Clara allunga le mani verso Laura e Belladonna, tenendole a forma di coppa. I suoi palmi traboccano di rametti di rosmarino.

-E’ lui- esordisce verso le due donne che la guardano solennemente-di cui si narra una splendida leggenda: Il re di Persia, una volta scoperto che la figlia era stata sedotta da Apollo, la fece uccidere subito, ma il Dio trasformò il corpo della principessa in una splendida pianta, il rosmarino appunto, che crebbe sulla tomba a simboleggiare l’eternità ed il ricordo. Ed è questo che io voglio, che Gabriele ricordi-

Le altre due annuiscono poi, insieme a Clara, si dirigono in sala da pranzo.

Gabriele le accoglie con un sorriso ebete:

-Bene, bene, eccovi!- esclama lui, battendosi una mano sul ventre-Cosa si mangia stasera?-

-Un ottimo riso!- risponde Clara.

-Oh!- la pietanza fa a malapena in tempo ad essere poggiata sul tavolo che Gabriele se ne serve una generosa forchettata -Non ti ricordavo così brava- continua poi, con la bocca piena.

Clara prende tempo. Si passa una mano sui capelli neri, raccolti in uno chignon. Chiude gli occhi.

Ricorda a sua volta, ricorda due ragazzini che giocavano in collina, fra le vigne, correndo all’impazzata in discesa, verso i cespugli di quella magnifica pianta odorosa, a strapparne a grandi ciuffi i piccoli aghi, solo per il piacere di annusarne il profumo intenso.

- Le giornate passate a correre in mezzo ai vigneti ed ai cespugli di rosmarino- borbotta Gabriele.

Clara sorride. Il rosmarino sta agendo sulla mente dell’uomo. Ravvivava i suoi ricordi.

E Gabriele ne ha bisogno, oh sì, se ne ha bisogno! Per troppo tempo si è dimenticato di Clara, per troppo tempo l’ha ignorata, scordandosi della loro amicizia di lunga data, trasformatasi poi in un matrimonio, fallito troppo presto.

-Eri bella, il giorno del matrimonio- il tono di Gabriele si è fatto più vivace. Sta andando tutto alla perfezione.

-Vero- esclama Clara, sorridendo -però, poi, cos’è successo?-

Il volto di lui si incupisce. I suoi occhi sono fissi su di un punto imprecisato della sala, mentre scava nel suo passato.

-Poi ho cominciato ad annoiarmi. Tu non eri d’aiuto. Avevo bisogno di un emozione nuova. Tu non potevi esserlo, in fondo ti conoscevo fin da quando eravamo ragazzi, come avresti potuto? Eri roba già collaudata. Ho cercato altrove-

-Lo so, Gabriele. Però, quello che tu non sai, è che io facevo di tutto per piacerti, per stimolarti. Forse avrei dovuto usare metodi più…-l’occhio le cade per un istante sul risotto -convincenti, ma speravo che quello che facevo fosse abbastanza. Ma non l’hai notato. Hai visto solo quello che volevi vedere ed hai visto solo te stesso ed il tuo stupido, infantile bisogno di essere intrattenuto, di essere trastullato-

Gabriele non sa che dire. Fissa senza vedere davanti a sé e mangia meccanicamente. La sua mente è fra le mani del Re del Ricordo, il rosmarino.

Laura e Belladonna sono rimaste in silenzio. Fissano Clara interrogative.

-Sì, andiamo a preparare la seconda portata-.

Si dirigono in cucina. Adesso, tocca a Laura mostrare ciò che sa.

Volta le spalle alle amiche, per poi girarsi verso di loro, tenendo sul palmo della mano dei piccoli chicchi neri.

-E’ una spezia antichissima, il pepe, arrivò qui dall’India- spiega -Fu adoperato inizialmente come medicinale: Ovidio consigliava una mistura di pepe e semi d’edera a chi soffriva d’impotenza-

Le altre due donne ridono.

-Non c’è niente da ridere. Dal Cinquecento fino a due secoli fa, si diceva che questa spezia agitasse il sangue, e risvegliasse gli appetiti sessuali, creando nell’uomo un vero e proprio tumulto. Anche oggi c’è l’assoluta convinzione che il pepe abbia proprietà afrodisiache. Voglio farmi desiderare da Gabriele. Lo ha fatto così poco, nonostante io fossi la novità…- e fissa Clara con sguardo eloquente. L’altra annuisce.

-Andiamo!-

Ritornano in sala. Gabriele getta loro un’occhiata inquieta.

-Uh, cosa c’è di secondo?-chiede, incuriosito.

-Un bel filetto, salato e…pepato al punto giusto- esclama Laura, sottoponendogli la pietanza.

