CiboCiStrega (LuisaMacis)

settembre 21st, 2012

Ricordo nitidamente ogni istante in cui mia nonna Rosa si dedicava, senza risparmio, a trasmettermi tutti gli insegnamenti che facevano parte del suo ricco bagaglio. Fin da piccolissima osservavo affascinata gli ingredienti e ascoltavo con attenzione le loro proprietà cercando di appropriarmi di tutte le possibili combinazioni e sopratutto degli stupefacenti effetti che erano in grado di procurare.

Le lezioni si svolgevano esclusivamente quando io e lei eravamo certe di essere sole e indisturbate poichè vigeva il divieto assoluto di parlare delle ricette speciali davanti a chichessia. Mia nonna era vedova e si offriva spesso di trascorrere del tempo insieme a me con il pretesto di aiutare mia madre sia durante le vacanze scolastiche che nei giorni di malattia.

“Un pizzico, ma rammenta bene, solo un pizzico di bacca di ginepro essicata in una semplice minestra di verdure per restituire il respiro a chi si sente schiacciato dalle preoccupazioni con un’aggiunta di essenza di rosmarino per aiutarlo a trovare la giusta soluzione…” diceva, cercando di scandire bene le parole e invitandomi a tenere in mano il mestolo e ad assaggiare l’intruglio per meglio comprenderne la giusta consistenza. Non appena imparai a scrivere, mi premurai di raccogliere le informazioni in un anonimo quaderno con l’accortezza di intervallarle con innocue ricette culinarie.

Mia nonna era una fattucchiera e io la sua unica erede.

Naturalmente stavamo quasi sempre in cucina e fu proprio lì che venni a conoscenza della mia particolare natura, senza che ciò mi cogliesse propriamente di sorpresa. Imparai, così, non solo incantesimi e magie, ma sopratutto ad essere un’ottima cuoca e quando, con mio grande dolore, mia nonna morì, ebbi in eredità pentole, tegami, paiuoli, mestoli e un armadietto pieno di spezie.

Tra i tanti insegnamenti il più prezioso fu quello di non usare con leggerezza l’arte magica nè di farlo per il proprio tornaconto personale pena la perdita di efficacia dello stesso incantesimo.

“Ogni strega ha la sua spezia e anche tu dovrai scoprire la tua!” diceva la nonna. La verità era invece che sarebbe stata la spezia a cercare me ma chissà dove e quando. Faticai meno di quanto non avrei immaginato: fu sufficiente trovarmi in un campo di fiori di zafferano di propietà dei miei zii, per avere la certezza che quei bellisimi fiori viola mi chiamassero inebriandomi con il loro colore e profumo. Per essere sicura di non sbagliarmi, non appena potei, parlai con la nonna di quello che mi era successo e lei, in men che non si dica, mettendomi tra le mani la polvere arancione, mi invitò a sperimentare una delle tante ricette che mi era stata insegnata. Il risultato fu stupefacente, ogni mio gesto era fluido e capace e, quando venne il momento di aggiungere lo zafferano, sembrava quasi che volasse dalle mie mani dentro la pentola amalgamandosi alla perfezione e sprigionando il suo aroma in maniera tanto amplificata da far pensare che ne avessi usato una quantità esagerata. Quello fu un momento molto importante per me, la mia spezia mi avrebbe aiutato nel momento del bisogno e io sarei stata capace di usarla come nessun altro.

Ora che sono diventata vecchia anche io, purtroppo non ho nessuno a cui lasciare il prezioso tesoro che fino ad oggi ho custodito con cura. Non mi resta che trovare un adeguato nascondiglio per il quaderno non prima di avergli dato un ultimo sguardo: ogni ricetta un ricordo, ogni aroma un volto, ogni sapore la soddisfazione di aver tenuto in vita una tradizione vecchia come il mondo.

E tra i ricordi e i profumi riaffiora prepotente quell’episodio.

Avevo circa vent’anni, forse poco più e mi sentivo padrona del mondo. Ormai avevo affinato la mia arte e la nonna era riuscita ad insegnarmi tutto ciò che sapeva o che poteva. Purtroppo c’è un’età in cui la spavalderia prende il posto del buon senso e solo l’esperienza può renderci consapevoli sopratutto attraverso gli errori più gravi. Nonna Rosa era morta da un anno e io esercitavo il mio strano mestiere cercando di far sì che nessuno si accorgesse della mia vera identità. Lavoravo come aiutante in una trattoria sia in veste di cuoca che di cameriera e proprio nel servizio ai tavoli mi capitava di cogliere difficoltà e problemi rispetto ai quali sarei potuta essere d’aiuto. Durante la preparazione dei cibi, infatti, per me era un gioco da ragazzi aggiungere un pizzico degli ingredienti speciali e spessissimo riuscivo anche a godere della soddisfazione dei risultati ottenuti.

