Ultimo giro (di Scartabella)

Torino, 31ottobre 2013

Ultimo giro, ultimo premio. L’asfalto bagnato scivola via come seta sotto le ruote della Ducati, Via Po da poco passata la mezzanotte. Il vento della corsa sbatte in faccia ad Alex il profumo delle pizze calde nel bagagliaio. Due margherite e una special con sopra un po’ di tutto, dalla salama piccante alla cioccolata. Prima di partire, Malouf gli ha fatto una testa così con le raccomandazioni, attento alle curve che se la moto s’inclina troppo, la cioccolata va a finire tutta da un lato e i clienti poi chi li sente. Nel buio della notte Alex guida concentrato, un occhio alle buche della strada e l’altro al navigatore satellitare, in cuffia, la musica dei Depeche Mode a fare da contrappunto alla voce insistente di Malouf. Nonostante abbia piovuto tutto il giorno, fa quasi caldo e un'umidità appiccicaticcia gli incolla i capelli sulla fronte sotto il bordo del casco giallo con la scritta PizzaPop. Meno male che nelle zone dove va a consegnare le pizze non ci abita nessuno del suo giro. I fighetti e le fighette della Scuola del Fumetto Torinese. Se no chissà gli sfottimenti e le frecciatine. Soprattutto per Alex è vitale che la biondissima e stupendamente figa Sandra Parmigiani non sappia niente di questa sua seconda vita, incominciata per amore o per forza all’indomani del fallimento del negozio di famiglia. Meno male che si è salvata la Ducati, sospira Alex, anche se gli brucia di averla dovuta attrezzare con il portapizze … spinge ancora un po’ sull’acceleratore con in testa il pensiero di Sandra e una mezza idea di correre e casa a cambiarsi subito dopo la consegna e di raggiungere il gruppo al Tartarughino Nero di via Pellizzari che sta aperto tutta la notte.
Manco a farlo apposta il navigatore satellitare incomincia a fare le bizze. Sul display le lucette si sono spente di colpo. Alex mastica improperi prendendo a pugni il cruscotto. Alla fine, decide di fermare la moto e di chiamare Malouf. Lo squillo si prolunga all’infinito segandogli i nervi. Rispondi … Rispondi … nel buio della strada gli sembra di vedere l’insegna abbuiata del PizzaPop, la saracinesca abbassata, Malouf che da’ una sistemata alla cucina con la televisione sintonizzata al massimo volume … Rispondi … basta. La zona è questa. Via … Alex si sente sicuro di del trovarsi vicinissimo alla meta. Anzi, il suo sesto senso lo avvisa che di lì a poco si troverà davanti il portoncino a vetri illuminato di una calda luce gialla. Rimette in moto la Ducati e la guida piano lungo le stradine laterali che a quell’ora con i muri delle case arabescati dalle ombre nere degli alberi e i negozi chiusi, il ronzio  delle televisioni dietro le finestre  ricordano ad Alex l’atmosfera di certi sceneggiati di una volta, quelli in bianco e nero che piacciono tanto ai suoi vecchi. Sta quasi per arrendersi e richiamare Malouf quando tutto a un tratto dietro una svolta,  si trova davanti la targa col nome della strada che sta cercando …. Il sesto senso non ha fallito neppure stavolta. Il portone del XX è addirittura identico a come se lo immaginava. C’è perfino la classica pianta  in vaso nell’angolo vicino all’ascensore e alle pareti due stampe con scene di gente che pesca. Alex  registra nella mente ogni particolare mentre aspetta accanto al citofono con il piacevole calore che sale dai cartoni delle pizze a riscaldargli le mani. Come ha spiegato in classe quel famoso disegnatore, non bisogna smettere mai d’immagazzinare dati che poi possono tornare utili per comporre una tavola.
-PizzaPop- scandisce la voce squillante di Alex. Tienti i guai nel salvadanaio, gli ha suggerito Malouf, se sei allegro, ti danno più mance.
Un ronzio. Uno scatto.Alex spinge il portone trattenendolo con la schiena mentre passa. All’ultimo momento si ricorda della cioccolata. Una volta in ascensore, prova a sollevare un angolo del cartone per vedere se. Tutto a posto.
