UH87KL
novembre 20th, 2011
“Ti dico che è una bussola!”
“Ah sì? Allora dov’è l’ago? E dove le indicazioni?”
La discussione andava avanti fra alti e bassi, botta e risposta, timbro maschile e femminile, da circa un’ora. Erano appena passate le due del pomeriggio, un caldo infernale aveva costretto Koll e Dommit a fermarsi sotto l’ombra di un grosso pino marittimo. Non erano abituati alle temperature estive, non erano proprio abituati al sole, dal momento che sul piccolo pianeta uh87kl, nella Galassia 200089888990000, la loro principale fonte di calore e vita era esplosa circa due billioni di anni prima, senza che nessuno potesse far niente per ricaricare la stella gigante prima del crash.
L’aspetto dei due è vagamente simile a quello che sulla Terra per convenzione è indicato con il nome di robot. A prima vista Koll e Dommit sono infatti del tutto simili ai metallici compagni d’avventura dei terrestri in ogni film di fantascienza che si rispetti, anche se in realtà la loro forma non corrisponde esattamente a quella umana, perchè nel loro pianeta l’antropomorfismo non è la regola. Koll e Dommit non hanno la testa. Comunicano attraverso una cassa posta sulla mano sinistra, proprio sul palmo. Fortuna che il resto del corpo è tal quale a quello umano, perchè le descrizioni anatomiche sono piuttosto noiose e non vien mai fuori un risultato univoco. E a ben pensarci, guardandoli, non sembrano affatto degli umani ma perdendo tempo a immaginarli va a finire che non seguite più la storia.
Inviati sulla Terra per una missione per conto di Dio da due spiriti in occhiali scuri chiusi in un castello abbandonato nella parte meridionale di uh87kl, conosciuti e amati come vig (very important ghost) e fotografati da scienziati dell’occulto per la messa in onda di improbabili trasmissioni sui misteri del pianeta, Koll e Dommit si trovano ad affrontare una prova veramente dura anche per due duri (almeno così erano stati definiti dai due soliti ignoti che avevano sciorinato per l’occasione una serie di aforismi sul gioco, i duri, e il quando debbano interagire l’uno con gli altri).
Una missione per conto di Dio, sembra un progetto altissimo e piuttosto ambizioso, ma si rivela in tutta la sua indefinita pochezza quando a compierla sono due duri che non hanno idea di cosa sia un dio. Quei due stupidi ammassi di ferraglia, definizione che avevano sentito chiaramente attraverso le loro mani destre poche ore prima, erano intenti a capire come potessero utilizzare la loro bussola per cercare Dio, in modo da chiedergli l’obiettivo preciso della missione affidatagli a uh87kl da un sosia di Dan Aykroyd e da John Belushi.
Il buon venditore si era detto sicuro dell’efficienza della bussola, li aveva rassicurati a lungo sulla rapidità dello strumento, su come avrebbe trovato l’entità creatrice pochi secondi dopo l’accensione (stupidi ammassi di ferraglia). Koll e Dommit erano così entusiasti dell’acquisto che dimenticarono di chiedere come diavolo si attivasse quella bussola, o forse pensavano non si attivasse affatto e come le normali bussole sul loro pianeta bastasse puntare il nord con l’ago, seguendo le leggi della fisica e il magnetismo.
“A me non sembra l’abbia mai chiamata bussola…”
“Ma che c’entra Dommit? Ha detto che ci avrebbe permesso di trovare qualsiasi cosa cercassimo, è ovvio che è una bussola…”
Seduti sotto il grande pino marittimo, osservavano quello strano cubo grigio senza trovare una soluzione, analizzando con i loro occhietti bionici piazzati nell’alluce del piede sinistro ogni millimetro della bussola terrestre, per trovare un segno che identificasse il sistema di accensione.
Senza che loro se ne accorgano, un ragazzo di circa quindici anni, in mano un taccuino e una penna a sfera, ha iniziato a osservarli da lontano… Solo che dall’altro lato della strada non vede tutti i particolari, così si fa sempre più vicino, per soddisfare le sue curiosità sull’anatomia dei robot, chè nei libri non sembra esistere. In realtà non gli frega di come funzionino, vuole solo capire dove i due abbiano la testa, perchè sembra proprio ne siano sprovvisti. Quando finalmente arriva a due passi da loro, al terzo passo urta qualcosa con il piede. Un click e un improvvisa luce ne catturano i sensi, o ciò che di loro resta. Dimentico dei due ammassi di ferraglia e delle loro teste, del suo taccuino e della penna, trova una posizione comoda per guardare la sua trasmissione preferita. L’albero non esiste più, e neppure uh87kl. Intanto dalla finestra qualcuno in sordina grida e passa, I’m a soul man. Ma ormai la voce da trans di Maria De Filippi nella stanza copre ogni cosa.


