L’oleandro (SaraPriscilla)

settembre 21st, 2012

“Sei sicura di quello che stai facendo?” chiese Virginia.

Vanessa armeggiava irosa con la mezzaluna sbattendola con forza sul tagliere di legno intarsiato. Le foglie offese e tritate schizzavano ovunque vi fosse aria tanto che Virginia doveva continuamente togliersi pezzi verdi dai capelli neri.

“Vedremo se ha il coraggio di offendermi di nuovo!” esclamò furibonda Vanessa guardando con occhi fiammeggianti l’ amica. Virginia strinse le labbra, osservava pensierosa le foglie di oleandro sopra il tagliere valutando la conseguenza di quel gesto dal momento che sapeva le proprietà di quella velenosa pianta conoscendone la cardiotossicità. Alzò il viso verso le fiamme del camino, nonostante non fosse freddo era stato acceso, sapeva che il fuoco serviva all’ amica per portare a termine il rituale di rottura del fidanzamento tra Sofia e Gabriele, mancava solo un elemento essenziale, l’ altra strega.

Sentirono bussare alla porta. Era lei, il terzo componente del trio, Veronica. Entro’ nella stanza scuotendo la chioma di capelli corvini, sorrise compiaciuta alle amiche e si lasciò cadere sul morbido divano davanti al camino.

“ Si stanno baciando” disse con un sorriso sghembo lanciando uno sguardo maligno verso Vanessa che nel frattempo aveva sbattuto con ferocia la mezzaluna sul tagliere tanto da farla penetrare dentro il legno.

“ Le foglie sono pronte”.

Virginia pensò che sembravano tritate da un robot da cucina invece che da una mezzaluna, ma non disse nulla per paura che l’ attrezzo tagliente le piombasse diritto in testa.

Le due amiche raggiunsero Veronica ed insieme si riunirono davanti al fuoco. Virginia teneva in mano un contenitore di coccio con dentro poca acqua. Ad occhi chiusi alzò il contenitore. Poi le tre amiche iniziarono a cantilenare le parole del sortilegio. L’ atmosfera nella stanza cambiò di colpo, fecero un respiro profondo.

Fuoco di rabbia rosso e ardente,

Rendi delle foglie il veleno rovente.

Taglia, strappa, scaccia via,

Separa l’ amore tra Gabriele e Sofia.

Aprirono gli occhi all’ istante. Vanessa gettò le foglie nell’ acqua e posizionò il contenitore accanto al fuoco.

“ Sette minuti e la pozione e’ pronta” disse, sembrava non avere più rabbia dentro il corpo, pareva tranquilla. Virginia la conosceva da tempo, da quando era in coppia con Gabriele. Aveva visto e sentito sulla sua pelle le lacrime dell’ amica. Dopo pochi giorni dall’ inizio della scuola scoprirono che Sofia, la nuova venuta nella classe, aveva ammaliato Gabriele. Sofia la bella. La ragazza che tutti amano e ammirano. Vanessa aveva premeditato tutto da tempo: – di quella pozione bastano poche gocce- le aveva detto due giorni prima. -Tre gocce dentro l’ acqua della mensa, nessun effetto collaterale a parte la fine di un amore- , poi aveva riso, un riso amaro pesante che sfondava il cuore. Un tempo il desiderio di Vanessa era quello di essere unite, di amare la loro sapienza, di aiutarsi come sorelle. Ed eccole là, pronte a tentare un sortilegio mortale contro una di loro, una persona tra l’ altro che non era in grado di odiare nessuno.

Sette minuti passarono in fretta. L’ acqua non aveva subito alterazione di colore. Vanessa tornò vero la cucina ed estrasse da un cassetto un piccolo contagocce. Lo appoggiò dentro il contenitore ed aspirò poco liquido. “ Domani” disse e alzò i penetranti occhi verso le amiche raggelate.

