#9 Polenev (di Antio)

La macchina per il caffè cominciò a fischiare.

Mark fissava la caraffa di vetro e quel liquido nero come petrolio. L'aroma e il profumo erano così intensi che in un attimo la cucina ne fu invasa.
“Hmm. Ci voleva proprio.”
Ne versò due tazze colme.
“Cara, è pronto!”
Sally entrò in cucina. Era spettinata, in vestaglia, e si grattava i capelli mentre sbadigliava.

“Stanotte non ho chiuso occhio. Tu invece hai russato tutto il tempo.”
“Cara...mi dispiace! Ero stanchissimo, ho finito tardi il turno anche oggi. Polenev ha ancora gli incubi?”
Sally si sedette davanti alla tazza di caffè.
“Si è addormentata poco fa. I mostri sotto il letto. Ormai è un'ossessione.”
“Povera piccola. Allora niente funzione stamattina?”
“Mark, lasciamola dormire. Andremo in chiesa domenica prossima. Il reverendo Peterman non se la prenderà.”
“No, anzi, va benissimo. Magari andiamo a fare due passi assieme più tardi. Ci sono da comprare i regali di Natale, le ho promesso che saremmo andati a Chinatown uno di questi giorni, magari ci potremmo andare oggi.”
“Mi sembra un'ottima idea tesoro, così potrete passare un po' di tempo assieme e lei si può svagare.”
Cominciarono a sorseggiare il caffè.
“Ahhh...ottimo! Dio, ne avevo bisogno!”
“Immagino! Cara, bisogna trovare una soluzione per la piccola, così anche noi riusciremo a dormire sonni più tranquilli.”
“Hai ragione, ma non saprei come fare. Tu che dici?”

“Beh, potremmo fare come ha suggerito la zia Esther, prenderle un cucciolo di cane. Che possa tenere in camera, che la faccia sentire protetta.”
“E' vero! E' una buona idea! E noi potremo passare delle notti più riposanti!

La sera, Polenev non stava più pensando al mostro sotto al letto. Erano tante notti che la tormentava, o così raccontava ai suoi genitori. Una bestia che le faceva tremare il letto, che viveva lì sotto e che non la lasciava dormire, fissandola con i suoi occhi fiammeggianti, per balzarle addosso e farle del male una volta che si fosse addormentata!
In quel momento la piccola teneva stratta la mano del padre e sorrideva. Finalmente un giro per Chinatown, in mezzo ai negozietti e agli antiquari, pieni di cose divertenti, strane e misteriose! Certo, nonostante la paura che provava per il mostro dagli occhi fiammeggianti, Polenev era comunque attratta dalle cose misteriose e magiche! Era piena di immaginazione e forse era proprio per questo motivo che la notte non riusciva a dormire.
Un anziano cinese che sedeva n una sedia davanti alla soglia del suo negozio attirò la sua attenzione. Aveva dei lunghi capelli bianchi, molto lisci, e così erano anche i due baffi che gli spuntavano negli angoli della bocca e che scendevano giù ai lati, per una lunghezza che andava ben oltre il suo mento. Fumava una lunga pipa scura e buttava fuori dei grandi anelli di fumo.
Polenev strattonò la giacca del padre.
“Papà, entriamo nel negozio di quel signore? Sono sicura che lì troveremo tanti regali bellissimi!”
Mark osservò il vecchio, li stava guardando ma poi cambiò lo sguardo in un'altra direzione.
“Hmm, non so, sei sicura? Non mi sembra un granché come negozio.”

Lei strattonò la giacca ancor di più.
“Daaaaaiii! Per favooore!”

“E va bene, andiamo a vedere cosa vende il vecchietto.”

Entrarono nel negozio, e all'inizio poterono vedere ben poco, perchè era tutto in penombra e i loro occhi non si erano ancora abituati al buio.
“Wooow, papà!”

Polenev si guardava attorno meravigliata. Il posto era zeppo di cose accatastate, scatole, vasi, quadri che sembravano tanto antichi quanto oscuri. Una tigre di legno in cima ad una catasta di sedie. Una sfera di giada su un treppiede di ebano. E libri, libri, scaffali di libri, rilegati in cuoio, erano tanti e sembravano davvero antichi. Il tutto coperto da uno strato di polvere abbastanza spesso.
Mark, dapprima scettico, adocchiò un piccolo cofanetto di peltro proprio del tipo che sarebbe piaciuto a sua moglie.
“Polenev, che ne dici? Per la mamma?”
“Carino! Io faccio un giro qua attorno.”
“Ehh...ok. Ma stai attenta e non toccare nulla, ok?”
“Ok papi!”