Un giorno servii a un tavolo di una giovane coppia. Rimasi subito colpita dallo sguardo triste di lui che, secondo la mia sensazione, cercava di sfuggire agli occhi duri e intransigenti della sua bella compagna. Ogni volta che mi avvicinavo cercavo di indugiare con ogni scusa pur di carpire dettagli e comprendere meglio la situazione. Purtroppo mi sfuggiva il particolare più importante e forse anche il più evidente: lui mi piaceva da morire e avrei fatto qualunque cosa pur di togliere quel velo di malinconia dai suoi occhi. Confusa dalle emozioni che agitavano il mio giovane cuore iniziai a trasformare ogni loro gesto e parola secondo un copione che apparteneva solamente alla mia immaginazione. Ormai il mio treno viaggiava a velocità impazzita, avevo praticamente deciso che il bel giovane fosse vittima delle angherie della compagna e mettere fine anzitempo alla loro storia avrebbe sicuramente giovato anche a lei. La ricetta giusta era lì pronta che palpitava nella mia mente, occorreva solo aggiustare ciò che avrebbero ordinato. “Ci piacerebbe assaggiare le vostre famose scaloppine allo zafferano” disse lui indugiando un poco sui miei occhi attenti che, al sentir nominare proprio quella pietanza, ebbero un guizzo che tradiva grande compiacimento. Il fatto di poter usare la mia spezia avrebbe facilitato enormemente il mio intento e non faticai ad intrepretare ciò come un benefico segno del destino. Preparai la pietanza con grande cura cercando di fare tesoro più che mai dei preziosi insegnamenti con l’intento di utilizzare la di magia per provocare l’interruzione di una realazione sentimentale che, a ben vedere, esisteva per certo solo nella mia fervida fantasia. Il mio entusiasmo unito all’irruenza provocò danni che, troppo ingenuamente, non ero riuscita a prevedere. L’incantesimo, reso ancora più potente dal mio coinvolgimento emotivo, fece sì che già dai primi bocconi iniziasse a serpeggiare un forte nervosismo tra i due i quali, probabilmente, avevano già più di un motivo per accapigliarsi. Mentre cercavo di osservare gli effetti ebbi un brutto presentimento. Cominciai a comprendere di essere stata troppo precipitosa nell’elaborazione del guidizio. I due poveretti, in balia di un turbamento esagerato, non erano più in grado di tenere sotto controllo la situazione fino a che lei, in lacrime, si alzò e lasciò il locale in preda a una grande agitazione. Tutto si svolse in pochissimi istanti, la donna sconvolta fece per uscire dalla porta d’ingresso e, se non fosse stato per l’intervento tempestivo del suo compagno che prendendola per un braccio la fermò, sarebbe stata travolta da un camion che transitava sulla via ad altissima velocità. Non posso dimenticare il rumore assordante della frenata improvvisa, lo sgomento negli occhi dei due e il sangue che mi si gelava nelle vene al pensiero di ciò che avrei potuto provocare.

Non li rividi mai più e non posso sapere quale sia stata la loro sorte; sicuramente il mio incantesimo non poteva essere stato efficace perchè dettato da un desiderio solo mio. Pensai che non sarei mai più potuta essere una brava strega, pensai che mia nonna mi guardasse con diapprovazione, pensai, sopratutto, che non avrei mai avuto nessuno vicino a me come una ragazza qualsiasi. Il destino poi ha voluto davvero così: col tempo sono riuscita a riprendere in mano i miei incantesimi e ho aiutato nell’ombra tantissime persone ma non ho mai dimenticato quanto mi avessero fatto perdere la testa quegli occhi tristi.

Ora, memtre prendo il fresco in cortile, si avvicina a me un grosso gatto arancione, si siede a poca distanza e, immobile come solo i gatti sanno fare, inizia a fissarmi con i suoi bellissimi occhi tra il verde e il giallo.

Dicono che i gatti siano amici delle streghe e, come se non bastasse, questo è decisamente color zafferano; forse è qui per me, ma temo di non conoscere nessun incantesimo che possa aiutarmi a scoprire il perchè. Mi basta però a sentirmi meno sola, credo proprio che lo terrò con me.