Gwendolina Asheley - II

Vandel schizzò come una furia giù dalla spalla di Gwendolina e raggiunse la sagoma irrigidita del bottolaio che in tutto quel caos aveva continuato imperterrito a gettare vapore dai soliti orifizi “Così ho detto” ripeté lisciandosi la minuscola giubba e accartocciando la faccia in un espressione indecifrabile dal momento che oscillava tra rabbia, ostinazione, stupore e a ben guardare, rincrescimento con una punta di genuina ammirazione e una spruzzata di preoccupazione. “Tornerò a strapparti l’anima” disse Gwendolina. I proiettili si erano risvegliati e adesso giravano vorticosamente intorno alla tesa logora del casco, le punte luccicanti come insegne di un posto terribilmente pericoloso dove speri con tutto il cuore di entrare “Facciamo che te la strappo adesso.” La colt riapparve e la faccia di Vandel si tinse di un colore livido che non prometteva niente di buono. Bofonchiò alcune parole inintelligibili e da sotto il carro intervenne il solito buontempone “Ehi miss, il tipo ha detto senza rancore” . La ragazza inalberò un espressione feroce, mentre il proiettile destinato a lei, sfiorava uno dei suoi bulbi oculari in un rapido guizzo. “Facciamo che per un viaggio all’inferno un po’ di compagnia mi farebbe comodo …” batté nervosamente le palpebre e il proiettile arretrò solo di poco “ ma ora che ci penso … ho un appuntamento importante a cui non posso assolutamente mancare” la risata che seguì era fredda e scagliosa come la coda di un serpente ma alle orecchie di Mister Scarafaggio sembrò ugualmente una musica celestiale specialmente appena miss Gwendolina rintascò la colt e mise nuovamente piede nel suo cesto. “Adieu, Mister. Non crediate che non apprezzi convenientemente i vostri congegni e la vostra magia ma lassù stanno accadendo un sacco di cose …”

“Sono nei guai, Sun” “Lo vedo” disse Sundance “il Grande Bufalo sarà parecchio incacchiato, stavolta. Cos’è quella vespa che ti ronza intorno all’occhio, ragazza?”

“E’ un proiettile Sun e ce n’è un altro che sta girando da qualche parte e ammazzerà un tizio e poi andrò all’inferno … cioè ci andremo io e il tizio ,,,” “Augh! Mi toccherà nuovamente togliere dalla naftalina il mio copricapo da stregone” “Diavolo Sun, si può sapere perché ti diverti a fare l’indiano fasullo , quando sei un genio della meccanica?” Sundance ridacchiò strizzandole un occhio “Folclore. Mi sto esercitando per i turisti. A loro gli indiani fasulli piacciono e pure le qui presenti “ragazze meccaniche ”. E’ un vero spasso riuscire a fargli credere che possono capire tutto quello che gli dici” “Abbiamo una maledizione in corso” tagliò corto la ragazza. “Certo” disse Sundance “quel piccoletto là sotto strillava talmente forte che l’ho sentito anch’io. Ne parleremo dopo, per ora occupiamoci del Grande Valuria. Ai posti di combattimento, ragazza!”

