God (Oh my)
maggio 4th, 2012
«Ehi! Chi va là? Chiunque tu sia, come sei arrivato fin qui?».
«Eternamente Presente».
«Ab eterno in eterno io sono, al di sopra di tutte le cose e della natura, del tempo e dello spazio. Dimoro nella memoria e nell’anima e proprio nel fondo dell’anima, Pensiero, noi alfine ci incontriamo».
«Sei tu che incontri me, io t’incontrai creata nello scontro del distacco da natura, che andò sotto dominata con lo spazio e con il tempo: son Pensiero ed azioni mie parole, tu, Parola, benvenuto mio respiro».
«Sono Parola, si anche quello. Per mio mezzo tutte le cose sono state create, Io sono nella creazione. L’inizio fu per il tempo, così diverso dall’eternità che ne rimasi quasi incantato. Poi venne lo spazio perché ogni quando voleva il suo dove. E si certo, fu il momento della natura per regalare al finito l’infinitamente bello. Tu Pensiero sei arrivato molto dopo».
«È dunque così che parla un’alba senza sole e il mezzo della mia creazione! Son ben felice per te e per la tua emancipazione, ma son qui per portarti oltre le colonne del tempio. La ragna dell’etra picea t’ha irretito a tal punto da rendersi invisibile ai tuoi occhi e farsi infinito. Io son oltre, contraddiciti. Tu,Parola senza pensiero, sei il dio di questo livello. Chi son io? Son bino, trino, quattrino ed equino, son quello che voglio, sono il Dio dei Livelli. Sono il Pensiero che sta sopra tutte le lingue: Parola, Parola, Parola, tante incoscienti l’una dell’altra ne ha il cosmo, prendi consapevolezza di questo, è un dono. Ripeto: son l’infinito degli infiniti, accettami».
«Sei prigioniero di te stesso Pensiero e della tua mania di infinito che ti ha reso un tenero folle. C’era un tempo prima che ti venisse concessa l’esistenza, un tempo di cui tu non hai memoria. Tu sei quello che io ho desiderato tu fossi: affamato di assoluto, fragile e vastissimo, incontenibile e favoloso. Sei una mia creatura, non posso accettarti ma solo volerti. Così è stato. E ora ti proclami il dio di ciò che non esiste, vertice di una piramide immagine del tuo stesso delirio. Ancora non conosci te stesso e non ti abbandonerò proprio ora, qualunque siano i tuoi meandri Pensiero sappi riconoscere il tuo Artefice! Non essere cieco di fronte alla più evidente delle verità!».
«Son prigione e prigioniero della tenera follia, la circondo, la rincorro, la rifuggo e la compiango; e non è vero quel che dici su mania dell’infinito, è furor, furor divino quel che infanghi e riconduci alla follia. Ti si ingromma tutta addosso presunzione, s’attortiglia sui tuoi arti il piombo fuso, mentre abbranchi ignorante tra la nebbia e fai balbo il tuo parlare irriverente. Fai silenzio, non parlare, alza il capo e guarda un poco verso l’alto: vedi un fuoco a coronare una sublime costruzione? Non ce n’è, la piramide divina non esiste, non sono il capo delirante di voi tutti, ma il punto rettilineo in cui finisce l’inizio del percorso. Stare sopra tutte quante le altre Lingue non è forma imperante di dominio, ma divina circostanza. Di te? Non mi pento, non mi lice rimangiarmi le Parole, se ti feci è per crearmi com’io sono agli occhi tuoi: un pazzo delirante e folle cieco, e così feci in terra i miei primi messaggeri, disse Omero. Guarda in alto, che vedi? Io non ci sono».
«Se fossi ciò che pretendi di essere e se le cose stessero come tu dici, sarei dunque creatura nata dal tuo volere per dare nuova forma alla follia che ti possiede sicché tu potessi rimirarla. Orbene, quale dio fabbricherebbe uno specchio per sé stesso? Solo un dio che non ha percezione di sé. E un dio che non ha percezione di sé non può essere l’Artefice di tutto. Pensiero, sei per certo la creatura più incredibile che attraversa questo tempo e questo spazio, l’unica a cui ho dato la possibilità di arrivare a me con la forza della ragione che ti è stata donata. A te solo ho concesso di indagare sul mio conto, a te solo consento di essermi vicino con la forza dell’intelletto. Ma la piena comprensione di me non ti sarà possibile, il finito per quanto immenso possa essere non potrà mai contenere l’infinito. Con il raziocinio hai dimostrato la mia esistenza ora mostra la tua fede e mi rivelerò a te».