La guardò girare l'angolo attorno ad uno scaffale, un po' preoccupato. Poi si rivolse al vecchio.
“Quanto costa questa scatola?”

“500 dollari.”
“Cosa? Ma sta scherzando?”

“No. E' molto, molto antica.”

“Si, ok, ma...500 dollari? E' appartenuta a qualcuno?”

“Di sicuro lo è stata, signore.”

“Sì, va beh...intendo...qualcuno di famoso.”

“E' stata preziosa per la persona che l'ha posseduta. Se n'è dovuta disfare suo malgrado. Le posso fare un piccolo sconto. 480 dollari.”
“Beh, no! Non se ne parla. Per un oggetto così le potrei dare al massimo 20 dollari.”

Il vecchio prese la scatolina e la mise dentro ad un cassetto della scrivania.
“Non è più in vendita.”

Mark guardò l'uomo ma non riuscì a dire una parola. Si stava innervosendo, quel posto gli stava mettendo addosso dell'ansia.
“Poleneev! Dobbiamo andare!”

“Aspetta papà! Ho trovato una cosa!”

Polenev tornò indietro con una gabbietta con dentro un cucciolo di cane.
“Possiamo prenderlo? Possiamo, possiamo?”

 

 

Polenev giocò con il piccolo tutta la sera, era felicissima. Anche Mark era contento, aveva pagato il cucciolo 20 dollari. Non era la scatola di peltro per Sally, ma sua figlia era felice e aveva il cucciolo che il papà e la mamma volevano comprarle.
“Polly, vieni a tavola! E lascia un po' in pace il cucciolo, avrete tanto tempo per giocare durante le vacanze di Natale!”
“Arrivo mamma!”

A tavola, l'argomento di conversazione di Polenev era il nuovo arrivato. Mark e Sally non vedevano la loro bambina così piena di entusiasmo da settimane. La zia Esther aveva ragione, era stata un'ottima idea.

“Ho deciso di chiamarlo Fluffy! E' così pelosetto e morbido! E' dolcissimo! Stanotte potrà stare in camera con me? Per favore? Non mi va di lasciarlo da solo qui in cucina. Perchè fuori c'è la neve! Non vorrete lasciarlo fuori, vero? E' piccolo, ha freddo, deve stare con me!”

“Ahahah! Tranquilla piccola. Fluffy può stare in camera con te!”
“Sì! Grazie papà!”
“Però deve stare giù, non sul letto, va bene?”
“Certo mamma, starà giù, sul tappeto ai piedi del letto.”

“Va bene Polenev. Però dopo cena farai i compiti, e poi subito a letto, ok?”

“uhhhff, ok...va bene.”

 

 

Alle dieci, era ora di andare a letto. Polenev mise via quaderni, libri e astucci con penne matite e pennarelli. Prese Fluffy sotto braccio e salì su per le scale.

“Notte Mà, notte Pà.”

“Buona notte, Polenev.”

La piccola poggiò il cucciolo sul tappeto e salì sul letto. Entrambi erano molto stanchi. Di solito lei non avrebbe chiuso occhio, ma si avvolse nelle coperte tutta acquattata, sorridente e pronta a cadere dolcemente nelle mani di Morfeo. Si addormentò subito.
Nel giro di pochi minuti, qualcosa si iniziò a muovere sotto il letto. E cominciò a respirare. Un respiro profondo e cavernoso, che sembrava arrivare da molto, molto lontano. Fluffy, che dormiva sul tappeto, mosse un'orecchia.
Qualcosa, in effetti, viveva sotto il letto di Polenev. Da settimane, una creatura risiedeva sotto il suo letto, e da tempo immemore viveva sotto i letti dei bambini, per spaventarli, nutrirsi della loro paura, e in alcuni casi, arrivare a mangiarseli. Era un mostro, di una stirpe antica come le cose più antiche della terra, che nei secoli si era adattata e aveva trovato nei bambini le sue prede preferite, e sotto i letti di questi, un luogo dove risiedere.

