#14 Venuto a Dio (di Seme Nero)

HermesSending. Mai una consegna mancata, mai un pacco rovinato, mai un secondo di ritardo. I fattorini più veloci ed efficienti di sempre. Gli eroi di una società che rotola nel caos, nell'inettitudine, nella superficialità. Loro non mancavano mai in niente. Tu affidavi il pacco, il pacco arrivava a destinazione, integro, asciutto, puntuale con un sorriso. I messaggeri degli Dei, li chiamavano. Ne approfittò il Diavolo. Un piccolo pacco da consegnare a Dio e solo a Dio in persona, con tanti auguri e un sorriso che non prometteva nulla di buono (ma forse è perché il diavolo non sa sorridere bene). «Ragazzi» disse il boss «è uno scherzo, vero?»

L'addetto front office replicò: «Ha insistito, dicendo che se non accettavo la consegna ci avrebbe dato una stellina su SendAdvisor!»

«Ma come lo sai che era proprio il Diavolo?»

«Ha pagato in anticipo, in anime.»

«Anime?»

«Sì» rispose imperioso l'addetto, con una voce gutturale. «Siamo in molti, qui dentro.»

 

Venne indetta una riunione d'emergenza con i responsabili della ditta. Felice Saccon, capo spedizionista; Jenny Pignatelli, responsabile amministrativa; Gionata Baer, responsabile dello smistamento; in disparte, intento a masticare un mozzicone di toscano spento e a lisciarsi i baffi curati, sedeva Ermete Tornazzi, il fattorino più anziano ed esperto, da molti ritenuto l’anima della ditta.

Una parola, da sempre punto di forza, pendeva ora come spada di Damocle sul futuro dell’azienda: reputazione. Il pacco giaceva in mezzo al lungo tavolo della sala riunioni.

«Va consegnato» disse risolutivo il boss. «Abbiamo due problemi principali: come arriviamo a Dio e chi porterà a termine il lavoro? Felice, quando dev’essere recapitato?»

Saccon controllò l’orologio digitale. «Abbiamo 23 ore, 29 minuti primi e 36 minuti secondi...»

«Meno di ventiquattr’ore...»

«...35...»

«...per farlo arrivare a destinazione...»

«...34...»

«E PIANTALA! …a destinazione, dicevo, integro e a Dio in persona. Forza, idee?»

Prese la parola la Pignatelli. «La via più famosa per il Paradiso è quella narrata nella Divina Commedia.»

«Dante ci ha messo sette giorni, noi abbiamo meno di ventiquattr’ore!»

«Sì, ma lui ha fatto tutto il percorso a piedi. Svenendo ogni tre quarti d’ora, per giunta. Io direi, dato che il committente è il Diavolo, che un terzo del percorso può esserci risparmiato agilmente.»

Saccon prese la parola: «Ho le persone giuste per il resto del tragitto.»

I due fattorini scelti dal capo spedizioni erano gli assi nella manica dell’azienda.

Graziano Barbieri, ex cinno prodigio di Bar Sport, un tempo aspirante motociclista professionista. 44 anni compressi in un bozzolo di quindicenne, un casco di capelli ricci che stava lasciando spazio all’incipiente calvizie. Terrore dei Colli Bolognesi e ricercato in diversi stati per annichilimento del limite di velocità, viveva nascosto nei sotterranei della ditta, in clandestinità, e veniva richiamato in servizio per emergenze che richiedessero un intervento tempestivo.

Il Monte del Purgatorio, coi suoi tornanti concentrici, sarebbe stata la sua pista. L’abilità nell’evitare le pene era necessaria in questo frangente.

Attraversare il Paradiso, infine, avrebbe richiesto l’innovazione tecnologica in forza all’azienda: un drone. Il piano venne esposto senza problemi finché il pilota, Fabio Marchetti, non si oppose strenuamente.

«Il Paradiso non esiste! Non posso manovrare il mio velivolo nel nulla!»

Non avevano considerato che il Top Gun della HermesSending era un Testimone di Geova. A nulla valsero le minacce del boss: la prospettiva di licenziamento e di menomazioni fisiche non valevano quanto la salvezza della propria anima.