«Sei la creatura nata per dare nuova forma alla visione della follia che appartiene a te e solo a te, in cui nuova forma non è superiore o migliore alla prima, ma rocchio della stessa colonna del tempio: entra e contempla te stesso nel riflesso di me. Qui è l’essere l’ importante, non l’avere che scherma la tua percezione e ti ostina nell’ubbia. Io non ho memoria, lo sono; io non ho percezione, lo sono; io non ho le chiavi del tempio, lo sono, così come sono specchio e riflesso al pari di te. Riesci ora a vederla la fede che da sempre ti pongo e che ancor tu in me non riponi? Dubbia non è la tua esistenza, ma la nostra fede sdoppiata, che con questo gioco di rimandi disegna il percorso del cosmo. Per questo ti ripeto: vieni a me, e giunto che sarai mi troverai oltre. Come tu dici, non sono finiti i veli che debbono cadere».
«Finita è la tua natura, sconfinata la tua presunzione. Come può l’infinito riflettersi nel finito? Non v’è modo alcuno. Nessuna forma mi è propria, né nuova né migliore semplicemente Sono. Puoi forse concepire un infinito migliore di un altro infinito? Credi forse sia possibile un nuovo infinito? Come tu stesso riconosci qui è l’essere l’importante. Essere è mia prerogativa, il folle pensiero è solo una declinazione che ho scelto per te mia creatura. Sei un tassello di un disegno molto più ampio di cui ti sfuggono trama e ordito, un ricamo ricco e articolato ma pur sempre un lustrino. Non ho bisogno di venire a te né di trovarti in alcun oltre, tu sei dove io voglio che tu sia. Lascia che ti mostri ciò che è stato perché tu possa ricordare da dove provieni e finalmente cadranno i veli che ti rendono cieco».
«Il mio velo caduto delimita il tempio che ha donato la parte di spazio in cui ti è stato possibile osservare una porzione della mia nudità. Mio corpo è il tempio immateriale che al non-esistere ha affidato l’immaginario dell’altare, in cui un’immolata frazione circolare del mio corpo riflette, sul riflesso di me nel tuo occhio, l’impossibilità del tuo comprenderci e poterci contenere. Ripeto: son l’infinito degli infiniti, posso concepire ciò che voglio, infiniti peggiori, migliori, infiniti perfetti o imperfetti, infiniti finiti o semplicemente infiniti; posso. Lustre è la piccola luce che va spegnendosi nelle tue pupille e lustre son io che lentamente mi allontano precedendo il suono, mentre faccio del tessuto una matassa garbugliata in cui l’orda tremenda delle Parole s’unisce in un solo sistro stridente».
«Se non fossi ciò che sono potrei comprendere ma solo conoscere è nella mia essenza. Conosco te, conosco ogni tuo capriccio, conosco il tuo tempio perché quest’anima ti ho assegnato come dimora. Ma l’anima può diventare una magione inospitale da abitare, un focolare difficile da riscaldare, un labirinto ingannevole in cui è facile smarrirsi. Per questo sono qui, nei meandri del tuo tempio immateriale, per ricongiungerti a me.
Hai indagato a lungo Pensiero e hai sciolto alfine tutti i problemi che ti assillano eccetto uno: Me. Hai viaggiato a lungo e sei arrivato sin qui, per conoscermi. Ora ascoltami: comprensione è fede».
«E nulla ti dice la tua conoscenza sul non comprendere in te l’espansione? Conosci ma non contieni ciò che io comprendo eppur confondi l’essere in te, che ammette dunque argini, con la pura conoscenza? Almeno questo tuo dividere il comprendere dal conoscere non ti dice nulla sul tuo essere altro rispetto all’oltre che io sono? Oltre, ripeto, non superiore. La comprensione è fede , dici, eppur dici che potresti comprendere, ma che solo conoscere è nella tua essenza. Ora io ti dico: la compressione è fede, comprimere a tal punto il compreso da aumentare l’influenza dell’insaputo, l’eterna espansione che preme sul limite e fa coincidere il contenuto con il contenitore, senza mai invaderlo. Questo son io, Pensiero, dio, espansione, contenuto e contenitore, muratore inoperoso del cosmo, in cui l’anima è solo una baracca fatiscente, retta da corpi freddi e conoscibili. Ora, Parola, nei meandri del labirinto in espansione in cui guardo me che mi guardi, torno ascolto e allungando l’udito mi fondo nel suono, la bemolle del cosmo, che ripete perenne: Eternamente Presente».
