(The Commonsense) La filosofia del post-it
febbraio 16th, 2012
“Sono flashback, solo flashback”. Devo ricordarmi questa frase quando mi rigiro il cellulare tra le mani.
Voci in lontananza, caldo, rumori confusi, un film, metallo, una medaglietta militare che pende, caldissimo, la medaglietta che non pende più. L’ha spostata bruscamente mentre la guardavo ciondolare proprio sopra i miei occhi. Con un movimento nervoso, deciso, sono tornata da lui. “Scusa la distrazione”, gli direi. Ed è come… sapete quando mettete a fuoco con una macchina fotografica? Bene, prima inquadrate qualcosa di lontano e poi improvvisamente qualcosa vicinissimo. Mi viene da sorridere: la medaglietta militare mi piaceva, che sia stata una gazza ladra nella mia vita precedente?
“NON CI PENSARE!!!”
Apro un cassetto e frugo. Tuffo le mani in un mare di oggetti che fanno quel rumore carino di quando li mescoli e chissà cosa pensi ne esca fuori. Ma guarda un po’, non ho post-it. Ma mi servono, assolutamente! Allora li devo comprare. Mi lavo ed esco, ho deciso. Ancora meglio dell’idea di scrivere post-it: esco a comprare i post-it, così non ci penso. Apro l’acqua dentro la doccia e inizio a togliere i vestiti uno a uno: il cardigan lungo di lana, le calze, la felpa del pigiama… strati e strati di roba, sono infagottata in un tepore fatto di tessuti. “A cipolla” si dice, e a cipolla diceva anche Lui quando si ridacchiava alla vista di quanta roba riusciva a sfilarmi, slacciarmi e sbottonarmi prima di riuscire a toccare anche solo un centimetro di pelle.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°0 (mi segno un appunto sulla condensa che si è formata sullo specchio)
“Muori con me”, mi invita a voce bassa. “Ma sei matto?”, gli direi. Ti immagini le facce di quelli che ci trovano avvinghiati, nudi e, in più, morti? E poi io non voglio morire,o non ancora almeno! Ci metto un po’ a capire che intendeva “morire” in un altro senso. Metafora un po’ sbiadita, fin troppo ovvia, eppure non ho colto subito. Ma che ci volete fare?! Quelli sono i miei momenti, solo per me, e posso permettermi di essere ottusa, poco brillante, socialmente al limite, politicamente scorretta, ecc.. ecc… Mi viene da ridere. Rido sempre in certe circostanze, come una stupidina. E’ che mi scopro comica, e quanta euforia, tanta da venderne. Immagino il Quartiere, gente assiepata che scruta, bisbiglia e commenta, alla notizia di noi scuote la testa. Voyeur?! No. Più omini impomatati e donnine con la borsetta, stile anni ’30 o ’40, che importa?! Sto allucinando… E quale Quartiere, poi?! E io che spiego ”ma non c’è niente di male, signori. Vedete?! Non c’è nulla di sporco, se non la biancheria, ma quella si lava facilmente in lavatrice a 50°”.
Se mi va male mi re-invento nella pubblicità. Sì, sì, e questa scena me la segno come promemoria su uno dei post-it.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°1
Lui è un sorta di guru in incognito. E’ uno di quelli che ti dice frasi tipo: “anche se sei da solo, nel giorno del tuo compleanno, accenditi una candelina su una merendina e festeggiati”, e quanto mi piace, con quell’aria da impunito che non ha bisogno di nessuno. Però ha ragione in qualche modo, non si sofferma sui dispiaceri, sulla tristezza, l’avrò visto triste solo due volte, non di più. Preferisce la rabbia alla tristezza. E rabbia sia… Ognuno ha il suo modo di sentire le cose, ognuno ha il suo modo di vedere le cose. Per questo io continuo a scrivere post-it: stasera sono il mio Mantra e il mio Mandala.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°2
Spiegare come si siano evolute le cose tra noi è un po’ complicato. Voglio dire, all’inizio ringhiava quando mi avvicinavo e quindi pensare che adesso siamo così intimi ha quasi del soprannaturale. Ma è stato speciale ed esclusivo proprio per questo. Cioè, magari obbligati dalle situazioni, da una vicinanza coatta a lavoro, alla fine è diventato un sottofondo, naturalmente presente. Passava il tempo e Lui si abituava a me, come io mi sono abituata a Lui: è stato un processo naturale. E’ stato così per me, ma anche per gli altri e per le altre, colleghi e colleghe senza distinzione, se non per un piccolo dettaglio: le colleghe se le farebbe tutte, e molto spesso ci riesce. Ed ecco di nuovo il Quartiere (ma quale Quartiere ancora mica l’ho capito, eh?! Che immaginario strano popola la mia testa…) che mi guarda e scuote la testa in segno di dissenso. “Ma signori, ed anche signore”, dico io, “ne cantava al riguardo anche De Andrè, conoscete Bocca di Rosa?” Lui è così. Non c’è sposalizio, non c’è fidanzamento, non c’è legame che abbia valore. C’è solo un’unione, unica, benevola, aperta a tutti: quella della promiscuità, del cuore o del corpo, è solo un dettaglio. Troppo frivola come spiegazione? Romantici inutili! E’ natura, così nascono e crescono le cose a questo mondo: non dall’amore sacro, ma da quello profano!
