Imbrian (di Scartabella)

Curvo sul bordo del laghetto, gli occhi foschi sotto l’arco sinuoso delle sopracciglia, il principe Imbrian assaporava il trionfo. L’acqua verdastra ribolliva come una zuppa dentro la quale gli arti sgraziati del perfido mago di corte emergevano a tratti, in alternanza con la sommità della grossa testa del negromante, lucida e bianchiccia come una rapa messa a cuocere. Per lungo tempo, Imbrian rimase dov’era, lo sguardo corrucciato e fisso su Elmer che affogava nel silenzio rotto dallo sciabordio del gorgo e dall’impercettibile  tintinnare dei numerosi monili che portava al collo ogni qualvolta il suo respiro diventava affannoso. Quando le acque del laghetto furono di nuovo tranquille, Imbrian si rialzò e prese a guardarsi intorno mostrando nel volto la consueta espressione malinconica e vagamente infastidita al posto di quella selvaggia e trionfante di poco prima. Respirò a fondo  e provò a distrarsi seguendo l’andirivieni di una gazza intorno al proprio nido tra i rami di una quercia. Elmar era stato di gran lunga il soggetto peggiore che aveva fatto il nido a DarthManor. Prima di lui, molti altri ne avevano fatto un luogo di orribili nequizie ma Elmar …, Imbrian ripensò alle creature pallide, senza occhi eppure capaci di vedere che il mago allevava nell’oscurità dei sotterranei di DarthMor. Creature che si nutrivano esclusivamente  dei funghi che crescevano sulle pietre stillanti acqua malsana e che si dissetavano con quella stessa acqua. Una mandria di semi-umani la cui breve esistenza terminava con uno dei sanguinosi banchetti di Elmar, di cui costituivano la principale portata.  Cosa ne sarebbe stato di quei disgraziati sopravvissuti da ora in avanti? Imbrian si sentì felice di non doversene occupare. Quella era la parte più difficile. Quella che le storie avventurose non raccontano mai.
Nella fortezza, trovò Galla  occupata a gettare secchi d’acqua sui pavimenti scandendo formule magiche in compagnia di due pallidi senza occhi che schizzavano acqua dappertutto lanciando grida gioiose. Accucciati sotto un tavolo Ibrian ne scorse un altro paio che leccavano avidamente dei favi di miele scuotendo beati le grosse teste dall’espressione stolida. Quando lo vide, Galla smise di colpo  di salmodiare e incominciò a lamentarsi–  Quel maledetto Elmar ci sta costringendo ad una bonifica in piena regola. E come se non bastasse, ho questi pallidoni tra i piedi. Perché non fai qualcosa?-  –Hai per caso visto il mio pugnale con le rune?- chiese Imbrian. Girò lo sguardo attorno, scrutando speranzoso sopra e sotto la scarsa mobilia – Non dirmi che lo hai lasciato nuovamente in giro- la voce di Galla stridette come una carrucola male oliata mentre gli occhi le si accendevano di rabbia –  e tanto per cambiare non mi stai nemmeno a sentire quando ti parlo- - Ecco dov’è!-  Imbrian si slanciò sotto il tavolo e strappò il pugnale dalla mano di una delle creature appena in tempo perché non incominciasse ad assaggiarlo come un favo di miele. Privato del suo giocattolo, il senzaocchi lanciò uno strido agghiacciante che rimbombò sotto le volte funeree facendo tremare l’orrido pasticcio di ossa umane e penne di pappagallo che pendeva dal soffitto a guisa di lampadario. Incurante Imbrian rinfoderò il pugnale e rivolse a Galla il suo sorriso più smagliante –Torno subito- girò sui tacchi e lasciò la sala in tutta fretta con la voce di Galla che lo inseguiva come una scia fiammeggiante di riprovazione.
Girando un angolo andò  a sbattere contro De La Mare intento a disegnare rune sul pavimento. Imbrian volò  in aria e atterrò con una capriola oltre il corpo ossuto del conte prima che De la Mare si accorgesse di lui. – Allora come è andata?- domandò De La Mare. –Ho vinto.- disse Imbrian- Naturalmente. Scommetto che ti dispiace- De La Mare sorrise  – Vuoi dire per via di Galla, immagino. Devo dirti che purtroppo per me i tuoi sospetti sono ridicoli- -Non ci credo-ribatté Imbrian. Scosse la testa facendo risuonare i monili con un fastidioso rumore di ferraglia. Il conte fece una smorfia e si tirò  dietro le orecchie due lunghi ciuffi di capelli biondi fissando Imbrian dietro le lenti degli occhialini rotondi. –Dovresti saperlo meglio di me, dal momento che non fai altro che spiarmi e frugare nella mia roba quando pensi che io non ti veda. Dimentichi che sono il migliore negromante sulla piazza- -Ma io sono l’eroe- disse Imbrian – sono l’uomo con la spada, ricordalo. A proposito, hai per caso visto il fioretto francese che ho comprato a Cadice? Sono giorni che lo cerco- -Non lo troverai qui- ribattè il conte  – e non andartene troppo in giro,  … - -Non puoi darmi ordini- tagliò corto Imbrian. Si allontanò a passo spedito per il corridoio facendo risuonare i tacchi e ondeggiare il mantello ma alla prima svolta si bloccò sporgendosi ad osservare De La Mare nuovamente all’opera curvo sul pavimento –Ti vedo-  strillò acutamente il conte senza voltarsi. Imbrian si morse le labbra stizzito e riprese a camminare   imboccando a casaccio una sfilza di sale lugubri dalle quali lo stilo di De La Mare e i canti di Galla avevano già disinnescato le trappole negromantiche disseminate da Elmar senza tuttavia liberarle dalla grassa popolazione di roditori che vi prosperava da tempo immemorabile. Imbrian ne approfittò prendendone  a calci parecchie centinaia mentre sfogava il proprio malumore contro la fastidiosa e turbolenta genia dei maghi e delle fattucchiere con la seccante convinzione che il flemmatico De La Mare e la deliziosa Galla  riuscissero a vederlo nel momento in cui si abbandonava a quella esplosione di rabbia infantile. Al culmine della frustrazione, Imbrian si tuffò in un tortuoso corridoio, salì e discese parecchie scale affondando di quando in quando il pugnale nelle tappezzerie ed estraendolo ogni volta coperto del sangue dei roditori le cui folli corse accompagnate da laceranti squittii riempivano il silenzio tenebroso della sua passeggiata. Si arrestò infine davanti a una porta sulla quale l’accurata grafia del conte De La Mare aveva tracciato un sintetico avvertimento: Alla larga. Zona non ancora bonificata. Imbrian stirò le labbra in un sorriso lupesco, al diavolo la magia, aveva sconfitto Elmar punzecchiandolo a morte con la sua spada finché non era caduto in quel pestifero laghetto e ora sentiva crescere dentro di sé il desiderio impellente di una nuova avventura. Senza esitare afferrò la maniglia e la spinse verso il basso. L’uomo con la spada aveva ben il diritto di soddisfare la propria curiosità, in special modo quando un damerino come De La Mare, credeva di potergli vietare qualcosa. Chiuse gli occhi e immaginò che riaprendoli, avrebbe avuto davanti una corroborante miscela di orrori inusitati e splendide sorprese. Ne approfitterò, si disse Imbrian, per prendermi un ricordino. Un anello magico, una coppa portentosa,  un asciugamano con le cifre del perfido Elmar … un ricordino.