Quasi triste (di Ansia&Cedrata)

Morgana è in leggero ritardo come suo solito ma stavolta non ha importanza: Lui l’ aspetta con pazienza da quasi due anni e non saranno certo quei pochi minuti a farlo arrabbiare.

Scivola fuori dal portone e lo chiude alle sue spalle con mani sudate, senza voltarsi indietro, accolta dal crepuscolo estivo che temporeggia a lungo prima di diventare notte. È un novilunio. Nel cielo c’è solo la luce di Venere a farle compagnia, Venere che trema insieme al suo respiro e alla sua pelle. La brezza solletica appena il vestito di organza dalla lunga gonna a sirena che la fa assomigliare a una ninfa delle acque.

Mentre fluttua verso il parcheggio cerca nella borsa le chiavi dell’ auto e si lecca distrattamente le labbra, del tutto dimentica del burro cacao al mentolo che ha messo appena prima di uscire. È stato un grosso errore scegliere proprio quel rossetto: la mucosa della bocca e le narici sono come trafitte da mille spilli di fronte al sapore gradevole ma così violentemente freddo e inaspettato. È come ritrovarsi immersi nel Mare del Nord completamente nudi e inermi. Morgana si blocca per qualche secondo, con gli occhi spalancati, aspettando che l’ improvvisa sensazione di freddo penetrante si attenui. Conta fino a dieci ed è tutto già finito. La ragazza brucia di nervosismo e passione e non basterà così poco a gelarne il sangue.

Recupera il tempo perduto correndo con passi decisi verso l’ auto, entra dentro, mette in moto. I fari ora già illuminano un selciato in movimento sotto le quattro ruote non perfettamente calibrate. La donna accende lo stereo, che inonda l’ abitacolo con la voce flautata di un malinconico Elvis Costello.

 

“Quasi triste. Quasi facendo le cose che eravamo soliti fare.”

 

Le pizzica ancora un po’ la lingua e questa cosa la diverte, le ricorda la lingua di Marco che scivola contro la sua, nell’ ultimo bacio che si sono scambiati più di venti mesi prima. Marco è l’ uomo della sua vita, il principe che l’aspetta sempre al solito parcheggio sopra il suo fido destriero a quattro porte. Un principe con due occhi liquidi e ipnotici quanto i più preziosi zaffiri di Ceylon.

 

“C’è una ragazza qui e sembra quasi te. Quasi tutte le cose che i tuoi occhi una volta promisero, io le vedo anche nei suoi. Ora che i tuoi occhi bruciano di pianto.”

 

Marco è un soldato. Per l’ esattezza è arruolato nella Marina Militare Italiana, e Morgana non ha mai accettato questa sua scelta di vita: si è sentita abbandonata da quest’ uomo che lei amava più di ogni cosa ma che ha deciso di sposare un’ altra causa, un’ altra Donna con cui nessun’ altra femmina poteva competere; può forse una donna di carne e ossa reggere il confronto con la Patria, luminosa e nobile come il velo della Vergine Maria?

No, ovviamente nessuna ragazza avrebbe avuto speranza davanti ad una rivale del genere. 

Così Morgana lo aveva lasciato e si era fatta rabbiosamente da parte. In quei due anni aveva provato con fermezza a rifarsi una vita lontana da lui e dalle sue mani forti che sembravano nate appositamente per stringere i seni di lei.

 

“Quasi triste. Amoreggiando con il disastro che sono diventato.”

 

 Una lacrima le sfugge e si ferma ad imperlarle le ciglia mentre ripensa alle loro notti di passione.

In quei due anni aveva provato, sì, a rifarsi una vita, ma senza riuscirci. In ogni uomo cercava gli occhi profondi e acuti del suo Marco, senza mai ritrovarvi la stessa esatta sfumatura del cielo che la Natura sembrava aver donato solo a quel principe ormai perduto.

Tutti le avevano detto che con il tempo le cose sarebbero migliorate – il tempo cura ogni ferita – e lei ci aveva creduto disperatamente, ma non era andata affatto così: ogni giorno si svegliava pensando a lui, ogni notte lo sognava, invocando il suo nome in mezzo a feroci incubi che la terrorizzavano.

Incubi di morte e abbandono, dove un Marco gonfio e tumefatto emergeva dai flutti del suo amato mare senza che lei riuscisse a recuperarlo. Era un Marco dalla pelle marezzata e viscido come le foglie di posidonia, quello dei sogni, e pesante come un macigno e disarticolato come una marionetta senza più fili, come tutti i morti annegati durante una terribile tempesta. Una massa informe che galleggia su un denso abisso, questo di notte diventava il suo amore.

 

“Non tutte le cose belle devono finire. Ora è solo per pochi eletti.”

 

Il rumore dell’ acqua si attenua per lasciare posto al rombo del motore, segnando il confine del ritorno alla realtà. Morgana fa un respiro profondo e si soffia il naso, asciuga le lacrime che le hanno solcato le guance.

 

“Quasi io.

Quasi tu.

Quasi triste.”

 

Forse, adesso che Marco è di nuovo a casa, gli incubi finiranno.

Questo pensiero un poco la rincuora, ma subito una nuova ansia l’ assale: lui la vorrà ancora al suo fianco?

Le mani di Morgana stringono con forza il volante, ora le dita sono grossi artigli rabbiosi.

Certo che la vorrà. Lui non è più nella posizione per decidere. La accoglierà nuovamente al suo fianco perché non avrà scelta.

