Nella salute e nella malattia (di GanaMala)

Ancora pochi giorni e avrebbero pronunciato la loro tanto agognata promessa: "Nella salute e nella malattia, finché morte non ci separi". Era difficile amare Maria ma Carlo ci riusciva perfettamente, perché lei era come una Digitale Purpurea: bella, invitante, preziosa, necessaria, vulnerabile e letale.

Anni di attesa e di progetti per quel giorno che li avrebbe davvero resi uniti. Si aspettavano mille cambiamenti: sarebbero andati a vivere lontano da quel posto e da quelle persone che non li avevano mai fatti sentire parte della comunità. Quella gente li rendeva irascibili, a lei soprattutto. Era come se gli altri li vedessero astrusi e viceversa.

Arrivato alla casa dove Maria, forse da troppo tempo, faceva la governante, Carlo trovò la porta aperta e davanti a sé ciò che restava dell'opera della sua futura sposa: corpi mutilati, avvolti nelle vesti insanguinate, formavano simulacri che lo allietavano. Un’avvenente immagine rosso porpora, incorniciata dalla sala lussuosa perfettamente pulita e in ordine.

Maria lo guardò, sensuale come sempre, e si tagliò la gola. La sua euforia era andata oltre, avrebbe dovuto fermarsi là, al massacro di quegli inutili esseri che quotidianamente la tediavano, infastidivano e che si permettevano di impartirle ordini. Sarebbe stato perfetto così, con quel capolavoro che indicava la conclusione di ciò che li mortificava e l’inizio della loro rinascita, ma non riuscì a frenare i suoi impulsi.

Pensieri caotici invadevano la mente di Carlo, quasi come se volessero proteggerlo impedendogli di comprendere ciò che era accaduto. I ricordi saltavano di anno in anno, da quando la conobbe a quel momento.

Era furioso, quella famiglia di stronzi aveva provocato troppo spesso la collera della sua meravigliosa Digitale Purpurea. I suoi stati d'animo oscillanti andavano compresi in ogni sfumatura. Troppo complicato per quegli idioti ed ecco il risultato, per colpa loro era morta!

I corpi iniziavano a decomporsi e lui stava ancora lì, appollaiato sui fiumiciattoli di sangue ormai secchi e maleodoranti, mentre accarezzava il volto di Maria che, nonostante fosse defunta, riusciva ancora ad intrigarlo.

- Cosa ti hanno fatto amore?

Imprecava e piangeva, mentre le quattro bestiacce che lei tanto adorava erano intente a fare i loro interessi.

Abulia, col suo lungo pelo ispido e grigio, ronfava accanto al cadavere della sua padrona. A differenza dei suoi simili, gradiva il freddo. Fosse stato per lei, avrebbe trascorso così il resto dei suoi giorni.

Ansia se ne stava a pancia in su in attesa che il corpo morto di Maria le facesse i grattini. L’unica azione che sapeva compiere oltre ad agitarsi.

Ira si faceva le unghie sullo scalpo di un malcapitato, prendendo ogni tanto una pausa per eliminare sangue, pelle e capelli dalle zampe, e Follia, da buongustaia quale era, banchettava con le parti più pregiate dei corpi stesi a terra.

Li odiava, ma comprendeva perché lei fosse tanto affezionata. Ognuno di loro era un pezzo del puzzle che rappresentava la sua indole.

Un tempo c’era stata una quinta bestiaccia, Armonia, ma era morta. Più morta di tutti quei brandelli di cadavere, niente avrebbe potuto ridarle la fiamma della vita.

Ormai stanco di piangere e imprecare, tolse il coltello dalla mano di Maria e sgozzò gli animalacci. Se lei era morta, dovevano esserlo anche loro.

Caricò in macchina le carcasse e il corpo della sua sposa e si recò dalla persona più insana della città. Non si fidava dei Normali, erano persone incapaci di trovare soluzioni a quelli che per loro erano problemi eterni. La morte era tra questi, era per sempre.

L'Insano prese tutto il materiale che aveva a disposizione e, a lavoro ultimato, gli consegnò il pacco.

- Finché morte non vi separi!

- Al momento, lei lo è già!

- La TUA!

Rientrò a casa e sistemò il contenuto del pacco nell'ubicazione più consona e aspettò.

Gli anni passavano ma di lei avvertiva solo una vaga presenza. Si accorgeva di quale fosse il suo stato d'animo dagli animali che liberava.  Talvolta erano Abulia e Ansia, altre volte Ira e Follia.

Per quanto non potesse vederli, comprendeva chi di loro era stato lì. Abulia riempiva letto, divano e poltrone di peli e ogni tanto, quando si sentiva un po' più in forze, lasciava qualche piccola preda come topi e cuccioli di ratto. Ansia urinava e defecava ovunque. Ira preferiva le prede più consistenti, in particolare i bambini, e Follia distruggeva tutto ciò che trovava in casa.

