mercati si riempivano di cavoli, carote, fichi, rape e barbabietole. Dalle rocce uscivano kunzite e quarzo ametrino.
La gente cominciava a chiedersi cosa fosse quel fenomeno che faceva nascere frutti fuori stagione e piante non adatte a quelle zone geografiche. Il timore che fosse opera del demonio iniziava a diffondersi in tutta la città.
 

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- ‹‹Smettila di contare i giorni come i carcerati!››.
- ‹‹Che cosa dovrei fare?››, le domandò mentre incideva un’altra linea sul muro. ‹‹Odio questo periodo dell’anno! Siamo costretti a non esercitare il nostro lavoro e non possiamo mangiare buona parte dei cibi! Cosa darei per un pezzo di carne… ah! Sia mai possa eccitare tutti i nostri sensi! Meno male che ci è concesso il pesce… eh, già… perché è facile per due teatranti, che non possono recitare per quaranta giorni, comperare del pesce!››.
- ‹‹Calmati, finirà››.
- ‹‹Non possiamo nemmeno fare all’amore, non è forse un supplizio questo?››.
Le sorrise, mentre guardava i suoi occhi che gli ricordavano le ametiste.

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Un dolore lancinante lo fece trasalire, si portò una mano al petto come se quel gesto potesse alleviare i suoi mali. Cuore e testa pulsavano, per ogni spasimo riaffiorava un terribile ricordo legato a sua figlia e si rese conto che tutto quello che aveva sempre provato per lei, erano solo sentimenti negativi e, per la prima volta, si domandò il perché.

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- ‹‹Meriterebbe di morire per mano nostra››.
- ‹‹Carminio!››.
- ‹‹Cosa ho detto di sbagliato?!››.
- ‹‹Sparirà da solo, lo prenderà il cielo››.
- ‹‹E i segni sul tuo corpo?››.
- ‹‹Idem››.
- ‹‹Quando avverrà?››.
- ‹‹Quando l’unico sentimento che proverà sarà la penitenza››.
Si strinsero in un abbraccio e si concentrarono sul loro obiettivo: il nemico da annientare.

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- ‹‹È da cinque giorni che non mi porti il becco di un quattrino!››.
- ‹‹Padre, non è un buon periodo per noi artisti››.
- ‹‹Artisti?! Artisti un cazzo! Vai a fare la puttana piuttosto, ma vedi di portarmi cibo e denaro!››.
“La puttana!”, pensò, “come se in questo periodo non fosse bandito anche questo!”.
Lividi, ecco cosa le aveva sempre procurato suo padre. Lividi sul viso, sulle braccia, sul ventre, gambe e schiena. Sempre e solo lividi. Non era quello che avrebbe voluto da bambina né da ragazza e tantomeno da donna, ma era l’unico dono che le offriva l’uomo che la mise al mondo e che, in qualche modo, la tirò su. Ecco perché non lo odiava, nonostante tutto gli era grata, d’altronde le botte sono meglio della fame.

“Questa, però, sarà l’ultima volta”.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Eheh.
Bella la scelta di taccare i giorni a ogni capoverso. Me ne sono accorto dopo il terzo e ho ricominciato il gioco. Aiuta un sacco a immergere il lettore, quando capisce cosa sono.

Bell'ambiente, il soggetto concede nuova aria all'arena, bel colore. Lo vedo bene per la regia di un thriller. Le meccaniche e ilcontesto sono molto affascinanti, ma il finale, la soluzione o l'assoluzione, rischia di ammorbidire l'impatto in chiusura. La fine è importante, bisogna sempre cercare un'uscita sconvolgente nei limiti del possibile. Non è male, mi è piaciuto questo gioco. Sì.

Ritratto di Gana Mala

Eh! Immaginavo che il finale non fosse abbastanza efficace, è che, avendo la scorsa volta toppato totalmente l'intreccio, questa volta ho voluto sperimentare il racconto al contrario (Non so nemmeno se qualcuno se ne è accorto), scoprendo che non è affatto semplice (gran scoperta, eh? ;) ). Ho cercato di seguire tutti i consigli che mi sono stati dati nel gioco precedente, c'è ancora da lavorare, imparare e migliorare, soprattutto per quanto riguarda l'intreccio!
Comunque grazie, grazie, grazie, questo gioco mi ha divertito un sacco!