Sofia stava tornando a casa dopo aver dato un lungo bacio a Gabriele ma era stata interrotta da una strana sensazione. Infatti, voltandosi, aveva intravisto la strana figura corvina di Veronica. Non le dimostrava mai amicizia, ma poteva capirla, come comprendeva l’ astio di Vanessa che amava Gabriele quanto odiava lei. Ma cosa poteva fare? Gabriele le aveva parlato sinceramente mettendo a nudo il suo giovane cuore, non amava più Vanessa da tempo. Non avevano più niente da condividere insieme. Questo però non la faceva sentire migliore. Ormai viveva a braccetto con il senso di colpa che diventava un dolore acuto ogni volta che ripensava a tutta la storia. A casa si sentì stranamente esausta. Dopo una breve doccia decise di andare a dormire. Fu svegliata dalla madre per l’ ora di cena, obbediente Sofia mangiò qualche boccone poi tornò al caldo tra le lenzuola.

Durante la notte fece uno strano sogno, annegava avvolta da acque amare e fredde, tendeva la mano verso una figura indistinta che le ricordava Gabriele ma era così lontano da non riusciva a far affiorare in superficie nemmeno un dito. Sprofondava giù in fondo al buio come se stesse andando incontro alla morte. Aveva il corpo paralizzato nel letto e non riusciva a muoversi, poi con fatica riuscì ad aprire gli occhi. Si mise seduta, portandosi le mani sul cuore, lentamente riprese il controllo di sé. E’ solo un brutto sogno, si disse, e’ solo un incubo.

A scuola le lezioni furono lente e noiose come sempre. Sofia stava attenta e scriveva meticolosamente gli appunti sul suo grosso quaderno ad anelli. Vanessa era seduta dietro e le osservava i capelli biondi. Capelli di seta lucenti e profumati; capelli avvolti attorno al ragazzo che ama; capelli accarezzati che nascondono le orecchie deliziate dalla voce dell’ amore. Sentì il corpo vibrare in preda ad una rabbia atroce. Quando la campanella del cambio dell’ ora suonò fu la prima ad alzarsi creando una folata di vento, sparì fuori dalla porta. Virginia sospirò cercando lo sguardo di Veronica; l’ amica che di solito aveva un sorriso malizioso sul volto era seria, le ricambiò lo sguardo ed annuì appena con la testa. Avevano parlato. Dovevano trattenere Sofia. Così la fermarono al banco con una scusa banale.

Sofia rimase interdetta, le ragazze non le rivolgevano più la parola da mesi, anche Gabriele rimase stupito. Osservava muto la scena. Dovevano muoversi ed andare alla mensa se volevano ingerire qualcosa prima della ripresa delle lezioni. Provò a dirlo ma Veronica lo guardò male. Sofia osservando quello sguardo capì che sotto il loro atteggiamento c’era qualcosa di strano. Si alzò dal banco.

“Andiamo a mangiare” disse, e si voltò  camminando a passo svelto verso il corridoio.

Vanessa doveva essere veloce, doveva versare poche gocce della fiala senza essere vista, così approfittando del ritardo di Sofia versò tutto il contenuto dentro il bicchiere, e sgattaiolò soddisfatta al proprio posto. Gabriele prese posto a sedere ma le cose non andarono come sempre, le ragazze videro con orrore che  i due fidanzati si erano invertiti di posto. Videro Gabriele sorridere a Sofia prima di bere tutto il contenuto del  bicchiere. Il gelo penetrò nelle vene di Vanessa e delle altre due amiche. Rimasero immobili in preda al panico.

Il viso del ragazzo impallidì. Il contenuto amaro dichiarò la presenza di qualcosa di strano nel bicchiere, alzò lo sguardo ed incrociò gli occhi sbarrati di Vanessa. Capì tutto. Si alzò in fretta spaventando Sofia. Doveva andare in bagno, doveva eliminare dal corpo quella sostanza…

Ma il cuore stava già riconoscendo il veleno dell’ odio, pulsava dolorosamente nella gola, lo sentiva esplodere, un battito dietro l’ altro come un tamburo impazzito. Il dolore intenso al petto lo fece cadere. Sofia chiedeva aiuto ma la stanza era immobilizzata da un terrore collettivo. Gabriele se ne stava andando tra le sue braccia. Vanessa era riuscita nel suo intento. Il legame si stava spezzando dietro un ultimo battito d’ amore.