(Sahara) La mia dannazione

febbraio 16th, 2012

Sono le 22:00 e tra poco potrò vederti. Tu non lo sai, non lo hai mai saputo e forse non lo saprai mai.

Triste il mio passato, il mio presente e il mio futuro, ma forse è proprio così che le cose devono andare.

Per te io non sono nessuno e mai dovrò rappresentare qualcosa.

Io sono solo la presenza silenziosa dei tuoi sogni. Basta questo ad appagare il mio corpo, i miei sensi, la mia mente.

La bellezza è entrare nel tuo mondo mentre sogni e restarne in disparte.

Osservare, guardarti come uno spettatore invisibile e assaporarne l’incanto e la meraviglia che tu, Antalya, ogni notte mi regali.

Noi non apparteniamo allo stesso mondo, non potremo mai fonderci carnalmente in unica persona come accade nel tuo quando un uomo e una donna si amano. E allora lasciami l’illusione, lasciami vivere il mio sogno, quello di volerti.

Non potrai mai sentire il calore della mia pelle .

Non potrai mai sentire il sangue caldo esplodere nelle vene, mentre il piacere sale fino a far scoppiare il cervello.

Mai potrai provare lussuriosi brividi che si muovono al ritmo calzante dei battiti del cuore seguendo la musica dettata dal puro piacere.

Basta poco per iniziare il viaggio del piacere, chiudo gli occhi e le linee del tuo corpo sdraiato sul letto non lasciano alcuna immaginazione all’effetto che hanno sul mio.

Antalya, sensuale, terrena, creatura gioia e dannazione del mio corpo e del mio spirito.

Ti guardo ogni notte, entro nel tuo sogno e in disparte ti osservo.

E’ l’unico modo che ho per sentirti dentro di me .

Solo così il mio desiderio viene appagato. Solo cosi posso averti.

Sinfonia dei sensi, prima lenta, dolce, dettata dai battiti che il tuo cuore rilascia mentre le mie mani giocano con la tua pelle.

Lento è lo sfiorarti per vedere accrescere il tuo desiderio.

Dolce tortura la tua, vorresti di più da me, lo vorresti subito, ma io non ti accontento, non voglio che finisca troppo in fretta il gioco più bello.

I tuoi nervi sono tesi come le corde del più prezioso violino, le solletico, le pizzico, e loro rilasciano la musica perfetta.

Tu mi chiedi, hai fame e sete, e allora sinuosa terrestre creatura, bastano i tuoi verdi occhi, languidi e pieni delle lacrime più belle per sfamarti e dissetarti.

A vederti così non resisto più. Crudele sarei.

La musica incalza, il tuo sangue si muove veloce, pulsano le vene quasi a scoppiare.

Il tuo respiro è ritmato, breve e veloce, aumenta sempre più.

I brividi corrono sulla candita pelle,

Scosse di piacere, si alternano alla sublime sofferenza di una umana stanchezza determinata dal dispendio di energia.

Tutto il tuo corpo sdraiato è teso, inarcato, sento che lo è sempre più.

Rimani in quella posizione fino all’attimo più intenso, fino a quando il tuo fiore finalmente si dischiude, rilasciando il nettare più dolce e prezioso.

A vederti così non resisto, non ce la faccio, mi avvicino a te, pronto a riceverti per dissetarti dalla mia fonte.

Vorrei poterti dare io queste sensazioni.

Vorrei essere io l’uomo che fa esplodere il tuo corpo e la tua mente.

Vorrei essere io l’uomo che ti disseta.

Vorrei essere io.

Ma non posso. Riesco solo a godere delle tue sensazioni.

Vivo di questo egoismo. Sciocco, stupido, vanesio. Tronfio, pieno, sazio.

Vivido in me il ricordo di come ti ho incontrata la prima notte.

Ti ho incontrata nel primo sogno di piacere che stavi vivendo, forse inconsciamente.

Magari non lo sapevi neppure tu di sognare.

Magari al mattino non avresti ricordato nulla.

Antalya eri così bella che non ho potuto fare a meno di rimanere li, a osservarti.

Volevo assaporare tutto di te.