La porta del 22 B è aperta, anzi spalancata. –E’ permesso?- . Nessuno risponde, così Alex entra. C’è un lungo corridoio e in fondo, la luce di una stanza. Tante voci, allegre, gente che se la spassa, che ha già bevuto parecchio. C’è anche odore di sigarette e di qualcos’altro. – Di qua!- Alex si irrigidisce. Quella voce, lui la conosce. – PizzaPop! PizzaPop!- Andrea, Cristian, Marina. Ci sono tutti. Anche Sandra Parmigiani e il professor Lulli. Dilagano nel corridoio, lo prendono per le spalle, lo circondano ridendo. Alex si sente morire. Vorrebbe scappare ma non può. Ludovico ha chiuso la porta. Marina e Cristian lo tengono per le braccia. E poi lui ha ancora in mano il cartone con la pizza. La rabbia gli sale dentro prepotente, al punto che gli vengono le lacrime agli occhi. Strizza forte le palpebre per non dargli anche questa soddisfazione. – Ve l’avevo detto- strilla Sandra tutta eccitata – e voi non ci volevate credere. Io lo sapevo però che Alex era diventato uno sfigato di prima … -
-Mainardi, lei così ha tradito il gruppo- fa il professor Lulli – al Fumetto Torinese, i perdenti non ce li vogliamo. E’ che fanno tristezza. Diventano noiosi, si vestono di stracci, contano il soldo, parlano solo di miserie, di ristrettezze. L’arte, caro mio, vuol la mente libera, gioiosa. Te, che sei diventato povero, hai la faccia del perdente … - Alex sbigottisce. Vorrebbe parlare, spiegare che la sua povertà è solo transitoria, che tornerà ad essere ricco, presto, prestissimo. E invece non può. Una morsa gli stringe la gola, spezzandogli il respiro. Istintivamente, cerca lo sguardo di Andrea. Hanno frequentato insieme le elementari di via Cordusio, a Natale chiedevano gli stessi giocattoli, collezionavano le figurine dei Gormiti e in un pomeriggio mitico hanno fatto pefino il giuramento di sangue come Tex Willer e il capo degli Apaches. – La legge è legge- fa Andrea serio –se si comincia coi piaceri agli amici-
-Che legge?- Alex sente la testa girare –che legge?-
Gli si sono stretti intorno. Lo spingono con dolcezza verso la sala. –Vedrai … vedrai-
Lo hanno fatto sedere. Il professor Lulli è a capo tavola. E’ vestito come in classe, giacca di velluto con le toppe ai gomiti e pantaloni di fustagno. Il solito paio di occhialini tondi gli sta quasi in punta di naso, dietro le lenti, gli occhi azzurro slavato da miope fissano Alex con bonaria ironia –Vediamo un po’ Aldovrandi, io una mezza idea di farti tornare nel gruppo ce l’avrei … - (risatine sommesse) – Parla, professore- Alex tutto a un tratto è tornato tranquillo, rilassato. Gli sembra di capire che è una specie di gioco, forse addirittura l’ iniziazione a un gruppo esclusivo di cui fin’ora non sapeva nulla. -Che devo fare?- si guarda attorno, gira lo sguardo sulle facce arrossate dal vino e dalle birre, gli sembrano tanti bambini eccitati dalla veglia di Natale. –Che devo fare?- ripete – Mangiarti una bella fetta di Pizza Special- fa Lulli – è buona, nutriente. Scommetto che a furia di lavorare ti è venuta fame … -
-Vabbe’- abbozza Alex pensando, tutto qui? Non sapete inventarvi nient’altro? Con il sorriso sulle labbra, allunga la mano verso il cartone della pizza spalancato sul tavolo in mezzo a una selva di bottiglie e di bicchieri vuoti. –Ecco qua- ne stacca un pezzo grande con i tocchetti di salame che emergono dal cioccolato alla nocciola e poi altre cose , come ossa nel deserto, come denti spaparanzati da tutte le parti, come dita mozzate di bambini, Alex lancia un grido, lascia cadere la pizza, tutto a un tratto la stanza si è riempita di ronzii come chi non risica, non rosica gli occhi di Alex sono fissi sull’intruglio spiaccicato sul tavolo come due  bulbi oculari mezzo affondati nell’impasto mozzarelloso, le iridi del colore dorato delle olive di Gaeta.  Mentre Alex sta guardando, si girano nella sua direzione, lo fissano a loro volta. Alex apre la bocca per gridare nuovamente e non ce la fa, resta a bocca aperta, ansimante come un pesce preso all’amo.
