Richardson Eric Creim – Ale
maggio 24th, 2011
“Signorina Olga, la targa sulla porta del mio studio è stata fissata male, pende sulla destra. Può chiamare il falegname e farla sistemare meglio? A proposito, vorrei anche i miei due yogurt, magri mi raccomando. Con zucchero di canna. E non dimentichi il cucchiaino. Vada pure, io devo fare una telefonata personale”.
Prima controllo le carte, non si sa mai. Allora … oggi abbiamo il caso del cane scomparso, quello della segretaria diventata prostituta, il vigile urbano corrotto e … i pesci rossi? Ah, no, quelli sono per mio figlio. Ci mancava solo che dovessi cercare i pesci rossi immergendomi a testa in giù in qualche vasca …
Ok, ora la telefonata. “Prooonto?” – “Ciao cara, sono io. Tutto bene?” – “Non proprio, mi si è appena spezzata un’unghia per rispondere al telefono e questa non ci voleva proprio!” – “Vuoi che la ritrovi io? Ahahahahah!” – “Non sei per nulla spiritoso. Si, per il resto va tutto bene, ma ora sto uscendo con Martha, quindi ci risentiamo dopo”. – “Allora a dopo” – “Click”. Bella soddisfazione, non c’è che dire. Mettiamoci al lavoro, è meglio. Bussano.
“Dotore, eco suo iogur, due. Poi faleniame viene più dopo. Bisonio di altro, dotore?” – “No, grazie, vai pure”. Dovevo essere davvero completamente ubriaco quando l’ho assunta. Mi ha portato due yogurt senza zucchero e senza cucchiaino. Potrei farmici una maschera ai capelli, se non fosse che li ho finiti. Sospiro e cerco di fare un po’ di meditazione Yoga casareccia. Bussano.
“Dotore, la siniora Sanninioni è all’apuntamento, facio entrare?” Ma chi è ‘sta signora Sanninioni? Controllo l’agenda …. ”Sannini, vorrà dire!” e Olga mi guarda con l’occhio spento e annuisce, ma è incerta. “Si, ok, la faccia entrare”. Mi verrebbe anche da continuare con “e lei può anche uscire definitivamente dal mio ufficio”, ma non lo faccio. In fondo sono un buono e me ne compiaccio.
Entra una signora bionda, rigorosamente tinta, con un abitino svolazzante e gli occhi un po’ tondi, dice di chiamarsi Sama. Sorride e si siede di fronte a me. Si presenta e mi parla del marito che ha perso il lume della ragione, ma certo io non posso esserle utile! Continua dicendo che tutto è nato dalla perdita di quanto più caro lui avesse, la sua anima. Non è mica facile ritrovare un’anima, carina. Quelle una volta che escono dal corpo sono praticamente imprendibili. Mi offre 100 euro al giorno ed io accetto. Del resto, quella è la mia pubblicità e non posso venir meno agli impegni che prendo con i miei potenziali clienti. Le farò avere notizie al più presto. Se ne va, mi lascia un bigliettino da visita.
Esco con il mio impermeabile e inizio a perlustrare la zona dove questo signor Herbert abita. Passo davanti al portone, è aperto. Entro. Cammino nell’atrio, salgo le scale, arrivo fin su in lavanderia, ma di anime nessuna traccia. Però trovo un cerchietto d’oro, forse una fede? Non ho gli occhiali, la metto in tasca e proseguo. Scendo, esco dal portone. A fianco c’è una salumeria “prodotti tipici toscani”. Entro e mi faccio preparare un panino, poi guardo con circospezione all’interno del locale, ma non vedo nulla di strano. Esco. Poi mi sento chiamare a gran voce dalla signora che mi ha servito. Ah-ah, forse ci siamo. Torno indietro e lei mi dice che non ho pagato. Una distrazione. Ancora a fianco un’osteria, ma è chiusa per lutto. Mhhhh …. Prendo un appunto, non si sa mai. Poi un fornaio, un altro portone e un macellaio. Non trovo nulla che possa essere utile alla mia ricerca. Proseguo.
Un bar pieno di uomini che giocano alle slot machine. Interessante, entro. Bevo un caffè, che pago in anticipo, e inizio a camminare cautamente fra le macchinette mangiasoldi. Ecco che finalmente scorgo un’anima nascosta dietro ad uno sgabello di fronte ad una slot. La guardo, lei sa che la vedo. Ho la sensazione che sia spaventata ed infatti mi segue solo quando esco attirandola con un foglietto dove c’è scritto Herbert. Una volta fuori raggiungiamo un angolo tranquillo e in poche parole mi spiega che Herbert l’ha cacciata via da quando è stato contagiato dal vizio del gioco. Le ha detto che non voleva più averla tra i piedi e l’ha liquidata. Lei lo aspetta tutti i giorni nella sala giochi del bar speranza che lui la riprenda con sé, ma Herbert non ne vuole più sapere di lei. E’ triste, disorientata, non sa cosa fare. Le suggerisco di fare due passi con me, pensando di portarla su nel mio ufficio.
Quando arriviamo entro con cautela, ma Olga è andata via e possiamo procedere con tranquillità. Faccio sedere l’anima in pena su una poltrona del mio studio, poi chiamo Sama. Lei mi risponde che non ha più importanza, l’anima non le interessa più perché Herbert è stato vittima di un omicidio per i troppi debiti di gioco. Aggiunge anche che mi pagherà la parcella perché ho fatto il mio dovere. Riaggancio e guardo la povera anima smarrita spiegandole che dovrà trovarsi un altro corpo dove abitare. Si alza dalla poltrona e svanisce prima che io possa salutarla. Preparo la ricevuta per i 100 euro che riceverò per questo caso e annoto che è archiviato.
Ora dovrei darmi da fare per il cane smarrito, ma rinvio a domani. Mi interessa il caso della segretaria/prostituta. Di lei dovrò chiedere a Merice, le conosce tutte (o quasi). Mi alzo e mi preparo ad andare da lei e, con l’occasione, darò uno sguardo alle ragazze: mi hanno parlato di una nuova che non è niente male. Chiudo la porta dell’ufficio e scendo. Mi avvio verso la CasadiDietro, pensando al curioso nome che le hanno dato e pregustando l’incontro con la torbida Merice.


