WHISPERS IN THE DARK (di DeboraMorson)

La stanza era buia e lunga, con file di letti addossati ad entrambe le pareti di legno, solo dal fondo la luce della luna entrava obliqua della finestra.

Con un lieve sussulto una delle bambine nella fila di letti si svegliò e guardò la finestra, dove un ombra nera dondolava piano avanti e indietro, avanti e indietro.

Infine con un urlo straziante si accorse che era il corpo di una delle sue compagne.

 

17 ANNI DOPO

 

La casa era vecchia, brutta, triste e puzzava di muffa, ma era grande, con un bel giardino e tante camere.

La famiglia Newell si era trasferita a Slashaed Hill da poco più di una settimana, ma la sia la piccola Fayette sia suo fratello maggiore Lusian non erano per niente felici di quel cambiamento.

Fin da quando erano arrivati i compagni di scuola avevano cominciato a prenderli in giro e a fargli degli scherzi.

Ed era tutta colpa di quella stupida casa.

Dicevano tutti che era stregata e che di notte succedevano cose strane: oggetti che si muovevano, urla strazianti e scricchiolii lugubri o anche sangue che gocciolava dalle pareti.

Ovviamente erano tutte storie inventate dato che loro non avevano mai visto o sentito niente.

<< Lusian,vai a chiamare tua sorella che è ora di pranzo>>.

La voce di sua madre risvegliò il ragazzo dai suoi pensieri, così si affrettò ad ubbidire.

Corse fino al giardino sul retro gridando il nome di sua sorella Fayette, finché la vide accucciata in un angolo sotto un pergolato vecchio e arrugginito e con le mani sporche di terra.

Lei si girò di scatto e correndogli in contro gli gridò <<Guarda, guarda che cosa ho travato>>.

Una volta che si fu avvicinata lui poté vedere che in mano aveva in ciondolo.

Prendendolo lo osservò meglio, era a forma di cuore, con inciso un intrico di rose in si erano fermati dei residui di terra, infine vide che aveva anche dei piccoli cardini, ma quando provò ad aprilo constatò che purtroppo era bloccato.

Lo restituì alla sorella che corse felice a mostrarlo alla madre.

Forse quella fu la prima notte in cui davvero gli sembrò di sentire qualcosa, era come la sensazione di sentirsi osservato.

Il giorno dopo Fayette tornò a casa in lacrime, il figlio dei loro vicini, Riven, l'aveva presa in giro tutto il giorno a scuola, così la piccola corse fino in giardino per poi nascondersi dietro ad un cespuglio.

Quando fu sicura di essere sola prese in mano il ciondolo e con un sorriso lo aprì.

Era stata contenta quando il giorno prima suo fratello non era riuscito ad aprirlo mentre lei invece si.

Dentro al cuore c'era uno specchio e lei rimase a guardarci dentro finché i suoi occhi azzurri non diventarono scuri quasi neri, poi parlò << Ci sei? Se mi senti rispondi ti prego.>>.

Quando un lieve mormorio le giunse dallo specchio il suo sorriso lentamente si allargò, e rimase per ore a parlare nello specchio.

Nella notte un'ombra scura si levò dal letto di Fayette e strisciò fuori dalla finestra fino a raggiungere la casa accanto, fino ad infilarsi nella camera di Riven.

Quando il ragazzo si svegliò si ritrovò in cucina con un coltello in mano, mentre del sangue gli colava sugli avambracci fino all'incavo dei gomiti da due profondi tagli nei polsi.

Sgomento si voltò per andare a chiamare i suoi genitori, e vide che l'ombra proiettata sul muro dai raggi della luna, l'ombra che doveva essere sua sembrava invece l'ombra di una bambina, con i capelli a caschetto, un abitino ornato da pizzi che le arrivava fin sotto alle ginocchia e un paio di stivaletti.

Fu allora che urlò.

Dopo che il ragazzo svenne la strana ombra si separò dal suo corpo e rimase a guardare la pozza di sangue che si allargava sul pavimento finché il suo cuore smise di battere e non ci fu più niente da fare.

Infine rivolgendo uno sguardo fuori dalla finestra scivolò nella notte che una risata divertita, aveva ancora molto da fare.

Raggiunta la destinazione seguente si intrufolò in una camera dove dormivano due gemelle.

Erano molto belle, rimase a guardarle per un po' poi prese il posto dell'ombra di quella a sinistra e le fece soffocare l'altra con un cuscino.

Quando finalmente la bimba non si mosse più la prima gemella si lanciò dalla finestra riprendendo i sensi poco prima dello schianto con il suolo.

Questa volta nessuna delle due emise un suono.

Mentre raggiungeva la terza casa l'ombra era raggiante di felicità.

La piccola sbirciò attraverso i vetri di alcune case prima di decidere dove fermarsi.

Ad un certo punto vide una ragazza, in una vasca da bagno colma d'acqua, sembrava semi addormentata.

Poco dopo il suo corpo cominciò ad affondare lentamente nell'acqua tiepida, senza riemergerne più.

Per tutta la notte la misteriosa bambina-ombra continuò a visitare case e a lasciare cadaveri sulla sua scia divertendosi sempre di più.

Si sentiva viva e libera come mai prima di allora, di certo molto più di quando stava in quell'orfanotrofio.

Quasi non si accorse dell'avvicinarsi dell'alba che si allungava come le sbarre di una prigione, comunque le rimaneva solo un'ultima casa.

Lentamente si avvicinò ad una villetta molto ben curata, tanto che sembrava una casa delle bambole.

Per prima entrò nella camera di un ragazzo che dormiva tranquillo russando piano.

Lei si arrampicò sul letto, e si piegò su di lui fino ad entrare nel suo corpo e quando finalmente ne ebbe preso il completo controllo lo guidò fuori, nel giardino, fino alla legnaia.

Quando lo ricondusse nella camera dei suoi genitori il ragazzo teneva una scure ben stretta in mano.

Silenziosamente e con molta calma si avvicinò all'uomo che dormiva nel grande letto matrimoniale, il padre del suo gentile ospite, e con forza gli staccò la testa dal collo, il sangue schizzò sulle pareti e sul volto del ragazzo, impregnando le lenzuola e svegliando la donna.

Aspettò che lei realizzasse che cosa stava accadendo, poi quando lei infine si mise ad urlare con voce dolce e sottile chiese semplicemente <<Perché io?>>.

Gli occhi della donna si dilatarono di comprensione, ma prima che potesse rispondere il ragazzo sollevò la scure e fece a pezzi il corpo smembrandolo con cura.

Infine anche il ragazzo tornato nella sua camera si impicco con la scura ancora sporca di sangue ai suoi piedi.

Il giorno dopo il paese si svegliò nello sgomento più totale, centinaia di morti vennero rinvenuti ovunque, e ad una prima analisi la maggior parte erano suicidi.

Solo in una casa, su una parete, scritta col sangue c'era un' unica frase “sono tornata per voi” e sotto una firma “Lila”.

Quella mattina quando Fayette aprì il ciondolo non trovò gli occhi scuri che osservavano, ma una strana scena.

Nello specchio c'era stanza era buia e lunga, con file di letti addossati ad entrambe le pareti di legno, solo dal fondo la luce della luna entrava obliqua della finestra, mentre l'ombra di una bambina dondolava piano avanti e indietro, avanti e indietro e alla luce un ciondolo luccicava attorno al suo collo.

Mentre sulla parete dietro di lei una scritta diceva “Non l'ho fatto che per te”.