Due occhi fiammeggianti si accesero sotto il letto di Polenev, e la creatura mostrò tutti i suoi denti aguzzi nel buio, in un sorriso sgraziato e cattivo. Avrebbe attaccato la bambina nel sonno, per spaventarla a morte e nutrirsi di quella paura ancestrale.
Il mostro non aveva ancora notato Fluffy. Si accorse della sua presenza quando il cucciolo si svegliò, accorgendosi a sua volta della creatura.
Fluffy cominciò a ringhiare verso il mostro, e questi fece un sorriso con i suoi 160 piccoli denti affilatissimi.
“E tu chi saresti, palla di pelo?”

Fluffy continuò a ringhiare, sempre più forte, e mostrò i suoi denti.
“Ahahah, ma cosa credi di fare, botolo? Ahahah...ah..UH-OH!”

Il mostro zittì di colpo. Il cucciolo aveva drizzato tutti i peli, e tremava. Aveva tirato fuori dei canini molto più spessi, che continuavano ad allungarsi. Il suo corpo si ingrossava, pulsando. Delle vene bluastre cominciarono a coprire gli arti, che diventavano più grossi e muscolosi. A sua volta, gli occhi erano due palle di fuoco, ancor più fiammeggianti e minacciosi di quelli della creatura.
“Vattene...via...di qui...Abbandona...questa...casa...Lascia...STARE...POLENEV!”

Il mostro divenne tutto nero. Piccolo e impaurito, con gli occhi spenti e la bocca serrata. Potè solo dire: “S-ssì...sì mio signore! Abbandono questa dimora, immediatamente!”

“E...non...tornerai più...ad importunare...Polenev”
“No...nossignore. Non importunerò più la bimba. Vado via, per sempre, vado via ora!”

Commenti

Ritratto di Seme Nero

Ti dirò, il finale mi è piaciuto, sebbene i ruoli del "cucciolo" e del mostro non siano ben definiti. Non solo la loro relazione non è chiara, mancano proprio indizi sui quali creare qualche congettura. E ci sarebbero stati bene, questi indizi, secondo me.

Per il resto, perdona la franchezza, dovresti lavorare un pochino sullo stile. Questo passaggio, per esempio:

Qualcosa, in effetti, viveva sotto il letto di Polenev. Da settimane, una creatura risiedeva sotto il suo letto, e da tempo immemore viveva sotto i letti dei bambini, per spaventarli, nutrirsi della loro paura, e in alcuni casi, arrivare a mangiarseli. Era un mostro, di una stirpe antica come le cose più antiche della terra, che nei secoli si era adattata e aveva trovato nei bambini le sue prede preferite, e sotto i letti di questi, un luogo dove risiedere.

Lo stesso concetto è ripetuto diverse volte in pochissimo spazio.

I punti esclamativi abbondano. Davvero, un consiglio vivissimo e sincero: usali meno che puoi.

Nel complesso, penso si potesse fare meglio. Ma tu continua a scrivere, torna a smentirmi.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Perché quando avete degli oggetti non li rendete più partecipi? Il caffè, per esempio, è per poche battute il protagonista, no? Allora continuare a spostare l'inquadratura da un attore all'altro rende la scena caotica, movimentata. Va bene quando si vuole rendere una concitazione, stacchi al limite dell'epilessia! ma questa è una mattina tranquilla, un risveglio in una casa all'apperanza normalissima, il punto zero sereno di partenza di una storia. Allora non agiterei la camera, non salterei dall'aroma del caffè alla cucina e poi ad altro. Terrei il caffè protagonista. Da "la cucina ne fu invasa" a "l'aroma invadeva la cucina". La gestione delle inquadrature è un utile mezzo per rendere un'atmosfera, pacata o incasinata che sia.

Non c'è bisogno di scaricare tutta la cartuccera dei possessivi quando aprite una descrizione. Dal momento che  il mirino punta su un soggetto allora quanto descriverete è riferito a lui in automatico: negozio, mento...
Nel caso dell'attenzione della bambina, basta nominarla. Non adoro il proliferare dei pronomi, si vede? hihi. Paura di ripetizioni? Bè, quando strattona la giacca, è la giacca del padre, se è "del padre" a strattonare è per forza la figlia. Quante figlie e quanti padri ci sono? solo loro. Lì non devi rinominarla. :)

"Lei strattonò..."
vedi? Lei. Perché? quattro battute sprecate: Strattono ancora la giacca. c'è tutto dentro. E così via...