Uno sguardo all’orologio: ben due ore erano state perse tra la programmazione dell’itinerario e la violenta discussione con Marchetti.

 

Gionata Baer espose il proprio piano.

«Stiamo valutando la faccenda dal punto di vista sbagliato. Arrivare a Dio non è un percorso materiale, ma spirituale.»

Srotolò sul tavolo una larga pergamena su cui era disegnato l’Albero della Vita della Cabala.

«Queste sono le sephiroth, le dieci tappe di purificazione spirituale che permettono di passare dal mondo materiale all’unione con Dio.»

Baer iniziò la lunga descrizione, indottrinando i presenti per le successive quattro ore. La Pignatelli parve disinteressarsi molto presto alla lezione; Saccon si offrì di andare a prendere del caffè e non fece ritorno per diverso tempo. Tornazzi dava invee prova di grande perseveranza. Questo pensavano i colleghi finché non si mise a russare: scoprirono quindi la sua bovina capacità di dormire a occhi aperti. Il boss, sorretto da una incredibile forza di volontà (e dall’odio per Saccon, che non arrivava col caffè) ascoltò per tutto il tempo, gli occhi ormai ridotti a pulsanti ragnatele sanguigne su uno sfondo di tenebra. Il responsabile dello smistamento stava per prepararsi a concludere, quando…

«...l’iniziato che supera l’Ain Soph Aur raggiunge Dio, ma perde la sua esistenza perché è scritto: “nessuno può vedere Dio e vivere”. E ora passiamo a...»

«Frena, frena, frena» lo interruppe il boss. «Quindi anche ammesso che il nostro fattorino trovi l’illuminazione in poche ore, una volta arrivato a completare la consegna ci lascia le penne?»

«Beh, sì. Detto un po’ brutalmente, ma è corretto.»

Il boss si accasciò sulla poltrona, esasperato.

«E secondo te dove lo trovo un aspirante suicida tra i miei dipendenti?»

«Per non parlare dei casini con l’Inail e i sindacati» aggiunse la responsabile amministrativa.

A 17 ore e 22 minuti dalla prevista consegna, anche il piano di Gionata Baer venne accantonato.

 

Il boss decise che serviva un punto di vista più fresco e giovane. Vennero convocati gli stagisti.

«Dobbiamo trovare Dio. Tu come faresti?»

Sandro Faccin, studente al secondo anno di ingegneria dei materiali, prese a carezzarsi il mento con gesti ampi, come a voler convogliare il pensiero all’estremità del rado pizzetto. Sedette al suo portatile e, dopo pochi istanti e una breve raffica di colpi alla tastiera, mostrò ai membri anziani il risultato della sua ricerca: una lista in dodici punti su WikiHow intitolata “Come trovare Dio”. Venti minuti dopo il giovane riconsegnava il badge e il portatile in dotazione all’ufficio personale, varcando la soglia della HermesSending per l’ultima volta.

Con Marco Gentili, studente fuori corso di filosofia, il boss fu più cauto nel porre il quesito.

«Dobbiamo consegnare un pacco a Dio, ma dobbiamo prima arrivare al suo cospetto. Tu che soluzione proponi?»

«Vede, boss, il quesito parte da un’informazione di base invalida e il complesso logico argomentativo è fallace. La domanda che prima bisogna porsi è: Dio esiste?»

Il boss vacillò. Il punto non era banale. Aveva dato per scontata l’esistenza di un destinatario, visto che il mittente aveva commissionato la spedizione, ma si trattava pur sempre del Diavolo. Poteva averli raggirati col solo scopo di nuocere all’azienda? Occorreva approfondire la questione. Il boss lo invitò a proseguire.

Dopo un breve excursus sulla filosofia greca e le religioni abramitiche, Gentili espose le principali argomentazioni a favore dell’esistenza di Dio. L’argomento ontologico di Anselmo d’Aosta, la rielaborazione di Cartesio, la confutazione formale di Kant, le cinque vie di Tommaso d’Aquino, la prova di Locke, il punto di vista di Kierkegaard…

Il boss aveva preventivamente inchiodato Saccon al suo posto con uno sguardo la cui eloquenza non ammetteva confutazioni. Baer e Pignatelli avevano intrapreso un’avvincente sfida a scopone scientifico. Ermete Tornazzi russava.

