Aspetto il 47, la giornata promette vento, ritardi vaghi e malinconia sparsa. Le giornate con il solito trucco sembrano allungarsi, ma siedono su un numero di ore che vestono solamente più strette. Certo che c’è da lavorarci sopra se ripenso a tutte le notti calde insieme alle mie maniche corte, stipate dentro al terzo cassetto, da tirar fuori.

Sulla panchina pare sedersi qualcuno, si lascia cadere le braccia ed una frase: ” Ci si abitua a tutto tranne a se stessi…” lo ripete ancora una volta a se stessa, dopo, alzandosi lentamente lo scrive nel tempo e lo lascia all’ombra degli occhi dell’altro che la leggerà. L’altro gli risponde: ”…o forse ci si abitua a se stessi così tanto da lasciar perdere tutto il resto. Ascolto quasi sempre le mie parole, fino a restare solo con le mie parole. Bene, io mi tiro indietro e lascio l’incertezza alla tua saggezza, io sono troppo pigro per essere riflessivo, almeno il lunedì”.

Ma lei chiude dicendo: ” Intendevo esattamente il contrario. Finché non ci abituiamo a noi stessi non lasceremo mai perdere nulla d’importante per noi”.

Il 47 intanto è passato, così come le date, così come il dolore. Si perde tempo e fatica cercando un equilibrio, si pesa il valore delle cose, ci si aggrappa alla forma delle parole ed addirittura alle promesse del loro significato. Si crede in alcune persone e ci si lamenta di altre, si aspetta una lettera che non sarà consegnata. L’attesa è una risposta ad una domanda che nascondi caparbiamente nel cuore.

Volendo scriverei che ci si applica per metà sulla cosa sbagliata mentre si sta sbagliando volentieri la cosa giusta. Appunto riflessioni a ripetizione, cancello a penna convinzioni andate a male, mentre altre volte leggo vecchie gocce di righe:

…Il mare lo ricordo a mala pena,

ma so che la bellezza è un sospiro e la lontananza un sollievo.

Una foglia nasce oppure è l’altra che invecchia?

La speranza mi svilice, le occasioni invece mi hanno tradito.

C’è la pioggia e il tuo caffè, la stanza vuota e la tua saggezza da spartire…
Intanto mi tocca aspettare di nuovo il 47 che forse passerà ancora una volta, anche se dicono che pure quest’anno l’autunno non aspetterà.