Papera Assassina II

“Accidenti a me e a quando mi son voluta cacciare in questa storia, Lur! Chi me l’ha fatto fare?” Amèlias Lafosse, esperta cacciatrice di taglie, annaspava in una discesa sconnessa di una strada malandata, allontanandosi più in fretta possibile dal carretto attorniato da strani personaggi, insieme alla sua scimmietta.
Da giorni era sulle sue tracce Louis Dubois, un giovanottone sulla quale testa pendeva un’importante somma di denaro. Probabilmente il tipo aveva fiutato il pericolo, visto che non si era fatto vedere in giro: le locande che frequentava, il suo lavoro da calzolaio meccanico e il casolare dove dormiva erano vuoti…ormai Amèlias aveva perso le speranze di trovarlo quando improvvisamente in città era spuntato un carretto di chincaglierie guidato da uno strano personaggio.
“JEREMIA DEEPBOTTOM STEAMPTON! SIORI E SIORE! JEREMIA DEEPBOTTOM STEAMPTON IL BOTTOLAIO MAGICO!”
Fu così che la curiosità di vedere il bottolaio aveva vinto sulla prudenza, e Lorin Dubois, forse annoiato o forse troppo curioso era uscito da chissà quale buco e si era mischiato tra la folla.
Amèlias gli si era avvicinata abbastanza, e stava per tirare fuori uno dei suoi marchingegni letali che gli avrebbero permesso di ricevere quanto prima la ricompensa a lei offerta per quella morte, quando proprio accanto a Dubois comparvero due guardie della città… Amèlias si mosse un labbro per la rabbia, i due uomini erano grossi e minacciosi, e scrupolosamente armati. Non era permesso alle donne di uccidere, le donne dovevano stare in casa a badare alla prole! Correva il rischio di farsi arrestare, e per un omicidio le pene non andavano tanto per il sottile…
Amèlias doveva prendere tempo… non poteva uccidere Dubois con le guardie nei paraggi, così decise di avvicinarsi al Bottolaio, fingendosi una ragazza vanitosa in cerca di un gioiellino… “Il mio nome è… ehm… Papera Assassina ha qualcosa per me? Qualcosa di brillante e prezioso?” e così aveva ricevuto uno stupidissimo marchingegno: un cuore meccanico che pulsava di vita propria, emettendo sbuffi di vapore a ogni respiro! E per di più una specie di maledizione, o ammonimento sul come trattarlo:
“lei che di mestiere strappa la vita degli altri, e la porge al suo cliente, lei ora sarà costretta a donarla, perché se non lo farà, questo piccolo cuore darà la vita, gambe e braccia al suo peggior sentimento, o al suo peggior incubo e mai più in vita sarà cacciatrice, ma di lui preda!”.
Un po’ smarrita Amèlias si voltò tra la folla, distratta ora da uno buffo personaggio a forma di sacco, che chiedeva al bottolaio una mano meccanica, cercò di individuare Dubois, ma non ci riuscì. Lo aveva di nuovo smarrito, e ora pareva avere un altro problema da risolvere: quello strano anatema lanciatole dal bottolaio aveva un qualcosa d’inquietante. Occorreva credergli o non dargli troppo peso?
Decise di ignorarlo, nessuno poteva dirle cosa fare e cosa non fare! Lei toglieva vite! Non le donava! Se il bottolaio le aveva dato quello stupido marchingegno ora erano fatti suoi, poteva farne ciò che voleva… magari avrebbe potuto usarlo per dare vita a qualche ricco signore, avrebbe potuto chiedere una lauta ricompensa, e quando tutti si sarebbero dimenticati di lei, se lo sarebbe tornato a prendere con un bel coltello affilato! Sì! Si potevano fare affari d’oro! Sempre che quel ridicolo coso funzionasse…
Si mise l’oggettino in una tasca della cintura e uscì dalla piazza mentre ora era la volta di un’avvenente signora, che si definiva “sirena”, avvicinarsi al bottolaio e fargli una personale richiesta.
Lur, la sua scimmia ammaestrata, stava trottando a passo spedito dietro di lei, nella stradina che usciva dalla piazza piena di curiosi. Era attentissimo nello svolgere il suo compito principale: fiutare l’odore delle vittime di Amèlias. Si fermò immediatamente col muso rivolto verso una locanda malandata, soffiò e mugugnò finché Amèlias gli prestò attenzione.
L’assassina si accostò a una finestra, e sbirciando dentro la sala vide una serie di uomini alle prese con carte da gioco, bevande di ogni tipo e qualche donnaccia. Tra i laidi individui si scorgeva anche la figura slanciata di Dubois: beveva una bevanda, assorto nel guardare un uomo quasi deforme che se la spassava con una puttana. La prostituta si stava lamentando per il dolore, strizzata con violenza dal braccio meccanico malfunzionante del suo cliente, e questo sembrava divertire molto Dubois.
Amèlias schiacciò un pulsante sulla schiena di Lur: le zampe si piegarono su loro stesse, la testa e il corpo rimpicciolirono e la coda si arrotolò fino a far diventare la scimmia così piccola da stare in una mano. Lur si nascose nella manica della sua padrona mentre questa attivava una serie di bottoni nel suo vestito da caccia. Pochi istanti dopo i suoi abiti d cuoio erano stati sostituiti da una gonna larga e un corpetto che rendeva giustizia al suo seno procace, il cappello e i boccoli dorati avevano lasciato il posto a una parrucca con lunghi capelli corvini tirati su con una coda di cavallo. Il ciondolo del bottolaio era legato a un cordino, adagiato tra i due seni e invitava l’occhio a cadere. Il trucco pesante del viso e il profumo intenso di un’acqua di colonia scadente la rendeva una perfetta prostituta degna del peggior bordello.