Ritratto di LaPiccolaVolante

La difficoltà del provare strade nuove porta sempre a un groviglio iniziale. Non deve essere un problema. E non deve esserlo neanche per il lettore. Certo ogni sperimentazione porta rischi e spesso conserva difetti, ma nel gioco del raccontare e del leggere sono la parte divertente. A noi non preoccupa l'impossibilità di cancellare un difetto o due difetti da una struttura sperimentale. Non preoccupa nenache il rimprovero da parte del lettore "ortodosso". Ci interessa che anche lui si impegni in lettura, che si prenda il carico di responsabilità nel processo narrativo e dia un contributo nell'apertura di nuove vie, proponendo soluzioni che magari noi non troveremmo da soli. Quindi va bene. La narrativa è un gioco collettivo, l'idea che esista un solo "master" attivo e un'utenza passiva è tristissima.
Meglio un rimprovero e ventimila consigli per una bella storia nuova, che un tiepido assenso di massa per una storia a botta sicura. rimarrà impresso molto meglio il personaggio azzardato e porterà molta più esperienza a chi lo ha raccontato. Inoltre costringe il lettore a sviluppare un'attenzione e una capacità di analisi superiori.

Ritratto di Edera82

Mi piace tanto questa ambientazione, descritta ma non troppo, mi sono immersa in un mondo medievale fiabesco

Ritratto di Gana Mala

Grazie Edera! :)

Ritratto di Pilgrimax

Wow esperimento interessante :-)  Non disdegno le sperimentazioni, le trovo intriganti ma, si sa, sono intrinsecamente rischiose. Qui il rischio è mitigato da una storia interessante e condita con un po’ di surreale che, almeno a me, piace sempre. Però è pur vero che, almeno io (forse è un mio limite), mi sono accorto del racconto al contrario e della funzione delle tacche solo al settimo paragrafo. Fatta questa scoperta, mi sono detto: però che bella idea, avrei voluta averla io. Dall’altro canto, prima di fare la scoperta, non è stato semplice mettere insieme i pezzi e seguire (prima del ‹‹Smettila di contare i giorni come i carcerati!›› non avevo intuito di vivere una storia a ritroso). L’ho voluto leggere una seconda volta al contrario, per apprezzarlo a pieno. Ad ogni modo, la scrittura mi piace (già dal racconto dello scorso gioco) e rimane l’idea originale di provare il racconto al contrario. Sì, bella pensata.

Ritratto di Gana Mala

Grazie Pilgrimax! Queste arene sono belle proprio perché ci danno la possibilità di sbagliare e di aggiustare il tiro grazie alle critiche e ai consigli degli altri pirati. Proprio per questo mi sembra il luogo più adatto per sperimentare, con tutti i rischi che può comportare :)

Ritratto di masmas

Sono qua: non ci ha capito una mazza! :D (di sicuro prima delle spiegazioni). :D :D :D
Perdono.
Lo so il commento è inutile, ma faceva brutto non dicessi niente quando avevo commentato gli altri.

Ritratto di Gana Mala

Sicuramente non sei l'unico a non averci capito una mazza, ma avevo previsto questo risultato :D

Ritratto di Antio

Letto, riletto e poi letto al contrario. Non mi considero un lettore prettamente ortodosso, e ho apprezzato molto il coraggio di sperimentare. Quando leggo un libro, non mi va molto di tornare indietro nelle pagine, in genere lo trovo frustrante. Credo che manchi quel messaggio che faccia capire il meccanismo abbastanza presto, io l'ho capito troppo in là nella lettura. Detto questo, una volta assimilato il gioco, il racconto prende una forma migliore e diversa. Il livello cromatico è buono, ma avrei preferito leggere più colori, stavolta era ciò che più mi interessava!

Ritratto di Gana Mala

In che senso avresti preferito leggere più colori? La regola era che potevamo sceglierne solo uno e ho cercato di renderlo presente in ogni modo: nel contesto, nei nomi dei personaggi e negli oggetti scelti per raccontare. Ma doveva essere uno o i capitani mi avrebbero fatto lavare il ponte.

