Una capigliatura color pannocchia, quella era la definizione più calzante.
I capelli della ragazza ricordavano gli ammiccamenti dorati di un campo di granturco. Mimosa sorseggiò l’ambra schiumeggiante della sua birra e socchiuse le palpebre, lasciando filtrare attraverso le ciglia il mondo abbagliato dal sole: le brillanti bolle di sapone che Amelia, la piccola sorella a rimorchio, tentava di soffiare controvento; lo sfarfallio di saltelli di quel bambino che palleggiava con abili giravolte; l’ondeggiare dei cespugli di ginestre dalla collina oltre il castello della Lucertola.
L’autobus color zafferano della scuola stava raggiungendo la curva prima dell’ultima fermata: Lao-gil, il ragazzo con la spalla appoggiata al finestrino, spalancò i suoi occhi a mandorla, vide la ragazza  seduta al tavolino del bar Giaggiolo, e iniziò a sognare. Mimosa accavallò le lunghe gambe abbronzate, guardò verso l’autobus e giocherellò con l’orologio. Infine raccolse la borsa di paglia e prese per mano la sorellina, trascinandola verso la fermata. “Andiamo incontro a Joele” disse, e si allontanò dalle bolle di sapone che le galleggiavano intorno, riflettendo le sfumature dorate dei suoi capelli.
Velocemente l’autobus si svuotò ma di Joele non c’era traccia.
Lo chiamarono. Nulla.
“Celcate un lagazzino dai capelli biondi tagliati a spazzola che palla colla elle moscia? E’ sceso alla penultima felmata, andava alla fabblica di calamelle con altli bambini” disse una voce alle spalle di Mimosa. Il cuore della ragazza accelerò i battiti come un volo di farfalla, lei si voltò e vide il giovane cinese sceso dall’autobus poco prima.
“Autista, ci porti alla fermata precedente la prego! Ho perso mio fratello!” implorò Mimosa trascinandosi Amelia in una veloce salita sull’autobus.
Il cinese le seguì, imbambolato, assorto in contemplazione di Mimosa.
L’autobus li scodellò nelle vicinanze della fabbrica di caramelle.
“E’ andato da quella parte” disse Lao-gil e tutti e tre seguirono le tracce volatili di essenze alla vaniglia, alla banana, alla ciliegia, alla cannella. Dalle abbaglianti ciminiere di un’allegra costruzione color tuorlo d’uovo si sprigionavano i profumi di un‘immensa pasticceria.
Qua e là erano sparsi volantini fluorescenti a forma di limone con la scritta:
“Partita di caccia grossa alla caramella! Tutti i bambini  che non superano il metro di altezza sono invitati all’evento annuale organizzato dalla fabbrica Giunchiglia: Scarta e trova la biglia d’oro!”
Appoggiato al cancello principale, barcollante nella folla di piccoli bambini golosi, Joele attendeva il proprio turno per l’allettante gioco-paglia delle caramelle al limone. Finalmente riuscì ad entrare, insieme a un gruppo di bambini dalle voci squillanti. Mimosa, pigiata dietro la recinzione color maionese, cercava di sovrastare il cicaleccio dei bimbi  e farsi udire dal fratello, lasciò la mano di Amalia ma non riuscì a trattenere la piccola con sé: la bimba scattò come una molla, saltando come una piccola lepre in direzione di Joele.
“Joele, aspettami!” urlò la piccola, e una quantità incredibile di caramelle dorate iniziò a piovere su di loro, scivolando nello spesso strato di paglia che ricopriva il cortile della fabbrica Giunchiglia. Tutti si affollavano tra i mucchi più alti e folleggiavano scartando i dolci con incredibile velocità, veleggiavano con la fantasia immaginando partite con biglie d’oro, le cercavano come si cerca follemente l’ago nel pagliaio. E intanto mangiavano caramelle, lanciavano ciuffi di paglia intorno a sé come nuvole, prigionieri della loro ebbrezza. I bambini si sparpagliavano nel grande cortile della fabbrica, quasi galleggiando, ormai, in un frusciante mare di cartine brillanti come stelle.
Mimosa e Lao-gil si guardarono. E i loro occhi veleggiarono per un istante in un mondo fantastico, favoleggiante.
“Hai delle ciglia lunghissime…” disse il ragazzo molleggiando sulle lunghe gambe. Ma non gli vennero in mente altre parole e decise, allora, di tuffarsi a recuperare i due piccoli predatori di caramelle. Saltava come una cavalletta il giovane Lao-gil e scavalcò il cancello con l’abilità di un funambolo. Raccolse alcune manciate di dolcetti prima di raggiungere Amalia e Joele. Un improvviso squillo di campanella diede l’allerta: un bambino più alto di un metro era riuscito a penetrare nell’area riservata ai piccoli! Arrivarono i controllori del gioco saltando qua e là come allampanati conigli e Lao-gil strisciò, silenzioso, trascinando i due bambini con sé sotto un grande strato di paglia. Costeggiarono così un lato del cortile, continuando a raccogliere caramelle, e quando giunsero al cancello la porta si aprì per l’intervallo prima del nuovo gioco.
Mimosa era felice di aver recuperato le due piccole pesti, strinse le loro mani con la ferma volontà di non mollarle la presa. Si allontanarono così da quel luogo sovraffollato e Lao-gil li accompagnò inanellando le sue chiacchiere con sequenze interminabili di elle… e di sguardi spennellati sull’immagine gioviale e riconoscente di Mimosa.
Aleggiava intorno la musica lieve del vento. Tutti si sedettero, per un’utile sosta, al tavolino del bar Giaggiolo. I predatori di caramelle svuotarono le tasche sul piano di cristallo del tavolo e iniziarono a scartare con attenzione i frutti del loro raccolto, rivaleggiando in velocità e curiosità. In breve tempo sorse una piccola montagna di cartine luccicanti e i volti dei bambini si colorarono di delusione: la ricerca della biglia introvabile era davvero difficile. Lao-gil offrì una caramella dorata a Mimosa, lei sorrise, la scartò e l’assaggiò avvolgendosi mollemente negli occhi cristallini del ragazzo, tossì affannosamente e… sputò una biglia d’oro sul tavolo.
Gli amici di Lao-gil soprannominarono il bar “Giaggiolo dolato” e se vi capita di passare da quelle parti di giovedì pomeriggio, potrete vedere Mimosa, il  suo nuovo girocollo dorato con la biglia dai bagliori di sole e il sorriso sognante della ragazza che si perde ripercorrendo i caldi, favoleggianti confini di un piccola, dolce, storia incredibilmente… gialla.

