Che meraviglia! Oggi c’è un bel sole. C’è sempre un bel sole qui. Ci son sempre le buone caramelle, sulle bancarelle schierate in parata di colori e profumi sul lungomare. Non soffia mai il vento per dar fastidio, carezza la pelle all’ora di punta, blandisce i raggi sulle panchine e Buio non dimentica mai di proteggerci. Sempre, gli alberi son verdi e gonfi d’acqua, qui. Sempre è bello il tramonto, colora la fine del mare di un caldo arancio e l’alba, di nuovo, di pesco. Non piangono i bambini, qui; sorridono. Sempre sorridono, sempre. “

I bambini smettono di cantare, non avrei voluto urlargli, ma non sopporto essere svegliato in quel modo…forse non sopporto di essere svegliato in nessun modo. Il caldo umido e appiccicoso è insopportabile…l’odore di nicotina e sangue rappreso mi ricorda che ho un sacco da fare oggi, stramaledetti piccoli bastardi. Mi metto a sedere lentamente e nella quasi totale oscurità cerco le sigarette e l’accendino, l’accendino mi costa più tempo, ma ne valeva la pena. Ai piedi del letto, Buio sbuffa in attesa di seguirmi in cucina… stanotte ha fatto un macello, ma cosa volete farci in fondo è solo un cane.

Cazzo c’è sangue dappertutto, alcuni mosconi pasteggiano con i resti di quella puttanella senza culo, osservo Buio mentre mi precede con la sua enorme mole, continuo ad osservarlo fino a quando non incrocia il mio sguardo.

Potevi almeno lasciarmi il tempo di una sveltina ingordo che non sei altro!

Smette di osservarmi e sempre lentamente si avvicina alla porta d’ingresso, scodinzola avvisandomi che se non lo faccio uscire in fretta, oltre alla puzza di nicotina e sangue presto ci sarà anche quella di piscio di cane…sorrido mentre gli apro la porta.

Dopo un caffè e l’ennesima sigaretta, ed una bella “telefonata” in bagno, raccolgo quel che rimane della puttanella in un sacco della spazzatura ed esco sotto il sole incandescente del periodo più caldo dell’anno. La via principale appare deserta, lo è sempre alle tre del pomeriggio, così evito di dover salutare tutti con il “solito” cenno del capo tipico della gente del “sud e delle isole”.

Arrivato in prossimità del porto dei pescatori e dopo aver gettato la “spazzatura ed i resti” nel cassonetto dell’immondizia, saluto con un cenno Francesco e gli operai del comune che stanno decorando le vie del paese per la “sagra del pesce”, quindi mi avvicino alle tre grosse padelle montate giorni prima per essere sicuro che non abbiano combinato cazzate, era la prima volta che non le montavo personalmente, ma quest’anno le “puttanelle” erano più numerose del solito. Stranamente gli ambulanti non avevano ancora cominciato a montare le loro bancarelle, probabilmente stanno aspettando che io esca con la barca giusto per sentirsi più sicuri…come se fosse mai bastato.

Faceva davvero un caldo pazzesco, stavo sudando come un maialetto al forno mentre Buio con tutto il suo pelo sembrava non sentirlo… centocinquanta chili di muscoli, peli e grasso che nonostante l’aspetto sembravano adorare questo stramaledetto caldo del cazzo.

Mentre salivo sulla barca e accendevo la pompa di sentina, Buio si era sdraiato, in prossimità del gabbiotto della benzina, come faceva sempre. Il rumore del motore diesel entrobordo della barca ruppe il silenzio pomeridiano e dopo aver mollato le cime uscii dal porticciolo in direzione dello “scoglio delle puttanelle”… avevo un sacco da fare ed avevo non più di cinque, sei ore prima che cominciasse la sagra…

II PARTE

 

 

IL BUIO AL SOLE

Di Roberto P. Manzoni

Che meraviglia! Oggi c’è un bel sole. C’è sempre un bel sole qui. Ci son sempre le buone caramelle, sulle bancarelle schierate in parata di colori e profumi sul lungomare. Non soffia mai il vento per dar fastidio, carezza la pelle all’ora di punta, blandisce i raggi sulle panchine e Buio non dimentica mai di proteggerci. Sempre, gli alberi son verdi e gonfi d’acqua, qui. Sempre è bello il tramonto, colora la fine del mare di un caldo arancio e l’alba, di nuovo, di pesco. Non piangono i bambini, qui; sorridono. Sempre sorridono, sempre. “

I bambini smettono di cantare, non avrei voluto urlargli, ma non sopporto essere svegliato in quel modo…forse non sopporto di essere svegliato in nessun modo. Il caldo umido e appiccicoso è insopportabile…l’odore di nicotina e sangue rappreso mi ricorda che ho un sacco da fare oggi, stramaledetti piccoli bastardi. Mi metto a sedere lentamente e nella quasi totale oscurità cerco le sigarette e l’accendino, l’accendino mi costa più tempo, ma ne valeva la pena. Hai piedi del letto Buio sbuffa in attesa di seguirmi in cucina…stanotte ha fatto un macello, ma cosa volete farci in fondo è solo un cane.

