FERMARSI
dicembre 2nd, 2011
E’ notte. Dalle tende tirate filtra uno spiraglio di luce, si posa delicato sulla tua schiena nuda e illumina una parte di pelle che non conosco ancora bene. C’è un neo scuro, piccolo e irregolare all’altezza della scapola destra, lo sfioro delicatamente, senza fare troppa pressione… non voglio svegliarti. Voglio che tu dorma ancora, che il tuo respiro lento e regolare continui a riempire la stanza e culli i miei pensieri ancora per un po’. Vorrei che il tempo si fermasse ora, in questo istante, con te addormentata ed io che ti osservo, calmo e saturo di una sorta di felicità che solo tu riesci a trasmettermi. E’ strano, ti conosco da poco ma già sento di appartenerti un po’, già vedo un pezzo di me esserti entrato nella pelle; tu forse non te ne sei accorta, ma io si, l’ho sentita, quella parte di anima che di colpo si è staccata da me e si è unita alla tua. Ricordo anche il momento preciso, è stato quando sono venuto a prenderti all’aeroporto, tu sei uscita dal gate ed io ti stavo aspettando con un grande mazzo di margherite bianche in mano, un po’ impaurito ma allo stesso tempo emozionato dal tuo arrivo. Non mi hai visto subito perché stavi parlando con una ragazza dai capelli rossi, così mi sei passata affianco senza accorgerti di me e ti ho sentito dire chiaramente “ si, è venuto a prendermi il mio amore…” Ed è stato allora che quel pezzettino di me che già era pronto per te, mi ha definitivamente lasciato e ti è entrato dentro. Sono uscito dall’aeroporto velocemente e mi sono fermato dal parcheggio dei taxi per darti l’impressione di essere sempre stato lì ad aspettarti, perché non volevo farti sapere che avevo ascoltato la tua conversazione, non volevo farti sapere che ti avevo sentito chiamarmi amore. Non lo avevi mai fatto prima di allora.
Sei sempre stata piuttosto vaga sui tuoi sentimenti per me, ci vedevamo di ritorno dai tuoi viaggi, andavamo a cena fuori, ci divertivamo insieme per qualche giorno e poi tu te ne andavi via di nuovo; ma quella volta con quella ragazza tu hai usato la parola amore preceduta dall’aggettivo possessivo mio ed io ho iniziato a sperare che fosse veramente così. Non sei una ragazza facile, sei complicata e piena di difetti. Sei come uno di quei cani randagi che non vogliono padroni, a loro piace la vita in famiglia, le coccole, il caldo e il cibo nella ciotola, ma non per sempre, dopo un po’ sentono il bisogno di scappare. Non vogliono catene, anche se queste sono fatte di fiori, vogliono essere liberi di gironzolare per il mondo, vogliono poter sentire l’aria di posti diversi sul viso, e non importa se questo significa dormire tutte le notti in letti nuovi e forse scomodi, far colazione guardando visi di persone sconosciute, va bene anche questo, perché fa parte dell’essere libero.
Io la libertà la conosco poco, se mi avessero chiesto” cos è” quando avevo dieci anni, avrei risposto che era poter rimanere a scambiare figurine in cortile con gli amici tutto il giorno; se me lo avessero chiesto a diciotto, avrei risposto che era poter uscire da casa in pigiama e sentirmi me stesso invece che vestito alla moda ed essere un altro. Tuttavia la vita ha le sue regole, ed io le ho sempre seguite alla perfezione. Tu invece no. Così questa sera, mentre ti guardo sognare, ti confesso che la libertà per me sei tu. Tu con i tuoi occhi da bambina, le tue mani piccole e ruvide, il tuo sorriso di ceramica e i tuoi pensieri che, leggeri come farfalle colorate, mi riempiono la vita, anche se per poche ore.
Non te ne andare domani.
Resta ancora con me, resta qui per essere la mia libertà.
Te lo chiedo così, anche se so che partirai.
Ti sfioro il braccio e la punta delle mie dita incontra una piccola imperfezione all’altezza del polso, la osservo, e vedo che è un taglietto rosso; devo avertelo fatto io per sbaglio con il braccialetto che porto. Ecco, questo piccolo segno ti ricorderà di questa notte quando, tra qualche giorno, sarai da qualche parte nel mondo, magari seduta a un bar a bere caffè. Lo guarderai e penserai a noi, la nostalgia ti riempirà il cuore e quel piccolo frammento della mia anima si farà sentire, ti parlerà, e ti racconterà la nostra storia, che è già cominciata, anche se tu non te ne sei ancora resa conto. Allora ti alzerai, lascerai il caffè intatto sul tavolo, e inizierai a camminare, prima lentamente, poi sempre più veloce, e la tua mente starà ripercorrendo come in un film tutti i nostri momenti migliori, ma anche quelli peggiori. Sorriderai. E con il cuore che vola, inizierai a correre, spalancando le braccia come ali di un gabbiano, con i capelli che volano e gli occhi chiusi. Nella tua mente inizieranno a farsi strada la consapevolezza e la sicurezza che il giorno dopo salirai sull’aereo per tornare a casa, per tornare da me. Perché sai, a volte basta un piccolo segno per farci capire, per farci vedere, perché i randagi amano la libertà, ma a un certo punto della vita, trovano la casa giusta, le coccole giuste, la pace giusta, quella che il destino aveva programmato per loro e che hanno continuato a cercare inconsapevolmente in tutto il loro vagabondare, ed è allora che smettono di correre e si fermano.