Carica di quella nuova determinazione ed ancora assorta Morgana svolta a destra verso il parcheggio pubblico, dimenticando la freccia, e posteggia l’ automobile come capita occupando due posti.

Afferra la borsa ed esce dall’ auto, entra nella notte, tra pochi minuti rivedrà il suo uomo.

 Mordicchia meccanicamente le labbra e non sente più nessun freddo sapore. Un po’ per la sua pelle evanescente e i capelli scomposti, un po’ per il vestito che sembra una tela di Klein, Morgana assomiglia più a un naufrago allucinato che a una giovane innamorata. Cammina veloce verso l’ edificio e sale le scale a due a due, spalanca la porta mentre fruga frenetica nella borsetta, e finalmente… eccolo là, davanti a lei, il suo unico magnifico amore. Forse per l’ ora tarda la struttura si è svuotata e le luci sono calate, ma Morgana nella penombra riesce comunque a distinguere il suo Marco, che si è disteso. Che tenero: nell’ attesa, dev’essersi addormentato.

Un sorriso gonfio d’ amore irrompe sulla faccia di Morgana, pallida e sudata per l’emozione di essere lì. Le mani smettono di tormentare la borsa. Decide di avvicinarsi il più lentamente possibile per non svegliarlo e per poter ammirare ancora una volta il suo corpo, prima che gli immensi zaffiri dei suoi occhi si spalanchino su di lei. Il fruscìo della gonna fluente accompagna i suoi passi risuonando come la risacca del mare.

Morgana è un’ onda che scivola verso Marco, una corrente marina pronta ad avvolgerlo e riempirlo di baci. La bocca aperta e umida della donna sfiora quella serrata di lui, le sue mani calde avvolgono le grandi spalle del ragazzo deposto nella bara. Finalmente dal gorgo della borsa emerge una canna minuta. L’ eco dello sparo galleggia nella navata.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Un buon tentativo di resa cromatica. Anche qui la scelta di trascinare in basso le temperature è ben riuscita.

Ho letto i primi tre racconti e non riesco a fare a meno di un'osservazione: tutti e tre sono ancorati a una figura femminile e all'interazione con un partner. Sono curioso di scoprire quanto è sintomatologica questa tendenza.

 

Ritratto di ansia e cedrata

nel mio caso specifico, ammetto che poiché il genere era libero mi sono lasciata influenzare dalla vita reale. in questo periodo vivo pene d' amore ed ho finito con il parlare di un rapporto amoroso tragico. beh, almeno nella vita reale non ci sono stati morti :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

E non c'è nulla di male, anzi: che lo si voglia o no, quando si racconta noi attingiamo da quello che conosciamo. Il nostro bagaglio di esperienze è il magazzino dei pezzi dei nostri racconti, quindi questo è il lato fisiologico e la prima spinta, la prima esigenza che ci costringe a raccontare. Ma quello che consigliamo è mantenere una sorta di... come chiamarla? Lucidità da omicida seriale? più o meno, sì. Provate a trasferirvi altrove, su un'area d'azione non adatta a voi, che vi costringa alla ricerca, allo studio, alla scoperta e alla acquisizione di nuovi pezzi e nozioni. Perché è la parte più divertente del raccontare: apprendere e montare percorsi imprevedibili. Perché se giochiamo la serialità nel vicinato di casa, ci scoprono subito. E se non teniamo corta la corda, il racconto prende la deriva di un diario, troppo esplicito, scoperto, troppo sincero per mantenere il lettore vincolato al racconto. ci scoprono subito.

Non è un riferimento a questo specifico racconto, è solo un consiglio, eh! :)

Per farti un esempio, quando mi chiedono come si arriva a illustrare un concetto banale e renderlo interessante rispondo semplicemente che se devo pensare a rendere qualcosa di veloce, rapido, io parto dalla lumaca.

:)

Ritratto di Pilgrimax

Altro racconto in cui non ci si può confondere sulla tinta, sin dall’incipit. Bello il finale, non me lo aspettavo. Quel “non è più nella posizione di decidere” abilita varie possibilità facendo apprezzare il finale. Scritto bene.

Ritratto di masmas

Bello e tragico questo racconto. Devo dire che leggendolo mi son detto fosse troppo insistente tutta la parte dell'avvicinamento, poi però con il finale a sorpresa si giustifica e ora forse direi che va bene così. Non mi aspettavo il finale, quando entra nell'edificio si percepisce una stranezza ma ormai i giochi sono fatti. Carino.

Ritratto di Antio

Anche se non è proprio il mio genere, l'ho trovato carino, probabilmente grazie al finale a sorpresa che dà un senso a tutta la storia. La resa cromatica a mio avviso funziona bene in alcune parti e meno in altre. Mi sembra che il lato tecnico sia stato trascurato in favore della storia, discostandosi dal tema del gioco. Avrei preferito qualche azzardo in più!

Ritratto di grilloz

Più che di un solo colore, nel racconto compare un'ampia sfumatura che va dal verde acqua al blu profondo. L'effetto cromatico comunque è ben riuscito.

Il racconto di per se fila, ad un certo punto il lettore inizia ad aspettarsi un finale a sorpresa che è abilmente lasciato alle sole ultime righe.

Mi ha lasciato solo un po' perplesso la parte centrale troppo raccontata.

Ritratto di Rum

Racconto che ben risponde alla richiesta del bando associando il colore a sensazioni termiche è anche olfattive, come l'odore dell'oceano.

Bello il finale.