Entrò nella locanda e si diresse verso il viscido cliente della puttana che ancora stava urlando di dolore, lo guardò con un divertito interesse, poi la donna si appoggiò al bancone vicino a Dubois “ scena interessante, non è vero? Ti va di smettere di guardarli e spassartela un po’?” Amèlias si piegò verso Dubois provocante e ammaliatrice. L’uomo la guardò appena e la trasse a sé, cercandola di baciare sul collo. Amèlias gli sorrise spingendolo verso una zona appartata del locale e tirò una tendina per avere un po’ d’intimità. Lo fece sedere su una lurida poltroncina, tirò su la gonna, gli si mise cavalcioni e cominciò a slacciarsi il corpetto. Dubois sorrise eccitato slacciandosi i pantaloni.
La donna era davvero molto brava in quello che faceva e l’uomo si sentì fortunato di essere capitato in quella strana situazione. Si rilassò e cercò di prendere confidenza col corpo quasi nudo davanti a lui, la sua carne era morbida e profumata, i suoi movimenti agili ed esperti.
Dubois cominciò a dimenarsi sotto la puttana sempre più veloce, le mani sui suoi fianchi a darle il ritmo della cavalcata. Abbassò lo sguardo sul seno nudo in cerca di un’immagine frizzante e notò quel ciondolo che aveva visto qualche minuto prima nella piazza, lo stesso oggetto che era passato dal bottolaio alle mani di una biondina con gli occhiali spessi… sgranò gli occhi incredulo, proprio mentre stava arrivando il culmine del piacere… mentre cercava di realizzare velocemente cosa stava accadendo, una minuscola scimmia usciva dalla manica della puttana e con un oggetto affilato gli tagliava i nervi del collo, rendendolo parzialmente paralizzato ma cosciente.
La donna sorrise maliziosa “ Lorin Dubois, sono Amèlias Lafosse, cacciatrice di taglie. Sono stata pagata per ucciderti dal padre di quella povera piccola bambina che hai barbaramente stuprato e ucciso pochi giorni fa. Ora... la mia piccola scimmia, Lur, ti sta tagliando il cuore, che porterò in dono al padre della tua vittima, e lui mi pagherà per il servizio. Ah, tutto questo ovviamente, senza rancore, anzi, il piacere è tutto mio… in tutti i sensi…” Gli occhi dell’uomo brillavano di terrore alla luce fioca della sala, la scimmia ora stava scavando nel torace con un coltellino per arrivare al cuore, l’orrore e il dolore, nonostante la paralisi erano incredibili. Il sangue imbrattava la sottana di Amèlias, che continuava a star sopra alla sua vittima. Qualche personaggio della locanda si affacciò per gustarsi gratuitamente la vista della puttana all’opera, così Amèlias dovette finire di fare il suo dovere col cliente, si dimenò e fece dei versi di piacere poi, per nascondere il viso di un Dubois morente, si chinò tutta su di lui soffocandolo con i seni nudi.
Fu allora che successe qualcosa d’inaspettato.
Il ciondolo del bottolaio cominciò a pulsare impazzito, sbuffava di vapore e divenne bollente. Amèlias sentì un dolore terribile sul petto, e cercò di allontanarlo da sé per non bruciarsi la pelle dei seni. Lur riaffiorò dal torace di Dubois, vide la sua padrona cercare di allontanare il cordino col cuore, e non appena capì quel che stava accadendo si arrampicò velocemente sulla mano di Amèlias tagliando col coltellino affilato il laccio con il quale il piccolo cuore era legato. Dall’oggetto infernale spuntarono delle minuscole zampe di granchio con tanto di chele, e l’arnese s’infilò con rapidità sorprendente nel solco del petto di Dubois. Lur gli corse dietro, sparendo dentro la ferita, che subito dopo si rimise a pulsare sangue.
Il corpo di Dubois prese a muoversi con scatti convulsi, e Amèlias si ritrovò disarcionata sul pavimento lercio della locanda.
Improvvisamente le tornarono in mente le parole del bottolaio: “Lei che di mestiere strappa la vita degli altri, e la porge al suo cliente, lei ora sarà costretta a donarla, perché se non lo farà…”.
Qualcuno nella sala si mise a fischiare e a ridere, pensando che fosse la fine di una allegra scena di sesso, poi però vide il sangue che schizzava dal corpo dell’uomo e si mise a urlare. Dubois si mise in piedi in maniera goffa, con gli occhi vitrei e inferociti guardò la gente del locale che fissandolo rimaneva ammutolita, fece un paio di passi ringhiando e sbattendo le palpebre in maniera convulsa.
La puttana accanto a lui si alzò coprendosi i seni, cercò di scappare velocemente, ma l’uomo la afferrò con violenza e la sbatté contro un tavolo. Amèlias sentì un dolore acuto alle costole, cercò di rialzarsi ma Dubois le era già addosso.
“…questo piccolo cuore darà la vita, gambe e braccia al suo peggior sentimento, o al suo peggior incubo e mai più in vita sarà cacciatrice, ma di lui preda!”.
Amèlias sentì le mani di Dubois stringersi attorno al collo, l’uomo aveva ora una forza che non lasciava scampo, cercò di reagire ma il peso del suo assassino era troppo forte da contrastare, la sua vittima le strappava la vita a ogni mezzo respiro ridendo e sbavando, e lei morì in un lago di paura…