Notte prima degli esami (di AlenGrana)

“Siete davvero sicuri di volerlo fare?”
“Luca, quante volte te lo dobbiamo ripetere?” risponde Andrea.
“Oh, io lo sapevo che si sarebbe cagato sotto” dice Filippo suscitando l’ilarità generale dei restanti due, escluso il qui presente, ovviamente.
“Ragazzi” dico, “non è che non lo voglia fare, è che queste cose non le abbiamo mai provate e, tutte le volte che succedono nei film, sapete anche voi come finiscono, no?”
Mi sto cagando addosso invece, hanno ragione.
Manuel guarda gli altri due, si mette in piedi sulla sedia, inizia a fare il verso del pollo e a muovere le braccia imitando le sue ali.
Risate generali, escluso il qui presente, ovviamente.
Un passo indietro.
Domani inizieranno le prove scritte dell’esame di maturità.
Andrea, Filippo, Manuel, io e gli altri compagni di classe saremo impegnati con la prima giornata degli esami, il tema d’italiano.
Ma non è quello a preoccuparci, sono le altre prove che ci spaventano.
E l’orale finale.
Cazzo, quello sì che spaventa, sono tutto un tremore…
Stronzate, in verità quelli spaventati sono gli altri, io non ho mai avuto grossi problemi a scuola.
Vado bene, studio, mi applico, capisco.
Un po’ come faceva lui.
Valerio.
I più direbbero che sono un secchione, sicuramente lo direbbero i miei tre compagni qui presenti.
I più direbbero che loro tre, invece, sono dei bulli.
Tre bulli e un secchione, no, non è l’assurdo titolo di un film anni novanta.
E’ che, in questa notte prima degli esami, io sono la loro ultima speranza.
E su questo, io, ci godo da morire.
Al diavolo i libri: quei tre non assimilerebbero nulla in queste poche ore. Ho proposto un ripasso generale dove io faccio un riassunto orale delle materie e loro mi ascoltano.
Un po’ di orecchie aperte e potrebbero risolvere tutti i problemi.
No. Non va bene nemmeno così, troppo difficile, dicono.
Questa sera non si studia.
Niente ripassi generali dell’ultimo minuto che quelli portano confusione e basta.
Niente bigliettini che poi se li beccano fanno loro il culo, assicurato.
L’idea è venuta a Filippo, lui che è il vero capo del gruppo. Il più saggio.
“Sapete chi potrebbe darci una mano?” dice. “Valerio!”
“Valerio?” risponde Manuel. “Pronto, Fili, ti sei rincretinito?”
Io deglutisco pensando a Valerio e un brivido mi percorre la schiena immaginando quello che sarà la successiva proposta.
“Sentite qui” continua il capo branco. “Ho avuto una figata d’idea! Facciamo una seduta spiritica, chiamiamo Valerio e chiediamo al suo spirito di aiutarci direttamente durante le prove.”
Ci guarda cercando l’approvazione.
Io non dico niente sapendo che la mia risposta non avrebbe, comunque, nessuna influenza sulla loro decisione.
Per la cronaca, la reputo la più grande stronzata del secolo.
“Io dico che è un’idea grandiosa!” esulta Manuel alzando le braccia.
Appunto, come volevasi dimostrare.
“Eccolo il vero genio, il secchione” conclude Andrea ridendo e indicando Filippo. “Altro che Valerio e Luca!”
Valerio era il mio migliore amico.
Era, non perché tra di noi si sia rotta l’amicizia ed io sia passato con questi tre dementi.
Era, perché Valerio è morto tre anni fa.
Un brutto incidente nei bagni della scuola. Ufficialmente tutte le prove hanno dimostrato che è stato fulminato da un infarto causato dal suo debole cuore.
Era uno di quei classici secchioni che si vedono nei film. Tutto paure, occhiali spessi, libri tenuti stretti con la mano per paura che qualcuno glieli buttasse a terra.
Io, invece, lo so cos’è successo quella mattina in quel bagno maledetto.
Noi secchioni siamo delle prede, per gente come questi tre.
E Valerio era la preda più gustosa.
Quella che faceva ridere.
Quella che non reagiva.
Quella che, quando gli urlavano contro e lui si rannicchiava nell’angolo del bagno, sopraffatto dalle tre bestie, non si muoveva.
Nemmeno quella volta si è più mosso. Rannicchiato nel suo angolo ha iniziato a sudare, spinto a terra dalle bocche affamate dei lupi, a respirare affannosamente, a cercare di tapparsi le orecchie con una mano e con la spalla e con l’altra mano a tenere saldi gli occhiali e poi…
Poi è crollato.
E’ crollato il suo spirito, è crollato il suo corpo.
E’ crollato il suo cuore malato.
“Quindi com’è che dobbiamo fare?” dice Filippo.
“Mettiamo qui la candela…” gli risponde Andrea posizionando al centro del tavolino del soggiorno una candela di cera rossa.
“Poi il foglietto e la penna” continua Manuel disponendomeli davanti.
Siamo nel piccolo salotto di casa mia, al piano terra. I miei genitori, questa sera, sono usciti per andare a teatro pensando di lasciarmi solo in tranquillità per l’ultimo ripasso e i tre hanno deciso di fare tutto qui, su idea di Filippo.
Sono arrivati dopo cena, quando i miei genitori erano ormai usciti.
Hanno inizialmente supplicato, per quanto loro si abbassino alla supplica, di aiutarli. Poi dalla supplica sono passati alla velata minaccia, infine, si sono auto invitati.
E da un semplice ripasso siamo arrivati a questo.
“Dai, tutti a sedere ragazzi” ordina Filippo.
E tutti eseguono.
Ci disponiamo attorno al tavolo: io di fronte a Filippo e i due ai suoi fianchi.
Filippo accende la candela con il suo zippo nero poi inizia a parlare.
“Chiudiamo gli occhi e iniziamo, dai.”
E tutti eseguono.
“Valerio” continua lui. “Siamo i tuoi amici…”
Un misto di ilarità e amarezza nel sentire Filippo considerarsi un amico di Valerio.
“…e siamo qui per invocarti!”
Manuel parte con una risatina subito bloccata da un calcio di Filippo.
“Questa sera, ti chiamiamo tra noi per un aiuto. Domani iniz…”
Poi non sento più niente.
Buio e un ronzio di sottofondo.
Per poco, un istante.
Forse due, non ricordo più.
Apro gli occhi di scatto e respiro a bocca aperta, come se mi mancasse il fiato dopo una lunga risalita subacquea.
Sangue ovunque.
Sangue su tavolo.
Sangue dalla gola squarciata di Andrea.
Sangue a terra.
Sangue dalla gola squarciata di Manuel.
Sangue sulle mie mani.
Sangue dalla gola squarciata di Filippo.
Sangue sulla penna nella mia mano.
Sangue, sangue ovunque.
E poi il biglietto.
Un misto di inchiostro blu e sangue rosso che segna quel foglio sul tavolo.
Stropicciato davanti a me.

Grazie Luca.
Valerio