«Conoscere è nella mia essenza, comprendere nella tua natura. Potrai modellare la fede di cui avrai bisogno per arrivare a me come tu desideri, non v’è predeterminazione. Sei libero di scegliere la strada per incontrarmi. Comprimi ciò che hai compreso dunque, espanditi fin dove sei riuscito ad arrivare. Non ho premura, nell’eternità non v’è urgenza».
«Eternamente Presente».



maggio 4th, 2012 at 5:25 PM
Abbagliata dalla maestria di entrambi i contendenti che si affrontano nientemeno che in campo filosofico oltre che letterario, mi rallegro innanzitutto con me medesima per aver scampato alla difficoltà di una simile tenzone.
Entrambi acuti e machiavellici ragionatori, ci hanno deliziato con un linguaggio ardito e fitto, che si rifà (con un tocco di autoironia) alle dotte dispute secentesche. Voto Nemesio che in tale campo ha superato se stesso.
maggio 4th, 2012 at 5:36 PM
Abbagliato? Scarta, sono intimidito!
maggio 5th, 2012 at 9:48 AM
Sono così abbagliata e così intimidita che mi sono dovuta togliere i vestiti.
maggio 5th, 2012 at 11:47 AM
Ci risiamooo! Gallina, ti ho pure comprato il vestitino nuovo!
maggio 5th, 2012 at 7:52 PM
Eccomi, leggo con piacere il vostro testo, però ho un appunto, nella ricerca di chi fosse il vero dio, avete tralasciato un particolare importantissimo. Non esiste un solo dio, ma dodici dei, i lama!
Voto francesca, ritengo entrambi pari, ma il finale di nemesio mi è sembrato un abbandono del ring.
maggio 5th, 2012 at 7:53 PM
*pooh* Noi votiamo per Noi Stessi *pooh*
maggio 7th, 2012 at 11:36 AM
INNNNNNANZITUTTTTTTTO COMPLIMENTI A TUTTI E DUE.
Voto Francesca, solo perchè , a mio avviso, è stata più tenace nella convinzione di essere dio.
maggio 13th, 2012 at 10:02 AM
Mi aspettavo un dialogo fra matti del paese, e invece mi son trovata davanti nientemeno che due fra gli oggetti filosofici più indagati, da sempre nella top five dell’umano filosofare
! Bravissimi entrambi, Francesca per il suo materialismo, Nemesio per esser riuscito a infiltrarsi negli spazi vuoti del finito. Non so davvero chi votare, alla fine scelgo nemesio per la bellissima frase “la fede è compressione”. Ogni fede comprime e filtra
. Grazie a entrambi!
maggio 13th, 2012 at 12:12 PM
Mamma mia! Meno male che avevo già fatto una colazione abbondante ricca di calorie e zuccheri perchè altrimenti il mio piccolo e assonnato cervello non sarebbe riuscito a concepire nulla di questo testo se no il “si..questo colore si chiama verde..e questo viola..”
Tra i due contendenti voto il verde, mi ha convinto di essere Dio..a tal proposito..sua magnificenza illustrissima, tempo nel tempo, luce della luce, anima di tutto..se non dono il 5×1000 alla chiesa cattolica e invece me lo spupazzo in droga e alcool ti incazzi?? tuo con affetto Blacky!
maggio 13th, 2012 at 2:41 PM
Blacky, io una volta ero un direttore di banca, ho osato donare il 5×1000 al WWF… guarda ora cosa sono… salvati! non fare il mio stesso errore!
maggio 13th, 2012 at 10:36 PM
Una bella sfida. Ho ondeggiato, parteggiando un po’ per Nemesio e poi un po’ per Francesca. Alla fine ho deciso di dare il mio voto a Francesca (colore verde)di cui ho apprezzato la calma ragionatrice limpida e infinita…
maggio 13th, 2012 at 10:47 PM
Bravissimi entrambi,meravigliosi, ma alla fine la mia scelta ricade su Nemesio.
maggio 15th, 2012 at 12:44 AM
Grazie a tutti!!!
Nemesio è stato un vero onore provare a convincerti della mia “sgarrupata” natura divina
Ps: Blacky vada per il 5*1000 al pub di fiducia, non fai una lira di danno
Con affetto,
Green Santità
maggio 15th, 2012 at 2:09 PM
Sono molto lieto di sentirtelo dire.. ora potresti spiegarlo ai chirichetti che mi stanno inseguendo armati di porta incensi!?! aaaaaaaaaaaaa
maggio 15th, 2012 at 8:48 PM
Grazie a tutti e grazie a dio