Su, nella soffitta (di MasMas)

Ce l’abbiamo una governante, certo. Sta su in soffitta. Bisogna salire al quinto, poi per la scala di servizio fin nel sottotetto, e in fondo.

La strada è lunga, direte voi. Che ne so, io sono il Monstrous Hotel, delle mie distanze interne non ho grande coscienza.

Ma perché è così nascosta, chiederete allora. Venite a parlare con Carminio, vi invito io. Vi passerà la voglia di fare tante domande! Alla faccia degli impiccioni.

Comunque, non è che sia poi tanto remota, la governante.

Basta arrivare in fondo al corridoio del quinto piano, dicevo, superare la rete da letto messa in verticale a tenere chiusa la porta tagliafuoco, salire la scala di servizio al buio, perché non ho mai aggiustato la lampadina, aprire la botola con sopra la credenza piena di palle da bowling, avanzare sempre al buio lungo tutto il sottotetto senza incappare in qualcuna delle trappole da orsi che colleziono lì e si arriva al quadro sul muro.

Va bene ve lo concedo, si fa prima ad andare nel Fankaulistan, sì. Ma insomma, se volete sapere perché la governante è lì, guardate cosa sta succedendo giù alla 203.

Sono entrati poco fa. Lei: vestito lungo nero coi fiori, occhialoni da sole, cappellone di paglia, capelli in un crocchio. Secca e lunga, naso per aria, e anche il culetto. 'Na Hepburn de noantri. Teneva per mano un ragazzo riccio con la bocca mezza aperta e uno sguardo da furbetto.

Sono arrivati al bancone, lei ha letto il cartello “non ci sono, salite e prendetevi una stanza” e hanno evitato un incontro con Carminio eseguendo le istruzioni.

Intanto il ragazzo guardava in giro. Ha il naso a punta lentigginoso, adatto da ficcare ovunque, e lo sguardo che cerca qualcosa da toccare, da esaminare, da rompere. Lo conosco quello sguardo, ce l’avevo anch’io da piccolo.

Sono stato piccolo anch’io, che credete. Ero un capanno degli attrezzi proprio carino. Ma quando entrava il proprietario, non potevo fare a meno di curiosare tra le sue cose. Sai, tipo spostare un rastrello o chiudere la porta, così da fargli cadere la cesta degli attrezzi o strappargli una tasca per vederne il contenuto.

Ma intanto, la bella coppia è salita al secondo piano. Si sono fermati davanti alla porta 203 e sono entrati, contenti loro.

Dentro, lady Hep ha scaricato la valigia sul letto e se n’è filata in bagno con accappatoio e shampoo, dicendo: “Aspettami qui e non ti muovere.” Rumore di acqua.

Eccerto. Il ragazzo non vedeva l’ora di sgattaiolare fuori. Guai mai, disubbidire! Quello cerca il modo di fare un danno. Uno qualunque, l’importante è che sia costoso. Altro che io coi vestiti del padrone.

Dovrei empatizzare perchè sono stato giovane anch’io, dite? Ma ve lo vedete un albergo che empatizza? Su, dai.

Ha cominciato a trotterellare lungo il corridoio. Fermata davanti a una porta, la 309. Sguardo di qua, sguardo di là, poi ha tentato con la maniglia. Veloce con un coguaro sotto anfetamine ho fatto scattare la serratura, clac, e la maniglia ha girato a vuoto.

Volto del teppistello impagabile: piano rovinato. Ha tentato con la porta dopo. Anche questa chiusa. Avevo già chiuso tutte le serrature da qui a Sobeh Kazmè.

Ancora più aggrottato, pugni stretti lungo i fianchi. Altro tentativo con la 313, altra porta chiusa in faccia. Nemmeno Paperino ad aprigli.

Paonazzo. Se n'è andato fino in fondo al corridoio. Accanto alla porta delle scale, c’è il tavolino di vetro con il vaso Ming. Ming nel senso di minghia che brutta imitazione, ma insomma, è roba mia. Parte del mio corpo, volendo.

Quel suo naso a punta si è arricciato sopra alle labbra che ghignavano. Un cuccio col gomito, e il vaso Ming-hia crash, in frantumi.