7 Responses to “LITTLE YELLOW STORY (di Sweeney)”

  1. eva Says:

    bello il voto è **

  2. piccola mela Says:

    Uao!! che bell’atmosfera gialla! E quante alliterazioni! Stilisticamente, questo è il racconto che ho trovato più piacevole e rispondente al compito :-D

  3. scartabella Says:

    A mio parere i più bei racconti di questa tornata sono proprio il tuo, cara Sweeney e quello di PiccolaMela. Entrambe meritate il massimo dei voti. Nel racconto “giallo”, c’è un tale dispiego di fantasia e di ingegnose invenzioni ( il “suono cinese” usato per le allitterazioni è solo un esempio)che, durante la lettura, mi sono sentita come un bambino in un negozio di dolci, non sapendo cosa mi piacesse di più.

  4. luisa macis Says:

    Il tuo racconto mi è piaciuto molto sia per essere entrato a pieno titolo nello spirito del gioco, sia perchè leggerlo è stato veramente un piacere

  5. LaPiccolaVolante Says:

    Mai pesante. le tue portate non sono mai difficili da finire. si ripulisce il piatto senza il faticoso
    abbandono dei satolli! E’ dono di favolista e io l’ammiro molto! Grazie dolce Sweeney!

  6. Borderline Says:

    Deliziosamente gialla, una fabbrica di gommose che ricorda il willy wonka ma senza umpalumpa (ma con tante filastrocche d’elle)

  7. Sweeney Says:

    Un arcobaleno di grazie a tutti i commenti :)
    A Border: lo spirito di Roald Dahl aleggia sorridente come una nuvola coloratissima tra le volute della mia fantasia. Forse lo avete sospettato… ma è uno dei miei autori preferiti.
    Grazie ancora a LPV per questo bellissimo gioco: per chi desiderasse divertirsi immensamente posso consigliare la lettura di “Esercizi di stile” di Raymond Queneau ;)

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