Altre preziose ore erano state sacrificate nell’interesse dell’azienda e il boss cominciò nutrire dubbi sulla recente strategia d’ingaggio.

«Marco, facciamo una cosa: vieni alla tua opinione in merito.»

«Oh, io sposo il nichilismo di Nietzsche. Dio è morto.»

Il ragazzo fu salvato dall’intorpidimento dei muscoli del boss, poco reattivi al flusso di odio che lo pervase. Gentili avrebbe continuato il suo corso di studi senza poter vantare crediti formativi dall’esperienza con la ErmesSending.

L’ultima speranza era rappresentata dalla laureanda in teologia Teresa Maria Spataro. Pareva avere le carte in regola per sciogliere il nodo gordiano che li aveva stretti: fervente attivista di Comunione e Liberazione, catechista e direttrice del coro della Parrocchia di Santa Rita degli Impossibili. A quel punto, però, i presenti erano provati dalle pregresse esperienze; il boss guardava un punto imprecisato del soffitto, sdraiato sullo schienale appena ribassato della poltrona.

«Teresa.»

«Teresa Maria» specificò lei.

Il boss abbassò lo sguardo, le orbite contornate da occhiaie profonde.

«Teresa Maria. Dimmi: dove si trova Dio? Come possiamo arrivare a Lui?»

La ragazza sorrise con fare compassionevole, come a sottolineare al banalità della domanda.

«Ma è ovvio.»

Il direttorio della ErmesSending si rianimò. Pendevano dalle sue labbra, viandanti assetati dopo una traversata nel deserto. La signorina Spataro congiunse le mani sul petto. «L'amore è la via verso il Signore, perché lui è qui» e batté alcuni colpetti all'altezza del cuore.

Saccon ricadde sulla propria sedia.

Jenny Pignatelli si coprì il volto per nascondere le lacrime.

Gionata Baer sghignazzava lugubre.

Il boss si portò di fronte alla ragazza, chinandosi a pochi centimetri dal suo naso, tanto che lei curvò il busto all'indietro, arrossendo vistosamente.

«Mi stai quindi suggerendo» disse con un sussurro roco «che per consegnare il nostro pacco dovrei divellere il tuo costato?»

Teresa Maria Spataro fuggì dalla sala riunioni, chiedendo aiuto, sbraitando scongiuri e salmodiando preghiere di protezione contro il maligno.

 

«A puttane. Ormai è andato tutto a puttane» gemette il boss, le spalle curve gravate dal peso dell'inevitabilità. Stava per uscire dalla sala riunioni, pronto a chiamare il commercialista per dare il via alle pratiche di fallimento, quando una voce alle sue spalle lo bloccò.

«Esattamente.»

Il boss si volse. «Come?»

Ermete Tornazzi, fattorino anziano, colonna portante dell'azienda, si era riscosso dal proprio torpore. Il mozzicone di sigaro danzava tra le sue labbra, solleticato dai baffi pettinati con cura.

«È proprio lì che dobbiamo andare se vogliamo risolvere questo problema. A puttane. E si dà il caso che io conosca la persona adatta allo scopo. Non è il miglior fattorino del mondo, ma possiede le caratteristiche per portare a termine questa consegna.»

 

Durante la prima visione di “Kill Bill” Emiliano Neri era stato folgorato.

“Quello sono io” si era detto, quando Buck aveva fatto la sua presentazione a una comatosa Beatrix Kiddo.

«Il mio nome è Buck, e mi piace fottere!»

Certo, non sarebbe mai sceso così in basso da abusare di una ragazza a quel modo, o in qualunque altro, ma quella breve frase lo rappresentava bene.

Faticava a essere puntuale, spesso arrivava sul filo di lana, ma per un motivo preciso: se a ricevere la consegna era una cliente con le giuste caratteristiche (età compresa tra i 20 e i 55 anni, non troppo brutta: serve altro?) allora sarebbe stata la destinataria anche del “suo” pacco. Emiliano era un amatore fenomenale, affascinante. Di scarse parole, nonostante la sua abilità con la lingua. Il furgone delle consegne era il suo nido d'amore. Come Buck, anche lui aveva la sua Pussy Wagon.

