Belbad biscotto di burro (LaFataConfetto)
marzo 25th, 2013
Pan di zenzero
Nato una volta di tanti anni fa,
nato undici volte e ora di nuovo qua.
Belbad mi chiamo, soldatino di burro,
perso nei sogni del tempo più bello.
C’era il cuoco dalla fabbrica alla catena,
tanti cerchietti di impasto saporito,
pronti a far di noi un biscotto prelibato:
tanta cannella, un po’ di cinnamomo,
chiodi di garofano ed essenza di cumino.
Il sacchetto ci accoglieva in gruppi rigorosi,
affezionarci all’uopo, ma mai era per sempre.
Comprati che fummo, nella calda dispensa
arenati ad attendere la Mano del cielo
-che di noi coglieva essenza e zucchero a velo.
E così la trovai, in fondo al barattolo,
schiacciati dagli altri vedemmo il paradiso.
In silenzio stavamo a scambiarci effusioni
mentre gli altri dormivano, senza suoni.
Sotto la coltre di compagni colorati
eravamo solo noi a esserci capiti.
Io la guardavo, i suoi occhi di mandorla,
Esper di sale, d’avorio e di luna.
Occhi mai chiusi, due croci sbilenche,
treccine di grano e una gonna di pane.
La prima volta che mi hanno creato
capii che per lei ero davvero nato.
Ma la mano, golosa di nostra dolcezza,
saliva e scendeva da una giostra pazza.
E tutti i compagni strappò dal caldo alveare,
miele colava dai corpi ormai disfatti.
Anche Esper mi fu portata via,
divorata, in sol boccone di goloso.
Solo restai, biscotto indifeso, nel vaso
di vetro, fui preso e buttato con veemenza:
immondizia diventai, e solo con pazienza
undici cucine di nuovo vidi, undici barattoli
screziati di dolci umettati, undici replicanti dolciastri
e mai assaporati, undici anime di desiderio
nutrito da briciole scarne. Occhi sempre aperti
mi offuscano la vista, confondere le forme
è affare di un minuto, e undici anni
sono lunghi, di attesa e di velluto.
E mi sembra di vederla per un attimo affiorare,
tra vapori di anice e ricordi da dimenticare….
a non saperlo, che lei fu mangiata,
vorrei allungare la mano dorata,
per toccare chi forse saprebbe
lo stanco marzapane consolare.
Le solte rime, per undici volte,
ma ancora non rinuncio al mio volere:
trovare qualcuna che sappia di Esper,
e tenerle la mano nel momento del vespro.
Mangia anche me, ingordo, finto infame,
mentre ti prendi lei per la volta finale.
Ma guardati da me, questa volta,
dal veleno nel mio dolce pane.
Zucchero
riposa bianco
a fondo barattolo.