Teppistello pronto alla fuga, ha alzato le orecchie come una faina con in bocca la gallina. Ma mica gli mando Liliya, o Katrina o Aigor. No, per questo tipo di ragazzi ho qualcosa di più adatto. Così, rinfrancato, ha proseguito nella sua opera di vendetta. Due vasi di fiori nel corridoio di sopra, e le statuine davanti al bagno.

Intanto io l’avevo allertata, che c’era qualcuno che le sarebbe piaciuto. O non piaciuto, dipende da come è di umore. Per quello la tengo in cornice, eh.

Comunque oggi è in buona, e l’effetto è quello crocerossina, anzi pet therapy. Adesso Teppistello sta tendendo l’orecchio. Dalla porta sulle scale viene l’uggiolare di un cucciolo.

Ascolta, lo sente. Sembra colpito. L’occhio perde decisione, la pupilla si allarga. Ma allora Teppistello fa il duro ma ha il cuore tenero! È un Mosciarello!

Individuato il suono raggiunge la porta. Il suono è ancora lontano.

Apre cauto, adesso il pianto viene dal piano di sopra.

Sale, piano, per non perdere la traccia. Che continua a farsi sentire, su oltre il quarto e al quinto.

Ma guarda il Teppistello Mosciarello! Come si preoccupa per un cucciolo sperduto. Arriva al pianerottolo del quinto, il guaito viene da dietro la porta. Si guarda in giro. Cerca qualcosa per aiutare la creaturina. Dietro la porta ci sono gli attrezzi per le pulizie. Acchiappa lo scopettone. Lo gira con il manico in avanti, poi fa due mosse come a colpire per terra, dall’alto in basso: “Pam pam, e vedrai come piagnucoli dopo.”

Allora non è Mosciarello, è Stronzarello.

Armato e pericoloso, salta fuori. Ma il corridoio è sgombro, il guaito viene da ancora avanti.

Stronzarello si fa scuro, poi preso dalla foga si affretta lungo il corridoio brandendo il manico come un monaco Shaolin. L’uggiolare lo guida in fondo al corridoio. C’è la porta sulla scala che sale nel soffitto, protetta da una rete di un letto, legata in posizione con del fil di ferro.

La creatura si lamenta lì dietro. Saggio sarebbe girare i tacchi e tornare indietro. Saggio non è il secondo nome di Stronzarello. Ma neanche il terzo, il quarto, il decimo, o il settemilaottantaquattresimo. Anzi il secondo è un nome anatomico prettamente maschile.

E così digrigna i denti e assalta la rete armato di scopettone. Due colpi al bordo di metallo, il terzo alle molle. Sdoing, e il manico rimbalza indietro, pac, in mezzo agli occhi.

“Ah!” scappa dalla bocca dell’autosconfitto. Riuscire a battersi da solo non è da tutti. Dopo la pacca il nostro si tiene la fronte, barcollando per lo stordimento.

A questo punto a voi non fa un po’ pena? A me sì, sarà il caso che l’aiuti, allento il fil di ferro che tiene su la rete. No in realtà non mi fa pena, dai, scherzavo.

Intanto, Stronzarello ha una riga rossa in mezzo alla crapa, ed è paonazzo dalla rabbia. Si avventa con le mani sulla rete, la aggancia tra le maglie e tira. Quella, ormai solo appoggiata, vola sopra la sua testa e piomba indietro, trascinandolo in un ponte yoga. Un istante di gloria contorsionistica poi la struttura cede, Stronzarello finisce per terra e la rete questa volta lo grazia cadendo indietro.

Per fortuna, comincio a fare il tifo per lui.

Il nostro ninja si ricompone. Riconquista l’ormai fedele strumento di giustizia e pulizia. Supermocio Stronzarello.

La porta tagliafuoco non è chiusa a chiave. Sarebbe stato troppo. L’apre di scatto. Dentro, la tromba della scala amplifica l’uggiolare di sopra.

“Ahhh!” grida Doppiaesse, poi si lancia su per la scala nel buio totale. Non ho mai aggiustato la luce, dicevo, né il quartultimo gradino. Il piano è sbrecciato per metà, e si rischia di perdere la presa, e fare così, ascoltate: scuim, pom, “Ohu!” bum, bum, bum bum! “Ah!”

