David – III capitolo (F.C.)
giugno 26th, 2012
Il mio compagno di pena mi guarda e non parla più. Il terrore di essere costretto a dire la verità, mi ha permesso di ascoltare solo una piccola parte del suo racconto. Mi ha confidato di aver tradito per anni e anni sua moglie, ma poi il suo destino lo ha smascherato. È morto di infarto, mentre faceva sesso con l’amante di turno. Ho ascoltato stralci della sua lunga storia, ho osservato i suoi occhi compiaciuti di se stesso mentre raccontava come riuscisse a propinare a sua moglie inesistenti impegni di lavoro per avere giornate e notti libere da dedicare alle sue amanti. Improvvisamente, mentre ormai i suoi occhi sono fermi sui miei perché è ovviamente giunto il mio turno di parlare, sento una lacerante tristezza. Ho visto quasi una copia di me stesso, e mi rendo conto di che persona orribile io sia stata e non mi è piacuto vederla. Quanto amore sincero ho gettato via. Una lacrima mi solca la guancia sinistra e si va a posare sull’angolo della bocca. Un raggio di luce arriva a squarciare queste tenebre che credevo eterne. L’essere che mi ha accolto, mi guarda contrariato.
“Ma guarda un po’, il santarello si è pentito. E che facciamo ora? “
Un’altra figura luminosa è apparsa accanto a lui, e sorridendo interviene:
“Non posso portarti via con me, almeno per ora, ma ti offro una possibilità di scontare la tua pena. Vedremo come l’affronterai, e chi di noi due alla fine ti prenderà per mano per portarti via.”
Mi sento rapire da una scia di luce che volteggia allontanandomi da questo luogo. Poi la luce si spegne. È buio ora, però sono piacevolmente adagiato in una culla d’acqua. Sto bene.
Ma ora? L’acqua inizia a scorrere non so dove, e mi sento spingere fuori. Capisco che ho di nuovo un corpo. Qualcosa mi stringe, poi mi rilascia, ora mi sento soffocare, poi una spinta più forte mi getta fuori e istintivamente piango.
“È una bambina.”
La voce di una infermiera che mi tiene nel palmo della mano si sovrappone al mio pianto continuo. Sono nata. Mi hanno fatto rinascere nel corpo di una bambina. Mi giro verso mia madre e vedo Anna. Poi, improvvisamente, ogni ricordo viene cancellato.
Ho ormai cinquant’anni. Sono un avvocato divorzista. Mia madre è morta da dieci anni, e fino a quando la ho avuta accanto a me mi ha insegnato il culto della fedeltà. Negli anni della mia adolescenza mi aveva confidato la storia che aveva avuto con un uomo, un bastardo infedele morto in un incidente d’auto al ritorno da una sua scappatella con un’amante. Questo episodio mi aveva aperto gli occhi sulla vera natura degli uomini e mi sono guardata bene dal decidermi di sposarmi. Ho dedicato la mia vita a studiare come far pentire la perfida categoria degli infedeli della loro bassezza d’animo. Mi sono specializzata a difendere le donne incappate nelle loro reti, e loro mi adorano, perché ad ogni causa che mi affidano escono vincitrici e ricche. Ogni udienza è presidiata da due donne con le quali non sono mai riuscita a parlare. Si siedono nel fondo dell’aula. Una è vestita sempre di bianco, l’altra di nero. Ascoltano con sguardo inespressivo, ma alla fine, prima che io riesca ad avvicinarmi a loro, si dirigono verso la porta di uscita tenendosi per mano e svaniscono nel nulla.