Tra Gremlins e custodi infernali, il soggetto dal mio punto di vista apre le porte per derive deliziosamente oscure. Avrei scelto di dedicare più spazio al "sotto il letto". tagliando pure parte della conclusione. Non avrei sprecato troppo alla soluzione del rapporto Custode-Mostro, per concentrarmi più sulla camera, incupire le atmosfere e dirottarle su un binario più horror.

Comunque una base buona, un modo che si legge bene e che un gioco alla volta migliora un pochino. Contesti e atmosfere, personaggi e relazioni. Queste sono le priorità, non fatevi prendere dall'esigenza di "raccontarla tutta". :)
 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Si Semenero ha ragione. Troppa attenzione alla trama che deve chiudersi. Poco spazio, ripeto dedicato alle relazioni e alle atmosfere. C'è da migliorare la gestione della messa a fuoco su spazi ridotti.

Ritratto di Kriash

Capitolo iniziale di una storia moooooolto più ampia.

Fa molto Gremlins ma anche tanto "manga", sarebbe un perfetto inizio per un manga giapponese dove il custode della bambina (il cane) si scopre avere strani poteri ed eredità al limite del diabolico.

Forse tante descrizioni che avresti potuto dosare meglio. Avrei puntato un po' di più sul finale o sullo scontro tra il mostro e il cane così da rendere efficace questo "capitolo 1". Comunque una buona idea :D

Ritratto di masmas

Forse sì la scrittura può migliorare. Io ho notato il narratore e il punto di vista che saltano di qua e di là. Racconti cose che solo un personaggio può sapere, e un momento dopo lo fai con un altro. Disorienta. Potresti fissarti su un personaggio e narrare ciò che vede lui, che pensa lui. Oppure su nessuno in particolare, se devi riferire cose fuori dal momento come la spiegazione del mostro che stava sotto il letto da giorni, ma a quel punto non puoi riferire i pensieri di nessuno.

Tra l'altro lo "spiego"sul mostro e chi è si poteva evitare, non mi piacciono queste cose che sanno molto di "barzelletta spiegata", se rendo l'idea. :) 

Vabbè suggerimenti che vedi tu se possono tornarti utili.

In breve non mi è dispiaciuto, forse all'inizio è un pelo dispersivo ma col finale recupera.

Ritratto di Borderline

A me ha ricordato molto, ma proprio moltissimo, un film anni Ottanta. Chinatown, il negozio di antiquariato col vecchio misterioso... Sono un po' dei cliché. Come già ti hanno detto altri, la descrizione minuziosa di cosa sia il mostro l'avresti dovuta abbandonare completamente. Buono anche il suggerimento di pensare prima quale personaggio seguire e scrivere di conseguenza. In questo caso hai usato il padre, ma sicuramente utilizzando la bimba avresti avuto un effetto horror più azzeccato per quello che intendevi fare :). Non è necessario utilizzare la prima persona, che è difficile, basta seguire il personaggio come avessi una videocamera! Pensaci per il prossimo gioco :). L'idea del mostro/protettore pur già sfruttata è sempre intrigante per chi legge.

Ritratto di Polveredighiaccio

A dirla tutta mi aspettavo un'altra storia. Mi piacciono i contrasti e le situazioni inaspettate e immaginavo un mostro non proprio mostro e una descrizione fuori dagli schemi, ma sono manie personali, quindi irrilevanti. Ho trovato più calibrata la prima parte e troppo veloce la seconda. Il cagnolino meritava più spazio per scoprirne meglio personalità e scopo.

Ritratto di Lapiccolaombra

Nel complesso mi è piaciuto. Un po' confusa la parte sul mostro, secondo me non serviva descriverne le origini. Allo stesso modo mi è sembrata un po' confusa la parte del commerciante cinese. Bello il finale. Non scontato, già vedevo il povero Fluffy ridotto in purea XD. Sicuramente da sviluppare.