Con l’acquolina in bocca, Gabriele ne taglia un boccone generoso e l’infila in bocca. I suoi denti scricchiolano quando maciullano il primo chicco di pepe.

-Allora…- comincia Laura, prendendo posto accanto a lui -Hai lasciato tua moglie. E poi che hai fatto?-

Gabriele deglutisce e soffoca una risata -Come che ho fatto? Sono venuto ad abitare da te-

-Sì, esatto, la seconda moglie- Laura annuisce.

-E dimmi, credi di essere del tutto privo di colpe per il fallimento del tuo secondo matrimonio?-chiede a bruciapelo, osservandolo minuziosamente in viso.

Gabriele la fissa stranito:

-Beh, ma cos’è che non ti davo? Avevi tutto, i migliori vestiti, una bella casa, le vacanze in campagna…-

-Passione- replica Laura. Gabriele arrossisce.

-Beh, sai, ero ancora ferito per la separazione da Clara..-biascica lui, piuttosto imbarazzato.

-Allora era per questo che eri così tiepido a letto e non ti godevi il nostro rapporto…ti mancava Clara. Eppure volevi nuove emozioni..-

Sotto la pelle delle guance di Gabriele il sangue scorre impetuoso, sotto la frusta del pepe e corre al galoppo del cuore che batte all’impazzata.

-Oh ma io ti ho sempre desiderato- sussurra lui, gettando un’occhiata lasciva a Laura, che osserva soddisfatta gli effetti della spezia.

-Eppure non l’hai mai dimostrato…-puntualizza lei,incrociando le braccia sotto al seno che lui occhieggia, con uno sguardo che lascia ben intendere a cosa stia pensando.

-Concedimi di dimostrartelo- grida lui, battendo le mani sulla tavola, facendo tintinnare la forchetta contro il piatto.

Laura scuote la testa..

-E’ troppo tardi. Mi hai dato per scontata. La poca passione che c’era fra di noi ci ha persino impedito di concepire un figlio. Adesso basta.-

-Ma io, Laura, ti desidero!- grida Gabriele, mentre il pepe infiamma i suoi sensi, facendolo tremare -Se solo tu mi dessi…-

-No- esclama lei, e a malapena riesce a contenere la soddisfazione, nel vederlo in quello stato.

-Laura, quanto ti voglio adesso- piagnucola lui, abbassando gli occhi -…e le giornate passate a correre fra i vigneti, oh, Clara, adesso ricordo tutto…-

Belladonna, rimasta pazientemente ad aspettare, ora si alza in piedi. Senza parlare, si sposta in cucina. Le altre due la seguono. Non sanno quale sia il nome di quella donna, la conoscono solo come il nomignolo di Belladonna, il nome della..

-…Atropa Belladonna, la pianta che sta alla base del mio tonico- spiega la terza donna a Clara e Laura, che si scambiano un’occhiata seria.

Atropa, come “Atropo”, la terza delle Moire che recideva il filo della vita, ponendo fine all’esistenza di ogni uomo. Così fa questa pianta: stronca chiunque ne mangi le sue bacche nere:

Il termine “belladonna” invece, è un omaggio all’uso che ne facevano le signore del Rinascimento, che la adoperavano nella cosmesi.

-Non soffrirà – dice Belladonna alle altre due.

-Del resto, ha già sofferto un poco, stasera- commenta Laura.

-Già- replica Belladonna, mentre travasa il tonico in una tazza -ma mai quanto ho sofferto io. Sono sempre stata la ruota di scorta. Mai un’attenzione o un occhio di riguardo.

Le effusioni che non dava a te, Laura, le dava in maniera spiccia e sbrigativa a me, in una stanzetta d’albergo, per quindici minuti al massimo.

I Capodanni, i Natali, le Pasque, li ho sempre passati da sola, perché lui, anche quando non aveva una di voi accanto a sé, aveva gente migliore con cui trattenersi.. Non ci siamo mai parlati e non vedo motivo per iniziare adesso, ragion per cui non gli rinfaccerò nulla, al contrario di voi. Ma lui mi ha dato una non vita, relegandomi al ruolo dell’amante ed io una non vita gli restituirò-

 

Belladonna afferra la tazza con il tonico e la porta in sala da pranzo. Clara e Laura aspettano lì. Tanto non c’è nulla da sentire, Belladonna non parla. Neppure Gabriele parla a lei, si limita a fissare cupamente il tavolo, mentre afferra la tazza dalla donna che ha sempre ignorato e che ignora anche ora. Pochi sorsi. E poi l’Atropa Belladonna conclude finalmente il banchetto delle Moire.