Finalmente venne la vigilia di Pasqua e arrivò Bruna carica di regali per tutti.

“Ti trovo cambiata, sei cresciuta parecchio!” disse alla sorella ”Oh, ma che belle violette hai messo sul davanzale! E che originale il vaso…ma guarda…quello è il cappellino che indossavi alla mia comunione! Brava Lucia, hai della creatività…”.

Le ragazze erano in camera di Lucia, Bruna era entrata per mettere sul letto i regali per la sorellina.

“Sai Bruna, questi fiori me li ha regalati Iris, quella vecchietta di cui ti scrivevo, abita al centro all’inizio della strada ed è molto simpatica, domani mattina te la farò conoscere”.

“Va bene sorellina, ma adesso andiamo a tavola che la mamma ci ha chiamato, non sai come sono contenta di vederti!” e nel dire questo stampò un bacio sulla fronte di Lucia.

Il giorno seguente era sabato e Bruna svegliò Lucia con una carezza: ”La mia piccola sorellina! Mi sei mancata sai? “

“Anche tu mi sei mancata!” rispose Lucia guardando Bruna, dopotutto era sempre la sua solita Bruna, anche se ora viveva a Londra”Avevo pensato che ti fossi scordata di me” soggiunse poi.

“Ma come potrei scordarmi di te? Tu sarai sempre nel mio cuore, sempre, ricordalo Lucia, anche se saremo lontane, rimaniamo sempre vicine con il cuore, non dimenticarlo mai!”.

“Lo so! Adesso lo so!” disse Lucia con un sorriso.

“Su, andiamo a fare colazione sorellina, mamma e papà ci aspettano!”

Dopo colazione Lucia era impaziente di portare Bruna a conoscere Iris, ma la sorella non la smetteva più di raccontare ai genitori della sua vita Londinese.

Finalmente le ragazze uscirono da casa, l’aria del mattino era leggera e frizzante e la giornata si annunciava già tiepida e luminosa.

Le sorelle camminavano con i visi rivolti al sole e Lucia non stava zitta un momento: “E’ una vecchietta raggrinzita, ma è talmente simpatica!”

I cancelli della grande casa erano spalancati, ma Iris non si vedeva:

“Forse pensava che oggi non saresti venuta, visto che le scuole sono chiuse!” disse Bruna.

“No, lo sapeva, le avevo detto che saremmo venute” rispose Lucia.

“O forse si è solo dimenticata!”

Lucia la guardò incredula: ”Iris non si sarebbe mai dimenticata, le avevo detto che sarei venuta con te e non vedeva l’ora di conoscerti!” rispose irritata.

Mentre le ragazze parlavano fra loro, si aprì il portone della casa, si girarono insieme e Lucia fu delusa: la vecchietta che era uscita non era Iris.

“Ecco la tua Iris!” disse Bruna.

“Non è Iris!” ribatté Lucia scocciata.

Intanto la donnina veniva verso le ragazze con un’espressione grave sul viso, si fermò di fronte a loro e chiese: ”Aspettate forse Iris?”

“Certo”disse Lucia”avevamo appuntamento!”.

La signora si torceva le mani guardando le giovani: ”Purtroppo Iris non può venire, stanotte si è sentita male e l’hanno ricoverata all’ospedale!”

“Cosa le è successo?” chiese Bruna ansiosa.

“Non lo so esattamente, stanotte si è alzata per andare in bagno e la sua compagna di stanza, Maria, ha sentito un rumore, l’abbiamo trovata sul pavimento e non ha più ripreso conoscenza, per cui abbiamo chiamato la guardia medica che ci ha mandato l’ambulanza…”.

Lucia era ammutolita e pallida, Bruna si rese conto che per la sorella quello era un duro colpo, per cui disse: ”La andiamo a trovare subito, può dirci, dove l’hanno portata?”.

La vecchia signora la guardò con aria incerta: ”L’hanno portata all’Ospedale Maggiore, ma non so se vi faranno entrare…”.

“Diremo che siamo parenti… come si chiama Iris di cognome?”
“Si chiama Fiori Iris, ma lei non ha parenti… sono tutti morti nell’incendio…con lei c’è Maria, la sua compagna di stanza…”.

“Quale incendio?” chiese Lucia con voce tremante.

“Ecco, lo sapevo, non avrei dovuto parlarvene…è una cosa che riguarda solo lei… non ditele niente per favore… è una cosa che la fa stare così male… adesso devo andare… arrivederci”.

Lucia era delusa, perché Iris non le aveva mai raccontato dell’incendio? Si rese conto di non conoscere per niente quella dolce signora.