Risultato, ginocchio dolente, braccio tumefatto e mezza faccia scorticata. L’orgoglio non c’è più da un po’.

Ora dite che sarebbe il caso di desistere, eh? Ma per chi avete preso Doppiaesse? Zoppiaca poggiato al mocio stampella dalle mille funzioni, sanguina ma non perde la collera dei giusti. Sarà un bel materiale su cui lavorare, per lei. Prosegue, questa volta con prudenza, e giunge alla botola sul soffitto.

Ascolta il richiamo ormai più sirenide che canino. Prova di aprire la botola. Ci saran sopra cinque quintali, tra credenza e palle da bowling. Prova di spingere. Niente. Più forte. Niente. Mugugna: “Gngngnh…” mentre insiste. Niente. Si ferma, guarda l’ostacolo insormontabile: “Ti castrerò con le mie mani, bestiaccia!” e gli da un pugno.

Ci tiene proprio. Questa volta però non ce la può fare.

Dai, su, intervengo. Le palle da bowling, una rotola via, poi due, tre. Tomp, tomp, tomp. Le sente pure lui. Attende, pondera. Poi ritenta di spingere. La botola si smuove. Sorride, ci si mette d'impegno. D’un tratto qualcosa cade al piano di sopra e la botola si spalanca, trang! Doppiaesse svetta dentro la soffitta. Beh, l’aspetto non è granchè, mezzo sciancato com’è ridotto.

Ma lo stesso, si tiene abbastanza saldo sul fido mocio ed esamina la penombra della soffitta, le colonne verticali a sostegno delle due falde spioventi che delineano lo spazio stretto e lungo, l’odore di polvere. L’ansimare si placa lasciando il posto al guaire, flebile, in fondo.

Doppiaesse Quasimodo comincia l’avanzata. Ci sarebbero le trappole per orsi. Ma non posso. No davvero, sarebbe troppo. Non credete? Dai, non insistete. Oddio se insistete. Ma no, ho detto di no! Che razza di depravati.

Tanto, ormai è a metà della soffitta. Di fronte una lama di luce trapela sul muro in fondo, sulla cornice. Sotto di essa, l’ombra accucciata, eccola finalmente, continua il lamento.

DQ ha il suo bersaglio davanti, ora allarga il sorriso, per quel che può.

Purtroppo, lei non sorride, invece. Ha cambiato umore, e lui non sente ancora i ringhi, alle spalle: sono quelli dei fratelli cattivi del cucciolo, ben più sordi e pesanti dell’uggiolare di fronte. Può cominciare la riabilitazione.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Per il Grande Gormenghast! Un Hotel per protagonista!

A tratti ho come l'impressione che il piano temporale si inclini e la suggestione di "vedere" una storia che si srotola di fronte ai miei occhi, si trasforma nel ricordo di una storia avvenuta. Sono piccole sfumature che scuotono e rompono un poco l'incanto. Probabilmente è l'effetto di quell'imperfetto, avrei usato sempre il passato prossimo. Ma voglio sentire anche il parere degli altri.

La scelta del "modo" narrante è azzeccatissima, caratterizza splendidamente il protagonista.

L'idea, il soggetto, finziona messo così vien voglia di giocarci un sacco: l'immobilismo di una struttura e lo straordinario potenziale di avventure che può vivere, sono due ingredienti eccezionali!

a me è piaciuto un sacco!
La capacità attuale con la quale gestisci la struttura narrativa confrontata a quella dei tuoi primi giochi non può che costringermi a farti i miei complimenti.

Ritratto di Pilgrimax

Anzitutto, complimenti per l'idea. Un hotel che si anima vivendo in simbiosi con i suoi ospiti e reagendo di conseguenza è sempre un cult, che qui viene re-interpretato in modo originale.

Per la questione storia che si srotola adesso, di pari passo con la lettura, vs storia già avvenuta concordo col commento dei capitani che evidenzia la possibilità di generare una lieve rottura; in realtà l'autore proprio da quando stronzatello incontra il cucciolo cambia, andando di presente in terza persona. Ecco avrei condotto tutto così.