Fin quando poté, Carlo cercò di accontentarsi di quel poco che continuava a tenerlo legato a lei, ma il suo corpo aveva delle esigenze ed erano forti, esattamente quanto il bruciante desiderio che li univa durante i loro amplessi. Non ne poteva più, era pur sempre un uomo, doveva scopare!

Caricò una prostituta e la portò a casa. Iniziò a usare quel corpo in prestito con tutta la foga e la voglia che possedeva, finché non sentì un lamento.

Era lei, finalmente, la sua amata Digitale Purpurea.

Maria iniziò a piangere talmente forte che ad Ansia venne un attacco di panico proprio mentre pisciava. Presto i lamenti si trasformarono in rabbia, acuta, feroce e della prostituta non rimase nemmeno un pezzetto.

Carlo provava sia dolore sia piacere e se quello era l'unico modo per sentirla, allora avrebbe continuato.

Iniziò a portare prostitute ogni giorno che, puntualmente, venivano massacrate dalla sua assurda metà.

La strana convivenza durò decenni, tra puzzo di piscio e puttane morte. Carlo iniziava a invecchiare e a non avere più le forze fisiche né per lavorare né per scopare. Ormai si nutriva delle prede che Abulia e Ira gli portavano, ma la prima non aveva quasi mai voglia di cacciare e la seconda optava per bambini troppo grassi che lui non riusciva a digerire.

Ogni mattina si poneva sempre la stessa domanda: non sono morto nemmeno oggi?
Ciò che più aveva bramato si stava rivelando una condanna. La vita iniziava a stargli stretta e la morte non arrivava mai.

Si sedette a tavola e dopo aver soffiato la candelina del suo 152simo compleanno, disse: "Finché la MIA morte non ci separi".

Con un calice di vino in mano e l'accendino nell'altra, guardò per l'ultima volta l'opera dell'Insano: la tela che raffigurava la sua amata e i suoi famigli.

 

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

L'idea è molto bella, interpretazione del bando originale.

Mi piace lo stile di scrittura, un po' meno la scelta tecnica di affidarsi in todo al racconto puro. La vicenda è forte, il mondo immaginato un bel pezzo di fantastico/weird, però il raccontato non rende l'omaggio che la pensata  meriterebbe.

Faccio qualche esempio per spiegarmi meglio. Sei aggettivi nell'incipit per caratterizzare Maria, come la Digitale Purpurea, appiattiscono la cosa. Avrei preferito vederla in accordo a quelle sei caratteristiche. Discorso analogo per un paio di pezzi forti che seguono. Fammi entrare a fianco di Carlo mentre fa la scoperta della strage in casa; o anche fammi sentire, provare il dolore misto a piacere che Carlo prova mentre fa sesso con la prostituta e la sua amata dà di matto...

Certo, di cose nel racconto ce ne sono molte e "mostrare", si sa, costa battute; però avrei focalizzato su meno ingredienti, zoomando su di essi in modo da coinvolgere più il lettore, farlo entrare in Carlo.

Onestamente, per me, è il primo laboratorio e confesso di essere un po' in imbarazzo a formulare giudizi. Però davvero la pensata mi è piaciuta moltissimo e mi sono permesso di esprimere come avrei tentato di svilupparla per rendergli l'onore che merita.

Ad ogni modo, rinnovo i complimenti per l'idea e la scrittura pulita, precisa.

Ritratto di Gana Mala

Ti ringrazio per i tuoi utilissimi suggerimenti.Vedi, come ti dicevo anche nel commento sotto il tuo racconto, sono molto acerba :) anche per me è il primo laboratorio, la tentazione di non inviare ciò che avevo scritto, è stata fortissima.
La difficoltà maggiore che ho avuto, è stata proprio quella di riuscire a consumare più battute possibili: le idee erano tante ma non riuscivo ad elaborarle. Questo non ti è sfuggito, infatti hai subito notato ciò che io avevo inserito per rimpolpare il racconto.
Non so se al prossimo racconto sarò già in grado di far entrare il lettore nel personaggio, ma cercherò di tenere a mente tutti i tuoi consigli.
Grazie ancora :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Sono d'accordo, ma è un fisiologico errore da prima arena: puntare tutto sulla trama.
Un'altra volta scopriamo quanto questa strategia bruci in fretta, non sei riuscita a sforare le battute minime.
Succede perché la sola storia che abbiamo in mente non può darci altro. Spetta a noi far un passo alla volta dentro la trama. Avevi una cartuccera di personaggi pieni di roba da fare, li hai usati solo per gettare le fondamenta della storia.

Non importava che facessi la cronaca degli eventi, li avevi in mente, bastava. Avevi un background efficace. Avresti potuto saltar oltre e cominciare a raccontare da ben più in là, dalle puttane, per esempio.
Cosa succede in questo caso? Che ti saresti ritrovata ad affrontare una scena di sesso, una singola finestra dalla quale si sgorge un altro pezzo di trama. Lui, la prostituta, il sesso, il peggio gatto della storia, il peggio cane della storia, Lei, i suoi lamenti, la sua rabbia, la fine della puttana. In questo semplice primo scorcio entrano già in ballo i personaggi, il lettore sa che c'è chi non è felice che il protagonista faccia sesso con altre donne. Ecco il primo passo.