“Che cosa vuoi fare?” stava chiedendo Bruna che era preoccupata per la sorella “non so se è il caso di andare all’Ospedale, forse potremmo aspettare che si rimetta e poi verremo a trovarla quando la faranno uscire, cosa ne dici?”

“No Bruna, voglio andare da lei, non ha nessuno….voglio che sappia che io non la dimentico, ti prego andiamoci!”

Gli occhi di Lucia erano imploranti e Bruna la abbracciò: ”Va bene, ma non essere così preoccupata, andiamo a dirlo a mamma e ci facciamo dare l’auto”.

L’ospedale Maggiore era enorme e le ragazze salirono la rampa che portava all’atrio principale, lì chiesero in portineria.

“La signora Fiori è ancora nel reparto rianimazione, si entra fra mezz’ora e solo uno per volta, voi siete parenti?”

“Si” disse Bruna “siamo le nipoti, aspetteremo”.

Quando fu ora di visita, le ragazze furono introdotte in un reparto al quale si accedeva suonando un campanello: ”La signora Fiori non ha ancora ripreso conoscenza” disse l’infermiere al quale chiesero notizie, ”si può entrare una alla volta, venite con me”.

Le due ragazze seguirono l’infermiere lungo uno stretto corridoio fiancheggiato da vetrate chiuse da veneziane, l’uomo si fermò davanti ad una porta e la aprì, nella piccola camera c’era un letto di metallo e su una sedia davanti al letto c’era una vecchietta.

A prima vista il letto era vuoto, ma guardando meglio le ragazze videro che sotto le coperte stava una figura così piccola che sembrava quella di un bambino.

“Maria?” disse l’infermiere “può uscire, che facciamo entrare le nipoti della signora Fiori?”

La vecchietta sollevò gli occhi stupita, si alzò facendo un’ultima carezza alla mano che sporgeva dalle coperte e uscì.

Lucia entrò nella stanza e si avvicinò al letto, il piccolo viso di Iris aveva un’espressione serena, le toccò una mano”Ciao Iris, sono Lucia”disse, ma gli occhi della piccola signora rimasero chiusi.

Maria intanto stava chiedendo a Bruna “perché avete detto di essere le nipoti? Iris non ha nessuno…”

“Ci scusi” disse Bruna”ma mia sorella voleva vedere Iris… le è molto affezionata e non sapevamo cosa dire…”.

“Anche Iris vuole bene a Lucia, me ne parla sempre… anzi, me ne parlava… adesso non parla più, non si è ancora svegliata,e mi hanno detto che sarà molto difficile che si riprenda…”.

Intanto l’infermiere era entrato nella stanza di Iris: “Guarda, sta sorridendo!” disse rivolto a Lucia.

In effetti, la bocca di Iris stava lentamente, quasi impercettibilmente, aprendosi in un sorriso, poi da un occhio cadde una piccola, unica lacrima.

I macchinari che stavano attaccati alla donna cominciarono a lampeggiare e suonare.

“Mi dispiace, ma devi uscire subito” disse l’uomo”in fondo al corridoio c’è una saletta, dove potete aspettare, vi porterò notizie”.

Intanto arrivava un altro infermiere con un carrello “Deve uscire!” disse rivolgendosi a Lucia in tono brusco.

Lucia uscì dalla stanza ammutolita, sulla porta c’era Bruna che la prese per mano e la condusse alla saletta, insieme a loro c’era Maria.

“Ma cos’è successo?” chiese Lucia”sta per morire vero?”

“Non lo so “rispose Bruna seria.

“Ma mi ha sorriso!”diceva Lucia.

Intanto anche Maria si era ammutolita e sedeva su una poltroncina in un angolo della saletta.

Poco dopo arrivò l’infermiere “Mi dispiace”disse”ma la signora Fiori non ce l’ha fatta!”

Lucia non seppe più trattenere le lacrime e la sorella la abbracciò.

Maria si alzò e venne verso di loro con le lacrime agli occhi, aprì la borsa e tirò fuori una busta.

“Lucia?”

La ragazza alzò gli occhi e vide la busta rosa che quella vecchietta le tendeva, la prese e la guardò.

Le sembrò di sentire l’odore delle sue violette, sopra alla busta c’era il suo nome scritto con una grafia tonda e ordinata.

Aprì la busta con le lacrime agli occhi e vide che in mezzo ad un foglio ripiegato in due c’era una piccola violetta seccata.

La rimise nella busta e aprì il biglietto:

Questo è il ciclo della vita, la vita è bella, vivila sempre con amore

La tua Iris.

[fine]

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