Ad ogni modo la narrazione fila liscia, è frizzante, brillante, ironica e sarcastica al punto giusto. Sì, anche io mi sono divertito molto e, sì, stronzarello è proprio odioso. ;-)

Come aspetto minore, il finale l'ho trovato un po' veloce. Sebbene la comparsa del quadro doveva decretare la fine avrei giocato ancora un po', come l'autore ha dimostrato di saper egregiamente fare per tutto il racconto, col dark side della governante, prima di catapultare il lettore alla fine-fine.

Altro dettaglio che forse non ha senso di essere discusso potrebbe riguardare una questione di aderenza 100% al bando, nel senso che a meno che non mi sia perso mi è mancato il gatto.

Comunque complimenti! Un racconto davvero godibile, un'ironia molto intelligente.

 

Ritratto di masmas

Ma grazie, contento di avervi divertito.

Il passato che diventa presente e perché la prima parte della storia è successa prima dell'inizio della narrazione, poi diventa in tempo reale. Una gran pippa inutile che avrei potuto ben evitare.

E sì, in effetti i gatti mancano. Dovevano essere cani e gatti, poi ho lasciato solo i cani. Errore.

Ritratto di Gana Mala

Mi piace il fatto che l'hotel, nonostante fosse il protagonista e che interagisse con i personaggi, non abbia comunque perso la sua natura di oggetto: non empatizza perché non può farlo.
Dei gatti te lo hanno già detto :)

Ritratto di Kriash

Teoricamente questo racconto potrebbe essere allungato all'infinito. Se tu ti fossi soffermato a parlare di ogni stanza prima di arrivare al quadro, avresti potuto tirarci fuori un racconto per ogni porta, un racconto diverso... all'inizio, anzi, ho pensato fosse proprio quello il tuo intento, poi hai deviato.

Comunque... tu hai un potere speciale per riuscire a tirarci fuori un racconto parlando praticamente del "niente". No, aspetta, detta così sembra una brutta cosa, una critica. In realtà è veramente un potere speciale. È come se ti attaccassi a un particolare e seguissi quello, esaurito passi subito a un altro e così via. Ed è una bellissima cosa, credimi... riuscissi io ;)

Brèv!

Ritratto di Robypey

Bello a me è piaciuto! D'altronde la gran parte dei tuoi racconti li trovo sempre belli, interessanti, divertenti, aggiungo anche a volte complicati nella struttura. Ammetto di aver cercato di capire come ti prepari/organizzi per scrivere il racconto. Consigli e rimproveri da parte mia chiaramente non ne avrai...non sarei in grado (e poi, ti sono gia stati fatti).I miei complimenti.

Ritratto di Gana Mala

Ero indecisa se dare le tre stelline al tuo racconto o a "Ebe e Ada", il fatto che mi senta un po' rappresentata dalla(e) (due) protagonista(e) dell'altra storia mi ha indotto a premiarla, nonostante l'hotel poco empatico meriti davvero :)

Ritratto di ansia e cedrata

mi piace molto l' idea dell' hotel pensante ed animato, mi piace anche il carattere giocoso ma leggermente sadico che hai dato all' edificio. il finale mi sembra un po' troppo veloce: confesso che mi aspettavo una scena splatter :D

Ritratto di Borderline

L'idea di dar voce a un edificio, come fosse lo speaker per il lettore, è funzionale e rende la lettura interessante dall'inizio alla fine. Manca sicuramente uno scopo, sia al ragazzo, sia all'hotel e alla governante, ma sicuramente è stato dimenticato perché in un racconto così breve è davvero difficile infilare tutto :). Stile equilibrato e funzionale, anche se qualche volta l'hotel si prende troppe libertà e si intuisce che il suo spirito sia quello di un vecchio un po' rancoroso :)

Ritratto di masmas

Vero che la trama poteva riservare di più e che c'è molto prestesto per la personalità ingombrante dell'hotel. Mi è mancata un po' una trama più forte.

Vero anche che di porte con dietro storie ce ne sono tante. Alcune già aperte. ;)