Venerdì 17: La Luna* (di 3MoDaDa) - fuori concorso

La luna! Volevo la luna!...

Camus.

Al-bert-Ca-mus;

si, questa che avete appena letto è una battuta dal “Caligola” di Camus.

Ebbene, Caligola voleva la luna; si, la luna... la voleva tutta per sè. 1

Pazzo? Genio? O semplicemente “diverso”?

 

Beh, anch’io quando ero piccolo volevo la luna;

volevo che il mio papà prendesse una scala,

salisse fino in cielo,

la mettesse in un sacchetto di cellophane,

e me la portasse giù.

 

Da piccolo...

Eh sì, non sapevo ancora cosa avrebbe significato per me la luna,

quella enorme e vanitosa palla d’argento che si specchia nel lago in tutte notti di luna piena...

la luna.

 

È stato dopo, nella mia adolescenza, che mi sono scontrato con la realtà, con la luna.

In tutte le notti di luna piena, quando la luna, quell’enorme palla d’argento saliva nel nero del cielo mi succedeva qualcosa di strano, qualcosa che nemmeno io capivo bene cosa fosse.

La mia pelle cambiava,

mi cresceva il pelo... dappertutto: sulle braccia, sul petto, sulle orecchie,

poi... poi non riuscivo più nemmeno a stare dritto in piedi, mi dovevo inginocchiare

e, infine, la voce; la voce diveniva rauca e spaventosa.

 

Ora lo so, ora so che è tutto normale,

ma ancora oggi mi capita di sentirmi imbarazzato, inadeguato...

essere li, in mezzo a tutta quella gente e, al bisogno, dover alzare la zampa contro un albero...

maledetta luna...

Perchè poi la gente parla!... Cosa dice la gente? La gente dice:

<<Guarda quello, ma cosa fa? >>;

<<Come è strano! come è diverso! >>;

<<Chissà cosa nasconde sotto tutto quel pelo... quel tipo li, A ME non MI convince mica, sai!?>>

 

Intanto tutti parlano e io NO!

Da solo, cosa posso fare? Provo a ululare?

Così stonato? Così diverso? No, meglio di no. Meglio far finta di niente.

Tanto tra poco dovrò tornare a casa.

A casa? Ma quale casa; come faccio a tornare in queste condizioni. Meglio ripararsi sotto una pianta, poi, luna, maledetta luna, scenderai, dovrai fare posto al sole, al vento caldo di un nuovo mattino.

Sparirai per un giorno intero, maledetta luna.

Intanto però sento bruciare nelle vene il mio sangue gelido...

Oh ecco, un albero, un tappeto di foglie secche, mi accuccerò qui.

Guarda! Guarda, sul mio pelo ci sono tantissime perle di rugiada; che belle! risplendono ai raggi della luna!

Ssst! Sento... sento delle voci, voci di donna, voci di donne.

Un gruppo di donne, senti come stamburano con i loro tacchi sul selciato;

manco a farlo apposta vengono proprio nella mia direzione.

Tanto so già come andrà a finire, con le donne.

Curioso il loro comportamento quando sono curiose di sapere chi è quell’animale dall’aspetto così curioso.

Le senti: << Ccche tttenero! Ccche dolllce! Ccche sensibbbile!>>

<<Ah, l’avessi io un uomo così!...>>

<< Scommetto che quello non è un animale, scommetto che quello è un uomo; quello è l’uomo giusto per me!>>

<< Scommetto che quell’uomo è così perchè sono state le donne che lo hanno fatto soffrire... avrà incontrato qualche troia, qualche stronza senza scrupoli...>>

<< Scommetto che con la mia dolcezza LO GUARIRO’!>>

<< No, no! È un lupo, per lui ci vuole la carne! E io di carne... modestamente...; scommetto che a queste due tette non saprà resistere; LO GUARIRO’!>>

<<SCOMMETTO!.... LO GUARIRO’!>>

<<SCOMMETTO!.... LO GUARIRO’!>>

Scommetto! Scommetti? Oooh! I miei sentimenti non sono mica il totocalcio!

Mi guarirai? Ma chisssei?, brutta puttana! Chi ti credi di essere? Chi vuoi curare?

Che malattia CI HO? Sono un lupo, non un appestato. Ma vai a curare quella cagna di tua sorella!