La fine della prostituta apre poi la finestra nuova sui personaggi che rilasciano informazioni riguardo alla trama man mano che fanno le cose. Semplicemente fanno cose. Il lettore è costretto a seguirli, leggere, prestare attenzione per scoprire cosa davvero stia succedendo e perchè.

Non abbiate fretta di "dirla tutta", soprattutto in queste Arene. Non è indispensabile.

E ancora, non forzate la mano sullo stile. All'inizio raccontate come raccontereste un qualsiasi episodio di vita al tavolino di un bar. Scoprirete che è straordinariamente già nostro, lo stile, lo abbiamo già. Non cercatene altro, lavorate per limarlo, perfezionarlo, raffinarlo. Ma Lavorate sul vostro, raccontate come si racconta una storia intorno al fuoco. Partiamo sempre da lì.
 

Ritratto di Gana Mala

Non mi sarebbe mai venuto in mente di iniziare dalla fine della prostituta. È uno stile che apprezzo molto da lettrice, ma alla quale non ho pensato quando sono stata io ad avere la penna in mano.
Al prossimo gioco proverò a buttar giù la trama come viene e poi a costruirla. Non so se imparerò da subito, se riuscirò a rendere la storia efficace, ma ci proverò.

Ritratto di masmas

Devo dire che mi hai colpito. La storia è... Bella forte. Mi è piaciuta, anche se è filata via veloce, magari avresti potuto soffermarti un pelo di più su diverse cose (ma meglio così che uno spoloquio infinito!) In effetti mettere qualche dialogo poteva essere interessante.

Però questo narrare così veocemente e quasi casualmente questi eventi piuttosto folli, fa un effetto particolare.

Alla fine è bellino.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ma infatti l'idea, il soggetto, invoglia bene. Presenta numerosissime vie di fuga, derive e punti di vista. Anche sulla consecutio ci sarebbero un sacco di esperimenti da provare. Un ottimo seme per un buon thriller direi. :)

Ritratto di Kriash

Direi che il Capitano ha già detto molto se non tutto.

Quello che posso aggiungere da esterno all'arena è questo: è uno stile troppo bello per un racconto così macabro.

Vuoi scrivere macabro e nero? Allora devo sentire la puzza, devo vedere il colore del sangue e focalizzarmi su quel rosso e dimenticarmi di quanto può essere bello e poetico qualsiasi altro particolare.

È un mio gusto, bada bene, non voglio dire che sia così e basta, non c'è altra soluzione... ma preferisco qualcosa di più scarno e graffiante a una patina che mi renda tutto accettabile ma non mi faccia capire al 100% quanto marcia può essere una storia.

Per quanto riguarda lo schema, il ribaltamento e il mescolamento degli eventi avrebbe dato un po' più di "pepe" o, almeno, un'aggiunta di dettagli e di scoperte maggiori e (forse) ancora più stimolanti.

Ritratto di Gana Mala

Hai perfettamente ragione, infatti ero intenzionata a renderlo più graffiante, ma non scrivevo dai tempi dei temi scolastici e questa mancanza di allenamento mi ha procurato non poca ruggine ;)
Lo schema è quello di una dilettante :) infatti cercherò di far tesoro delle vostre critiche e consigli. Grazie :)

Ritratto di Robypey

Storia, trama, personaggi, strategia,quattro tra le bestie più brutte da combattere(e non due buone e due cattive)... quando si prova a scrivere un racconto. Ma sono anche quattro buoni motivi, per affrontare una sfida e divertirsi con la fantasia. A me personalmente il macabro (weird) non piace moltissimo come lettura. Ma da perte mia posso solo che farti i miei, doppi complimenti... anche per te è il primo laboratorio! Buona fortuna

Ritratto di Gana Mala

Grazie Roby

Ritratto di ansia e cedrata

il nostro eroe nel finale ha un accendino in mano perché si vuol dare fuoco? o ha scelto di incendiare la casa? oppure non ho capito nulla? :o
personalmente avrei sviluppato meglio l' idea della digitale purpurea, che è una pianta estremamente ambigua: contiene dei principi attivi che possono uccidere o salvare la vita a seconda delle dosi. mi rendo conto però che avevi fin troppa carne al fuoco da gestire in questo racconto! :D
 

Ritratto di Gana Mala

Ho scelto la digitale Purpurea esattamente per quello ma non sono riuscita a elaborare l'idea. Troppe idee e molto confuse :D
Per quanto riguarda il finale, la libera interpretazione va benissimo :)

Ritratto di Borderline

La storia è interessante dal punto di vista della trama, ma sull'intreccio sono d'accordo con chi prima di me ti ha detto di "sporcare" la scrittura, in modo che il lettore possa immedesimarsi in un ambiente insano. Gli avverbi, la scrittura attenta, equilibrata, non fanno altro che distaccare chi legge dall'ambiente e dai personaggi. Ma dal momento che è il primo tentativo va più che bene così!