“Non me lo dirai due volte, Sun!” Gwendolina abbassò la leva per la fuoriuscita del gas e l’aerostato balzò in aria. L’indiano, che rispondeva al nome di Sundance prese ad azionare le “pinne timoniere” con la perizia che gli derivava da una lunghissima pratica, prendendo il vento al momento giusto e facendo in modo che la “Ragazza Bisbetica” mantenesse un assetto costante di salita “ Andremo più su che potremo” strillò Gwendolina per sovrastare il fracasso dei motori “ Valuria resterà di sasso quando non ci vedrà più e poi piomberemo dritti davanti a lui e tu spingerai i motori al massimo” la “Ragazza Bisbetica” balzò nuovamente in aria e Sundance manovrò il suo lungo corpo affusolato che sembrava quello di un grande pesce biblico oltre un grande ammasso di nuvole bianche che avevano tutta l’aria di un nascondiglio di prim’ordine. In quel momento, una tozza nave volante che portava impresso sulla fiancata il nome di … in sbiadite lettere rosse il nome di … scivolò a motori spenti là dove non molto tempo prima si era trovata la “Ragazza” e si fermò galleggiando grazie alla spinta di potenti getti di vapore la cui intensità era pari agli sbuffi rabbiosi con cui Il Grande Valiria mostrava il proprio disappunto mentre scrutava i dintorni servendosi di un cannocchiale telescopico “Ci hanno giocato, Skull. Non so come, ma ho il presentimento che quelli ci stiano combinando qualcosa di brutto” la testa calva di Skull comparve al di là di uno dei motori che stava mettendo a punto seguita da un lungo corpo disarticolato che vestiva una giubba da ufficiale prussiano eccessivamente larga e un paio di brache altrettanto larghe che stavano su grazie a un cinturone pieno zeppo di armi taglienti “ Erano qua e appena ci hanno visto arrivare sono spariti. Per quanto mi riguarda, abbiamo vinto noi e senza tirata correre neanche un miglio. Non so come gli sia venuto in mente di sfidarci con quella bagnarola” “Non dirlo troppo presto” Valiria scosse la testa sul quale un elmetto dotato di punta scintillava come un parafulmine. Quel giorno indossava una uniforme appena ritirata dal sarto e sul vasto petto due file ordinate di bottoni con la faccia del Granduca si fronteggiavano ostentando un cupo cipiglio “Sei il solito facilone, Skull” disse il Grande Valiria “e poi devo dirtelo. Non vale la pena che ti regali le mie divise se le porti a quel modo” la risposta invelenita di Skull fu del tutto coperta da un rombo di motori e la “Ragazza Bisbetica” piombò sgasando davanti al muso della Regnante. Gwendolina Asheley lanciò un urlo di vittoria e dal quadro comandi azionò le potenti braccia meccaniche di Miss Lovelia e di Miss Lorilou facendo piovere una grandinata di ferraglia sul ponte della Regnante “Nessuna regola ! Nessun codice!” gridò allegramente in direzione di Valiria. “La vedremo!” urlò Valiria . Si afferrò alla scaletta e prese a salire verso la sommità del dirigibile. “A terra!”gridò la voce di Sun. Gwendolina si rannicchiò immediatamente dietro la possente sagoma di miss Lovelia e da lì vide il Grande Valiria che tenendosi in equilibrio raggiungeva la postazione di una mitragliatrice, sedeva sull’apposito seggiolino e si apprestava a crivellare di colpi la Ragazza Bisbetica. Poi accadde un fatto incredibile. Un biplano che ronzava come una gigantesca zanzara calò improvvisamente dall’alto e sorvolò a bassissima quota il tetto del Regnante e sbalzando il Grande Valiria dalla sua postazione con il semplice spostamento d’aria. Dalla carlinga Santerre Dubois guardava divertito il grosso uomo che sventolava aggrappato a una fune dell’aerostato come un dannatissimo somaro volante . Dal comunicatore uscì la voce gracchiante di Sun “ Accidenti a te, Dubois, ci hai tolto tutto il divertimento” “Se ti va, posso ancora spararvi addosso col bazooka.” Sun rise. “Passami Gwen” “Santerre!” Gwendolina accostò il comunicatore all’orecchio e sentì un ronzio acuto poi il mondo attorno a lei divenne un unico sprazzo fiammeggiante all’interno del quale il piccolo velivolo continuava a cadere con esasperante lentezza, avvitandosi e scendendo in picchiata, e tutto a un tratto, Gwendolina seppe che non avrebbe mai smesso di cadere e che Santerre avrebbe continuato a stringere fra le mani la cloche, nonostante avesse un foro dai bordi bruciacchiati proprio in mezzo alla fronte. Che tu sia dannato, Vandel.

Hai un occhio all’inferno, ragazza. Un infernocchio, se preferisci.

Al diavolo, Mister.

Gwendolina Asheley guardò la creatura che era appena uscita dallo sprazzo fiammeggiante. Sembrava un grosso angelo dorato con la faccia sofferente. Sotto l’orlo della tunica pressofusa, due rotelle avanzarono cigolando a tutto spiano. Sono l’Angelo della Morte. L’Angelo aveva un sacco di denti in bocca, spessi e puntuti come dissuasori per piccioni. Solo che nessun piccione si sarebbe mai fatto vedere nell’Inferno in costruzione di Vandel. Rotolò verso Gwendolina e la ragazza impugnò frettolosamente un cacciavite “Ti smonto” l’Angelo si fermò “Prima toccherebbe a Belzebub. A me mi smonti in quattro e quattr’otto ma quello là è uno tosto” Gwendolina si girò e vide un lungo nastro trasportatore che girava velocissimo e trasportava una enorme quantità di cianfrusaglie meccaniche, divise con ordine secondo la tipologia e dimensione, prima le bielle poi gli ingranaggi a seguire le rotelle, le pulegge, i dadi le viti e così via, e il nastro li portava non si sa da dove, poiché esso stesso sembrava uscire da un fondo nebuloso che si perdeva nel niente e per di più durante il trasporto, per via dell’estrema velocità molti di quegli oggetti cadevano o schizzavano via e a Gwendolina ricordavano i proiettili e mentre guardava ecco che davanti ai suoi occhi prese forma un piede meccanico e tutto avvenne in modo talmente veloce che a fatica gli riuscì di vedere gli ingranaggi e le rotelle (e i dadi e le viti) che si assemblavano fra di loro come se chi ha tempo non aspetti tempo, quando il nastro li scaraventava giù alla fine della corsa. Una gamba fu tirata su a ritmo serrato, come uno di quegli orribili palazzoni di periferia, mentre già si apriva un cantiere per l’altro piede. Gwendolina lavorava di cacciavite e di brugola, sudava e teneva gli occhi serrati per la concentrazione. La sua idea era quella di “colpire il progetto in se’” e a questo scopo si provava a intuire quali fossero i pezzi “chiave” quelli che soli avrebbero fatto di tutta quella roba metallica e dentata un Belzebub fatto e finito con le corna e la macchina a vapore ( c’era pure quella!) che gli rombava nel ventre e gli faceva mandare fumo puzzolente da ogni orifizio. In tutto questo L’Angelo smicciava un grosso orologio meccanico e dava i tempi “ Meno venti, meno dieci …” se si arrivava a zero prima che Belzebub era finito, vinceva Gwendolina e si riportava a casa Santerre. Se no, restavano là, lui che picchiava con l’aereo e lei a svitare per l’eternità. Tutti e due a rimpolpare l’Inferno di Vandel. Che così diventava quasi vero.