Ritratto di Antio

Intendo che avrei preferito trovare con più frequenza i riferimenti al colore. Ci sono delle parti troppo spoglie a livello cromatico. È una cosa che ho riscontrato in più racconti. Probabilmente anch'io sono proprio andato alla ricerca di questo particolare, che a mio avviso in questo gioco fa la differenza

Ritratto di Gana Mala

Sì, comprendo, è che troppo spesso parto dal presupposto che gli altri comprendano cosa mi passa per la testa, e questo mi fa omettere di riferire dettagli rilevanti.
Ho messo giù ciò che meccanicamente ho pensato appena lette le regole: scegliere un colore---> viola ---> porta sfiga in teatro perché è il colore della quaresima e nel medioevo, durante quel periodo, gli artisti non potevano esibirsi ---> è formato dai due colori primari blu e rosso ---> il carminio è un rosso e i Fiordaliso sono blu e entrambi sono nomi medievali. Pure lo strumento utilizzato all'inizio è una viola, anche la città scelta ha a che fare con quel colore.
Ecco, tutta 'sta roba per dirti che davo per scontato che si potesse cogliere a sufficienza senza marcare troppo sui frutti, fiori, ortaggi e pietre preziose che avevo già utilizzato per descrivere ciò che nasceva dall'unione dei protagonisti.
Forse tutti i dettagli sono passati in secondo piano perché offuscato da una meccanica poco chiara. Vi ho fatto concentrare più sull'intreccio che sul resto.
Mea culpa :D

Ritratto di Pilgrimax

Ma in realtà è anche questione di interpretazione del tema del gioco. Io ad esempio non avevo capito che bisognasse maniacalmente (in senso buono) fare continui riferimenti al colore. Per me, come credo si possa evincere dal mio racconto, era fare in modo che la tinta del racconto fosse inequivocabile ma allo stesso tempo scrivere una storia che reggesse anche senza questo vincolo, insomma pari attenzione al colore, come alla trama, ai personaggi, ecc. Ansi, in un certo senso, rendere il colore senza continuamente farci riferimento, in un’interpretazione weak, sarebbe potuto essere un merito... Quindi per me la resa cromatica del racconto di Gana Mala o del mio andavano bene. Solo dopo aver letto altri racconti e i relativi commenti del Capitano ho capito che si doveva dare un’interpretazione strong. Magari specificarlo esplicitamente nel testo del gioco poteva aiutare ma forse era anche intenzione dei Capitani sondare la capacità di interpretazione del testo. Se ti può consolare non è solo tua culpa ;-) pure la mea ad esempio :-)

Ritratto di Gana Mala

Come dissero i capitani? È sbagliando il difficile che si impara! ;)

Ritratto di Antio

D'accordissimo sulla questione interpretazione del tema. Infatti non credo che fosse richiesta una presenza maniacale dei riferimenti al colore, ognuno doveva dosare gli ingredienti della propria personalissima ricetta. Però io stesso sono andato a cercare quella caratteristica nei racconti, visto che era la chiave di questo gioco. Mi ha affascinato vedere chi si soffermava a giocare di più con i colori, oltre che a scrivere una bella storia

Ritratto di Gana Mala

E va benissimo, gli interventi miei e di Pilgrimax sono stati fatti solo per confrontarci, di certo non per farti cambiare idea su ciò che hai apprezzato di più, ci mancherebbe :) le arene servono anche a questo.
Anzi, ti ringrazio per aver avuto la pazienza di averlo letto, riletto e letto al contrario! Grazie soprattutto per il suggerimento di lanciare prima il messaggio che fa comprendere il meccanismo del gioco. Questo racconto ha subito tanti taglia e cuci e, in effetti, in una prima bozza, la frase "smettila di contare i giorni come i carcerati" veniva assai prima. Solo ora mi rendo conto che averla messa a metà racconto, non è stata una buona scelta.

Ritratto di grilloz

Io il meccanismo l'avevo capito subito (insomma cos'altro avrebbero potuto essere quelle tacche? e visto che diminuivano...) però mi sono perso lo stesso :P

Ma lo stile mi è piaciuto e anche l'idea (sia della storia a ritroso sia delle tacche per indicare il passare dei giorni).

Mi sono perso anche un sacco di altri riferimenti, forse perchè cercavo il colore nell'atmosfera e invece qui è nascosto nelle parole e ammetto che solo alla fine ho capito cosa fossero i primari del titolo (all'inizio ho pensato a due medici :D ).

Ritratto di Gana Mala

Io stessa, ogni volta che leggevo il titolo, pensavo a due medici :D
Mi fa piacere che almeno qualcuno abbia colto da subito il meccanismo, per il fatto che tu ti sia perso è sicuramente colpa del fatto che non ho legato bene le parti e che l'antagonista non aveva un nome.

Ritratto di Rum

Bella l'idea. Non l'ho capita subito ma quando ci sono arrivato ho riniziato a leggere con un sorrisone. Buona la resa cromatica. 

Ritratto di Gana Mala

Mi piace questa tua reazione! :)