–Cosa ti credi, che la vita sia facile? Che la strada del successo sia tutta rose e fiori?- la voce di Lulli adesso è diventata tutto a un tratto severa. Chi non risica non rosica – Per  Albertuzzi mi è dispiaciuto. Ma che vuoi. Col padre in cassa integrazione, lo sfratto esecutivo … veniva a scuola coi jeans taroccati da quattro soldi e cercava di fare finta di nulla. Ma che fai, non mangi?-
Mangia, cretino- Sandra si getta famelica sulla pizza caduta dalle mani di Alex, se la infila in bocca tutta intera spingendola dentro con le dita e ridendo. I bulbi oculari di Albertuzzi scompaiono nella voragine bianca e rossa dopo un ultimo guizzo disperato in direzione di Alex –E’ buonissima-
Andrea, Marina, Ludovico strappano quello che resta della Special con le mani tremanti, se la disputano, fanno a gara a chi ne tocca di più, masticano affannati, macinando con ingordigia, facendo scricchiolare, scoppiare, pensa orripilato Alex, qualcosa di immondo  sotto i denti, le lingue che saettano dentro e fuori raccogliendo l’umore biancastro che gli imbratta le labbra.
-Bbb …basta!- Alex balbetta come quando era bambino, gli sembra un secolo, e andava a scuola a via Cordusio –Lll … lasciatemi andare- si divincola, prova ad alzarsi dalla sedia ma le mani di Andrea (di Andrea!) e del professor Lulli ce lo tengono appiccicato come chiodi da bara. Un’ondata di sudore freddo lo inonda da capo a piedi, Ora svengo, ora muoio, e pensa che gli piacerebbe un sacco di morire ma poi si ricorda del telefonino in fondo alla tasca. Se solo potesse. Allunga una mano. –Beccato!- il professor Lulli esulta. Con un movimento veloce estrae il telefonino dalla tasca di Alex e lo infila nella propria. –Ora siamo a posto. Siete pronti ragazzi?- Risponde un coro disordinato di “siii professore! “ che fa rabbrividire Alex.  –E allora pronti, viaaa!- I ragazzi allacciano le mani l’uno con l’altro formano una catena stretta un girotondo di carne che include anche Lulli, girano attorno al tavolo vorticando, fondendosi, l’uno nell’altro come uno stomaco mostruoso con sopra una bocca spropositata e piena di denti. Una bocca rossa che sembra una voragine e  facce bianche come denti di leviatano, come lapidi storte, come macina perdenti, ora vengo a mangiarti Alex e nel fondo i bulbi oculari di Albertuzzi che brillano come fanali di un automobile che scivola  veloce sull’asfalto sempre più veloce …
Scappa Un sussurro che sembra uscire dal nulla accarezza la mente sconvolta di Alex. Quel sussurro appartiene ad Andrea, il suo fratello di sangue ritrovato sull’orlo del precipizio. Scappa …
Uno varco nella muraglia gelatinosa, tanto basta ad Alex per gettarvisi in mezzo rotolando sul pavimento, raschiando le piastrelle di vecchia graniglia con le unghie come un cane nell’ansia spasmodica di rialzarsi e arrivare alla porta. Scappa … ora il sussurro non si sente più. Le mani sudate di Alex  armeggiano goffe con la maniglia, mentre l’abbassa avverte alle sue spalle il suono di un risucchio Un  ammasso viscido che si muove verso di lui  veloce, sempre più veloce con gli occhi morti di Albertuzzi  e le facce morte e schioccanti
Alex vola giù per i gradini divorandoli a quattro a quattro. Le scale precipitano verso il piano terra come un nimbo elicoidale farraginoso che non finisce mai, su ogni pianerottolo,  portoni sprangati per la notte, al di là dei quali, Alex in corsa, la faccia sbiancata per l’eternità, coglie immondi sussurri e un baluginare di occhi (di rettile, di batrace, di perioftalmo) che sogguardano dagli spioncini nel silenzio…
Scappa Alex, perché stiamo arrivando e abbiamo fame …
Via CappelloVerde è tranquilla e silenziosa nel lieve scrosciare della pioggia. La Ducati è parcheggiata a un passo dal portone del 36 e brilla imperlata da minuscole gocce nella luce arancio di un lampione. Alex appoggia una guancia gelata alla pelle morbida della sella, le braccia strette intorno alla motocicletta e si abbandona a un riso convulso …

Via Cappello Verde, a Torino c’è davvero. L’Accademia Torinese del Fumetto invece no ed è meglio così.