Quando Sundance si ritrovò con Gwendolina Asheley, stesa lunga sul fondo della “navicella” e con un occhio stroboscopico che lanciava lampi luminosi e si rimescolava dentro l’orbita capì che l’ora era venuta e per quanto gli scocciasse si mise a frugare in mezzo ai suoi quattro stracci, sortendone con il fatidico emblema pellerossa: il copricapo piumato. Se lo mise in testa e aspettò.

La Ragazza Bisbetica nel frattempo continuava ad andare. Miss Lovelia e Miss Rosaleen scaricavano il vapore e mantenevano la rotta mentre sulla Regnante il Grande Valiria era rientrato come se niente fosse ed era al momento impegnato in una lotta di supremazia contro Skull che fino a quel momento aveva sperato che finisse di sotto.

Il sole era allo zenith e l’indiano se ne stava immobile, il sudore che gli si incanalava tra le rughe e un terribile prurito sotto il casco. Cimici. Zampettavano, mordevano e pungevano. Sundance aveva la fronte corrugata e cercava nella sua mente le parole giuste da rivolgere al Grande Bisonte ma non le trovava. Da troppo tempo lo aveva lasciato in disparte in favore della meccanica.

L’Angelo della Morte buttò l’ultima occhiata alle lancette e annunciò che il tempo era scaduto. “Ora zero” disse. Gwendolina non gli rispose, stava guardando l’aereo di Santerre intento a precipitare e si chiedeva dove fosse realmente Santerre in quel momento. “Finito?” disse l’Angelo. Cigolò intorno alla Cosa girandole attorno un paio di volte “ Potrebbe, dico potrebbe essere Belzebub. Gli esce il vapore dalle orecchie”

Io canto il corpo elettrico, l‘impeto, la velocità

Il rullo dentato cadde a terra con un clang e l’Angelo sobbalzò.

La Cosa gli si parò davanti e l’Angelo non vide più niente all’infuori della massa metallica trapuntata da teste di viti che saliva su, su fino in cima dove due lampadine ad incandescenza brillavano annidate in un intrico di fili elettrici. Erano gli occhi della Cosa. Il resto consisteva in una foresta irta di pezzi metallici cresciuti in modo disordinato attorno a un macchinario a vapore a cui si collegavano i rulli dentati che giravano sparando parole a raffica

Nuvoleincandescenzabrrividoebbrezzad’uncrepitanterotoreaffamatodiscandaalosavelocitaaaaah!

L’Angelo vacillò in preda al dubbio. Era troppo per lui. A un certo punto si spense e Gwendolina vide nuovamente il ponte della Ragazza Bisbetica e Sun che si grattava furiosamente il cuoio capelluto sotto il vecchio casco di penne d’aquila. “ Che cavolo stai facendo?” Sun spalancò gli occhi e potè constatare che il vecchio mondo era tornato più o meno quello di prima. Forse c’entrava il Grande Bufalo e forse no. Strizzò l’occhio agli automi “Brave signorine”. In quel momento il biplano di Santerre si tuffò in alto e poi si abbassò a sfiorare intenzionalmente la navicella con il bordo dell’ala inclinata. I baffi aguzzi di Santerre Dubois , i suoi occhi di ghiaccio e il suo casco mitologico balenarono dietro il vetro della carlinga e lui salutò con la mano stretta nel guanto di cuoio. “Ehi,” strillò Gwendolina “hai per caso una mappa del tesoro?” Era una domanda stupida da farsi ma lei la fece lo stesso.