Cazzo c’è sangue dappertutto, alcuni mosconi pasteggiano con i resti di quella puttanella senza culo, osservo Buio mentre mi precede con la sua enorme mole, continuo ad osservarlo fino a quando non incrocia il mio sguardo.

Potevi almeno lasciarmi il tempo di una sveltina ingordo che non sei altro!

Smette di osservarmi e sempre lentamente si avvicina alla porta d’ingresso, scodinzola avvisandomi che se non lo faccio uscire in fretta, oltre alla puzza di nicotina e sangue presto ci sarà anche quella di piscio di cane…sorrido mentre gli apro la porta.

Dopo un caffè e l’ennesima sigaretta, ed una bella “telefonata” in bagno, raccolgo quel che rimane della puttanella in un sacco della spazzatura ed esco sotto il sole incandescente del periodo più caldo dell’anno. La via principale appare deserta, lo è sempre alle tre del pomeriggio, così evito di dover salutare tutti con il “solito” cenno del capo tipico della gente del “sud e delle isole”.

Arrivato in prossimità del porto dei pescatori e dopo aver gettato la “spazzatura ed i resti” nel cassonetto dell’immondizia, saluto con un cenno Francesco e gli operai del comune che stanno decorando le vie del paese per la “sagra del pesce”, quindi mi avvicino alle tre grosse padelle montate giorni prima per essere sicuro che non abbiano combinato cazzate, era la prima volta che non le montavo personalmente, ma quest’anno le “puttanelle” erano più numerose del solito. Stranamente gli ambulanti non avevano ancora cominciato a montare le loro bancarelle, probabilmente stanno aspettando che io esca con la barca giusto per sentirsi più sicuri…come se fosse mai bastato.

Faceva davvero un caldo pazzesco, stavo sudando come un maialetto al forno mentre Buio con tutto il suo pelo sembrava non sentirlo…centocinquanta chili di muscoli, peli e grasso che nonostante l’aspetto sembravano adorare questo stramaledetto caldo del cazzo.

Mentre salivo sulla barca e accendevo la pompa di sentina, Buio si era sdraiato, in prossimità del gabbiotto della benzina, come faceva sempre. Il rumore del motore diesel entrobordo della barca ruppe il silenzio pomeridiano e dopo aver mollato le cime uscii dal porticciolo in direzione dello “scoglio delle puttanelle”…avevo un sacco da fare ed avevo non più di cinque, sei ore prima che cominciasse la sagra…

…come facevo ogni stramaledettissimo giorno, da ventanni ad oggi, preparai le lenze da traina assicurandomi che il “bracciolo” d’acciaio non fosse stato compromesso dall’usura e contemporaneamente cominciai a diminuire la velocità della barca. Mano a mano che mi allontanavo dalla costa, un leggero vento di levante mi costrinse, con mio grande sollievo, ad indossare una maglia di cotone.

Arrivato in prossimità dello scoglio delle puttanelle, cominciai ad incrociare i pescherecci che rientravano dalla pesca. Le grandi reti a strascico pendevano come impiccati dagli enormi archi in metallo, per prima incrociai la “Roberta” seguita dal “Cormorano” ed in lontananza a grecale intravedevo le sagome della “Lorenza” e della “Maria Pia”. Per ultima vidi la “Liliana”, il cui equipaggio era ancora intento a pulire la grande rete a strascico, un cinque o sei delfini la seguivano con la speranza di banchettare con gli scarti della “terza”(di solito il pescato si divide in prima, seconda e terza, dipende dalla qualità del pesce). Ora ero ad un trecento metri dallo scoglio e potevo vedere con chiarezza i pali in metallo dove rimaneva solo un’esca, legata saldamente con una catena, che appariva immobile. Svoltai sulla sinistra aggirando lo scoglio, lambendo con quella maestria che acquisisci sin da bambino, le secche che circondavano l’enorme formazione rocciosa. Continuando ad osservare l’esca mi resi conto che era ancora viva per il semplice fatto che per un attimo mi fisso con occhi pieni di terrore e follia. Lo ignorai mentre svolgevo le due traine, venti, venticinque braccia di nailon spesso…la pesca cominciava.

Avevo diminuito la velocità a non più di uno, due nodi, cambiai il “viaggio”(la barra del timone di poppa)con quello corto puntandolo sulla schiena, mentre ogni tanto controllavo le lenze.

Dopo un’ora circa avevo preso due ricciole, di piccole dimensioni, e tre spigole, di cui una bella grossa. Di tanto in tanto scrutavo l’orizzonte in cerca di un segnale che di solito consisteva in branchi di sardine, il miglior modo per prendere qualche palamita(una specie di piccolo tonno), ma oggi non era giornata. Il tempo stava passando in fretta o almeno questa era la mia impressione, quando finalmente una delle lenze andò in forte tensione…misi rapidamente in folle, mentre impugnavo la lenza con entrambe le mani con un piede spinsi la corta barra del timone facendo compiere alla barca una virata larga…la puttanella aveva abboccato…

Continua: prossimamente sul giardinodelleinsanecreature….