Il boss era stato lapidario: «Il destino dell'azienda dipende da questa consegna. È tutto nelle tue mani.»

Questo era vero solo a metà, ma Emiliano l'avrebbe scoperto solo dopo.

Sedeva nel furgone di Tornazzi, tra l'autista e il boss. Entrambi silenziosi, uno sicuro e padrone di sé, l'altro in preda a un anomalo nervosismo. Scesero di fronte a un condominio anonimo.

«Sei sicuro, Ermete?»

«È la via giusta. Fidati, boss.» Tornazzi parlò a Emiliano: «Devi effettuare una consegna, ma il destinatario non è in quella casa. Ti accoglierà Ludmilla. Le ho già spiegato tutto per telefono, tu devi solo entrare e lasciare fare a lei. Ma tieni sempre il pacco con te: quando vedrai il destinatario – non preoccuparti, lo riconoscerai – consegnagli il pacco, di persona. È tutto. Divertiti» e sottolineò l'ultima parola con un sorriso malizioso.

Il Neri suonò al citofono e scomparì oltre il portone. Quando furono soli, il boss ruppe il silenzio.

«Perché proprio lui?»

«Abbiamo bisogno di una conversione totale. Lui è ateo e, cosa ancora più importante, orgogliosamente eterosessuale»

«Quanto manca?»

«52 minuti. Ce la farà.»

 

La porta si aprì. Nella penombra, la sinuosa bellezza dell'est gli diede il benvenuto e lo fece accomodare. I convenevoli furono scarsi. Erano entrambi dei professionisti nei rispettivi campi.

Emiliano seguì le istruzioni della sua ospite. Sedette sul letto, nudo, con solo il pacchetto da consegnare stretto tra le mani.

«Sto per mandarti in paradiso» disse l'entreneuse, e prima che Emiliano potesse aprire bocca, lo fece lei, riempiendola col fallo del fattorino.

L'adone fu colto di sorpresa dalla rapidità dell'ingoio, tuttavia riprese subito il controllo. Il vorticare della lingua attorno al membro era febbrile ma delicato. Si rese conto di trovarsi in mani più che esperte. Questo lo mise in soggezione e al contempo lo eccitò. L'allenamento gli concesse di godere appieno del rapporto orale, senza manifestazioni precoci. Si concesse gemiti di soddisfazione, reprimendo l'istinto di spingerle la testa per affondarle l'uccello in gola: doveva tenere saldo il pacco tra le mani.

Sembrava tutto perfetto, ma l'istinto reprimeva il piacere più profondo, che tardava a sbocciare. Ludmilla parve accorgersi della sua esitazione e cambiò tattica. In una soluzione di continuità fece scivolare il pene di Emiliano tra i seni abbondanti e sodi, manovrando il sesso con maestria. Lo istigò con sconcezze alle quali lui rispose con un copione che si sarebbe detto concordato. La sintonia era alle stelle.

La ragazza osò di più: tenendo ancora saldo il membro con una mano, si alzò, facendolo stendere sul letto. Gl'insinuò la lingua in bocca, gli si strusciò addosso e fu in quel momento che Emiliano capì.

L'energia con cui lo guidava, le spalle muscolose, il bacino stretto. L'innaturale ruvidezza di quel volto, sempre in penombra. Lo colse un timore atavico e fece per divincolarsi da quello che, nella sua mente, divenne Vladimir. Tentò di divincolarsi ma l'esperienza della transgender fu determinante. Gli affondò ancora di più la lingua in bocca, quasi soffocandolo, e il dito medio della mano libera scivolò lungo il perineo e si fece strada nell'ano del fattorino, stimolando con abilità il punto giusto.

Emiliano fu colto da sentimenti contrapposti. Il suo corpo lo implorava di lasciarsi prendere, violare, di abbandonarsi alla lussuria. Sconvolto da quell'atto così sbagliato e così giusto, il perverso piacere del peccato e del proibito si manifestò in tutta la sua potenza, inebriandolo, invadendo ogni cellula del suo essere.

Eiaculò.