Volevo sentire il tuo profumo, intenso e dolce, particolare.

Volevo osservarti mentre ti muovevi.

Volevo ascoltare la tua voce.

Volevo scrutare ogni impercettibile vibrazione del tuo corpo.

Tu non potevi vedermi.

Dannata condanna essere lo spettatore invisibile.

Dannato me. Dannata sorte. Tortura, solo una tortura, ma anche la più dolce.

Da quella notte, sono entrato nel mondo dei tuoi sogni da dieci lunghissimi anni.

Dieci anni di sofferenza.

Dieci anni di piacere.

Non c’è cosa più crudele che desiderare e non avere.

Non c’è cosa più dolorosa che averti li, ma non poterti possedere.

Non solo mi è negato mostrarmi a te, sfiorati, sentirti, annusarti, assaporarti, mangiarti, berti, sussurrarti parole che toccano le tue corde più intime, ma non posso neppure assumere altre sembianze.

Inganno, ma almeno mi permetterebbe di sentirti, non sai quanto lo voglia.

Impotente, disarmato, davanti ho te, ma questo è l’unico modo che ho per appagare il mio piacere.

Sadico, definiscimi pure, ma per nulla al mondo riuscirei a rinunciare al tempo che ho per gustarti,

Mai riuscirei a privarmi di ogni notte che il Signore del Sonno mi regala.

Desideroso del tuo nettare, della sensazione del suo sapore, aspetto che il giorno si spenga e lasci il passo all’oscurità della notte.

I minuti che mi separano all’inizio del tuo sogno sono intensi.

Sento il mio corpo che si prepara a ricevere tutta l’eccitazione. Sento i nervi che si tendono e che so già che si rilasseranno solo alla fine, al momento del tuo risveglio, perché è solo allora che io ritornerò nel mio regno.

In quell’istante sei ancora più bella di quando entri nel sogno.

Capisco che quello è il momento in cui te ne andrai dai tuoi occhi, si allagano di riposata stanchezza.

Ti guarderò mentre ti allontani fino a non vederti più.

Via! Vai via. Pesa l’assenza fino a domani.

Ma il tempo corre veloce, non ha padrone.

Tempo ladro, esperto, assassino, ammazzi. Dannato tempo, ti ho sempre detestato.

Si c’è stato un periodo che ti ho odiato, ma ora ti sono grato. Tempo, ora ringrazio quando scorri, corri, perché più veloce avanzi e meno dovrò rimanere separato dalla mia femmina. S’accorcia l’astensione dal vortice del piacere.

Ma c’è stato anche un periodo che ti ho odiato.

E’ grazie a te, maledetto, che la mia condanna è iniziata. Dieci anni fa, quando hai deciso che la mia sorte doveva cambiare.

Dieci anni fa, un’eternità, ma a me sembra ieri.

Ingrato. Sei stato il mio padrone e io come un cane fedele ho dovuto obbedire al tuo volere.

Non mi hai lasciato alcuna scelta, tu dittatore.

Ingiusto. Sei stato come un cattivo padre che punisce il figlio senza dargli una spiegazione.

Ancora oggi non me l’hai data, te l’ho chiesta, unica risposta il silenzio.

Perché hai voluto strapparmi alla vita? Perché? Dannata condanna incontrare la mia Antalya solo nei suoi sogni,

Crudele poterla solo osservare.

Crudele immaginare il suo piacere.

Crudele godere di lei, ma non poterle dare le stesse mie sensazioni.

Crudele ripensare alla sua pelle, e alla sensualità, al suo corpo, al suo odore, e riuscire ad assaporarla solo nel sogno.

Crudele assassino. La mia dannazione a invisibile spettatore continuerà fino a quando per lei ci sarà vita.

Per ogni giorno che trascorrerà sulla terra, a me verrà regalata una notte nel suo sogno a godere della sua bellezza e del suo piacere.

Alla mia dannazione verrà messa la parola fine quando Antalya non vedrà più la luce.

Solo allora potremo ricongiungerci e finalmente unirci in un reale piacere, così come facevamo prima che tu mi strappassi alla vita.