nella valle di Aleksej

novembre 30th, 2010

Gli esseri viventi paragonano spesso la morte al colore nero, poi  l’amore con il rosso, la serenità con il giallo, la verginità con il bianco e il grigio con la polvere.

Io invece credo che in fondo ogni colore sia del tutto inutile quando fai una vita come la mia.

Io chi sono. Me lo chiedo spesso, mi chiedo cosa ci faccio in ogni posto che sia mare, terra o aria.
Non sono né un viaggiatore né un marinaio né un pilota di aeroplani. Sono un operaio nel settore del legno, sono uno qualunque. Non ho un percorso ben preciso né un sogno da realizzare.

Sono.

Penso dunque sono. Per la precisione.

Il mondo è avido di sangue e di scene di sofferenza, vivo (se cosi si può dire) in un mondo che definire difficile è quasi un complimento. Quando mi affaccio alla finestra vedo i miei simili che corrono a destra e a sinistra e mi chiedo se sanno almeno dove andare. Se è quello che vogliono veramente è quello che stanno facendo, se hanno mai avuto la sensazione che stanno buttando la loro vita dentro al cesso senza pensare che se tirano lo sciacquone non possono più ritornare indietro.

Questo vedo io, non vedo colori strani, non ho allucinazioni da morfina e nemmeno schizzi da psicopatici. Esiste solo una sfumatura di grigio che prende con sé tutto quanto. Da un bacio strappato a una ragazza a un incidente, da un sorriso di un neonato al rintocco del pendolo.

Sono le tre di notte, per la precisione le tre e trentatré. É un caso, ma forse no, se ti succede di svegliarti sempre a questa ora da una settimana a questa parte. Penso a come è possibile il fatto che ogni volta che osservo l’ora in qualsiasi momento della giornata i numeri siano sempre gli stessi. Le 2.22, le 15.15, le 23.23, le 12.12 oppure anche le 21.12, le 13.31, le 12.34.

Mi immagino tante cose, la quella che ha più forza rispetto alle altre è che qualcosa mi abbia reso una persona con dei ritmi di vita regolare.

Tutto sta inesorabilmente scendendo verso il fondo e non esiste via d’uscita.

Quello che esiste mi sta crollando addosso e sento il peso delle colpevolezze degli altri schiacciarmi, sento che gli uomini non vogliono pagare il prezzo dei loro errori, che evitano in tutti i modi di svincolarsi dai problemi che si creano. Perché per loro rubare è più facile di guadagnarsi da vivere, nascondere un peccato è più comodo di ammettere di aver sbagliato.

Sento che l’orgoglio sta diventando il sentimento più forte di tutti ma ormai siamo troppo intolleranti per ammetterlo.

Che sia il denaro la causa principale  non posso confermarlo, so solo che sono stanco di vivere in un paese del genere, mi arrendo al destino. Che segua il suo percorso, ormai penso che neppure Dio sia in grado di salvare questo infame e sporco mondo.

Tra poco mi riaddormenterò e quando mi sveglierò sarò la stessa persona di sempre, non sarà cambiato nulla se non nel fatto che un nuovo ma identico sole è sorto, sulla valle della vita più stanca e scomposta di tutto quello che i miei occhi possono vedere.