Lo sperma sprizzò potente, si sciolse nell'aria, si espanse a colmare lo spazio, oltre il velo del tempo, un universo di piacere mondava il peccato con la purezza del sentimento. Emiliano era ovunque. Era sé stesso, come mai era stato possibile. Era Ludmilla. Era Vladimir. Era la stanza ed era lo sperma. Era il pacchetto tra le sue mani, e il boss, e Tornazzi, e tutta la HermesSendings. Era la Pussy Wagon. Era Buck. Era tutti, era qualunque cosa. Era in viaggio nelle remote profondità siderali e al centro dell'universo.

Era di fronte a Lui.

Emiliano allungò le mani e consegnò il pacco.

 

Ovviamente non c'era bisogno di aprire l'involto, data la sua onniscenza. Chiamò Gabriele.

«Portalo a R. J.*, per cortesia.»

L'arcangelo fece per andare, poi si voltò.

«Non subiranno un reclamo? Dopotutto è stato consegnato al destinatario sbagliato.»

«In che modo l’essere arrivati fino a me “per errore” potrebbe diventare per loro cattiva pubblicità? No, Lucifero non oserà. Certo, sono incappati in un curioso caso di omonimia. E poi l'indirizzo era quasi il medesimo. Hanno solo sbagliato piano.»

 

*Ronald James Padavona è stato un cantautore statunitense heavy metal, membro di storici gruppi come Rainbow e Black Sabbath col nome d'arte di Ronnie James Dio.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Senti, Semenero, io non c'ho proprio niente da dirti.
A parte che sarei dovuto andare a letto prima, invece non sono riuscito a mollare la riunione aziendale che, Seme, è uno splendore! Ho ridacchiato davvero tanto!

No stavolta io non c'ho proprio voglia di dirti nulla! Niente. La riunione Aziendale vince su ogni cosa. Se ho suggerimenti o appunti li passo al prossimo gioco! Grazie, Semenero.

 

 

Ritratto di Seme Nero

Lette le prime parole, pensavo avessi scritto "io non c'ho capito un cazzo" XD

Grazie a te :)

Ritratto di Polveredighiaccio

Questo racconto è geniale non so che altro dirti, sto ancora ridendo e la descrizione sessuale è fantastica. XD

Tutto il paradosso della ditta spedizioni, le discussioni per capire come raggiungere Dio, gli stagisti poi il top. Quando sono arrivata alla parte di Ludmilla ho pensato che stavi andando a parare su quello e niente, ho iniziato a sghignazzare di brutto.

Davvero, grazie per questa perla. Ora muoio. XD

Ritratto di Seme Nero

No, non muorirmi, ho già pochi lettori! XD
Grazie a te, felice di averti fatta sghignazzare ;D

Ritratto di Kriash

Leggi la parte finale del racconto. Leggi il nick Seme Nero.

E basta, ho già detto tutto.

Ah, no... bellissime le citazioni e la chiusura con "quel" Dio :D

Bravo

Ritratto di Seme Nero

Mi suggerisci una variazione cromatica?

Ritratto di masmas

Solo la perla più luminosa di questa cavalcata di follia.

Sei un grande. Questo racconto me lo copioincollo e lo metto nel cassettino dei ricordi, tra le migliori giocate dei gdr, "Le balene restino sedute", e un po' di ricordi che mi riguarderò quando sarò vecchio e rincoglionito (più di adesso intendo).

Un gioiello.

Ritratto di Seme Nero

A Jack Sparrow è riuscito di arrivare solo nello scrigno di Davy Jones. Ma io, IO, sono nel CASSETTINO DI MASMAS!
Grazie :D

Ritratto di Borderline

Dal titolo pensavo una cosa un po' mistica e stavo già spaventandomi, ma già alle prime righe di riunione è stato chiaro che il corso sarebbe andato da tutt'altra parte. Bello, sprazi di genialità e modernità che lo rendono divertente, dissacrante. Pure un po' blasfemo per il metodo di contatto con l'Altissimo XD. Già immagino il film, una roba alla Dogma di Kevin Smith :D. Niente da dire sullo stile, le descrizioni sono equilibrate e funzionali ai dialoghi.

Ritratto di Seme Nero

Visto che serve il disclaimer? XD

Ritratto di Lapiccolaombra

Geniale!

Ritratto di Seme Nero

Grazie, ma adesso ritorno dalla parte del confine dove stanno i folli :D