Oppure... oppure peggio: fanno dell’ironia:

<<Ehi, ma quel tipo lì... quello diverso... si, quel lupo lì! Ma secondo te, quando vuol conoscere una persona, cosa fa? Ti da la mano? Ti da la zampa? Ti lecca? Ti annusa il sedere?>>

Ah ah ah! Che ridere... poi magari te le vedi là, tutte truccate della loro stupidità, sedute al tavolo con un uomo... un uomo vero che si sa presentare; le sfiora con la mano e con voce ferma le seduce:

<<Ciao, splendore! Sai che so leggere il futuro nelle carte? Ho appena letto nella mia carta di credito che tu trascorrerai un week end da favola nella mia reggia. Andiamo, va, che ci ho il suv in doppia fila>>

E loro sbavano:

<<Guardalo, quello si che è un vero uomo, un uomo di quelli con le palle, mica una checca qualsiasi, eh!>>.

 

Luna, Maledetta luna!

Eppure, quando non ci sei, mi manchi... mi sento perduto.

Guardo le stelle: brillano, statiche, incollate alla cupola buia come fossero mele umane2.

Di tanto in tanto una stella cadente squarcia il cielo;

la saluto con la mano, lei si dilegua indifferente.

Che buio! Che disagio! Che paura! Non vedo nulla; non capisco nulla.

Ancora una volta sento bruciare nelle vene il mio sangue gelido...

Ma poi torni, bella e maledetta, a specchiare il tuo profilo d’argento lì, sulle onde del lago.

Il tuo chiarore rende netti tutti i profili: adesso vedo, finalmente!

Non mi interessano più le stelle, quando ci sei tu, luna, a brillare per me... lo diceva anche Saffo!

Però, ancora una volta mi succede qualcosa di strano, qualcosa che nemmeno adesso riesco bene a capire.

La mia pelle cambia, mi cresce il pelo... dappertutto: sulle braccia, sul petto, sulle orecchie.

Non capisco, però mi va bene e, adesso, anche con tutta questa gente intorno, non ho più vergogna di essere stonato, non ho più paura di essere stonato,

non sono più stonato! Non sono mai stato stonato!

Stonato solo perchè me lo dicono loro che sono stonato? NO!

Adesso posso finalmente farmi sentire anch’io,

adesso POSSO finalmente alzare il muso alla luna e...

adesso VOGLIO finalmente alzare il muso alla luna e...

ULULARE!

perchè adesso...

adesso A ME MI va bene così!3

 

Ahuuuuuuuuuuuu!!!!

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1 * La scelta di citare l’Opera di Camus non riguarda l’Autore, bensì il protagonista, cioè Caligola. Le fonti storiche, per altro scarse, non riferiscono mai di un Caligola omosessuale, però nel 1982 Joe D’Amato girò una pellicola “pseudo hard” dal titolo “Caligola, la storia mai raccontata”. Il regista, per esasperare la figura TRASGRESSIVA dell’imperatore, inserì nel film alcune scene di sesso gay. Questo meccanismo, a mio parere, non fece altro che sancire ancora una volta la terribile equazione OMOSESSUALITA’=DIVERSITA’=TRASGRESSIONE.

2 Le stelle nel cielo sono tutte uguali, come le mele accatastate in una cassetta o le teste delle persone pressate nella folla, da cui la mia definizione di “mele umane”; però “mele umane” è anche qualche cosa di più: è l’anagramma di Emmanuele, cioè il mio nome, la mia firma.

3 Una ventina di anni fa, mentre lavoravo alla mia tesi, ho incrociato un ragazzo gay, mio coetaneo. Non so bene per quale motivo decise di confidarsi con me: era la prima ed ultima volta che ci saremmo parlati, io ero lì solo per raccogliere alcuni dati per la tesi, ma lui volle parlarmi lo stesso.
Mi raccontò le sue difficoltà di giovane gay con un basso livello di istruzione, inserito nel mondo agricolo lombardo, poco acculturato, molto chiuso e tradizionalista, sicuramente poco avvezzo all’omosessualità. Dopo avermi descritto le mille difficoltà che affrontava quotidianamente, con aria risoluta mi disse che comunque era pronto ad accettarsi e a lottare per il suo diritto e concluse il nostro dialogo in modo semplice ma lapidario con la frase “comunque A ME MI va bene così”.