Ma io non la pensavo così. All’inizio, dico. E’ buffo perché, vedete, io sono sempre stata monogama e tutt’ora lo sono. E non è che questa cosa dell’essere promiscui mi garbava molto… anzi, la condannavo e la criticavo. E glielo dicevo anche, condannandolo e criticandolo, ispida e antipatica come solo un paio di mutande di iuta grezza potrebbero essere. Ho reso l’idea?!
Passavamo i giorni lavorando, io presa da mille cose e Lui preso da mille fidanzate. Però parlavamo sempre un po’ di più, ci fermavamo a bere insieme agli altri colleghi dopo il lavoro e alla fine abbiamo fatto amicizia, seppur con molta, molta lentezza. Tra di noi e con noi c’era sempre qualcuno a veicolare le chiacchiere, a far passare il tempo, poi se n’è andato uno dei nostri pacieri preferiti e siamo rimasti soli. Se n’è andato ed è come se ci avesse lasciato orfani.
Il primo bacio è stato un no e un sì insieme, una dicotomia malefica e pericolosa. Resto lì, indecisa. Lo invito e lo allontano, e questa è stata la mia condanna . Dopo quel primo bacio non si sa quanti altri gliene avrei dati e quanti gliene ho dati, seppur dicendo di no, s’intende. Ho problemi di pronuncia con la S.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°3
Credete nella legge del contrappasso? Io sì.
Parliamo, parliamo e parliamo. Alla fine è ovvio che io sbavo in attesa di un suo sì e Lui invece ora è un po’ restio. Ebbene sì, sono proprio tempi moderni questi: per punirmi della mia finta e mal celata ritrosia iniziale, adesso è lui, l’uomo, ad essere ambito e concupito da me, gentil pulzella, e si lascia corteggiare con atteggiamento e smorfie quasi da coquette. Che tormento. Alla fine conveniamo che le api e i fiori ci stanno simpatici e che li vogliamo imitare. Però, meglio prevenire che curare. E prima mi spiega quanto per lui quell’atto che andavamo a consumare fosse sgombro di ogni sentimento, libero e felice. Ma libero e felice da che? Non ho tempo di ragionarci, ormai sono in modalità “annuire senza ritegno”. Io ho una mia teoria al riguardo. Quando hai passato settimane a immaginarti uno nudo su un letto di rose, le cose sono già irrimediabilmente cambiate, e mi fa schifo fantasticare su una persona a sua insaputa. “Togliamoci ‘sto dente”, dico io. E così è stato. Però, meglio prevenire che curare.” Giusto in caso, sai com’è, se proprio all’ultimo ci ripensassi, ti fermeresti?” domando io, che ormai è ufficiale, mi sto sciogliendo in paura e attesa (forse più paura che attesa), mentre le sue mani si annodano nel filo di Arianna fatto dai mille lacci e laccetti del mio vestito. Nemmeno il tempo di sentire “sì” e mi ritrovo distesa, a guardarlo dal basso, mentre fa un sospiro profondo, lunghissimo, ed è l’ultima cosa a cui penso prima di sentirmi le orecchie ovattate, come quando uno va sott’acqua, con il solito sorriso da stupidina che fa capolino sulle labbra. Forse stiamo un po’ scomodi, ma c’è un momento in tutti noi in cui si spegne il cervello e non importa né della posizione, né del tavolo che traballa, né del fatto che il respiro è diventato affannoso… Non importa proprio più niente. Tutto sommato abbiamo trovato un buon equilibrio: mi tiene strette le gambe, impossibile sgattaiolare via, e dopo mi fa male un po’ tutto. Ma non fa niente, è la legge del contrappasso, e sempre sia lodato Dante per quest’idea.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°4
Un altro flashback, un altro post-it che scrivo. Davanti a me una sagoma nera nella penombra. Si intravedono i dettagli appena, ma il profilo di naso, labbra e braccia si staglia nitido. Resto a bocca aperta, catatonica, come se stessi guardando la Venere del Botticelli. In attesa di riprendermi da una specie di sindrome di Stendhal, sto zitta, come sempre, ma nella testa c’è una grancassa che suona, e passa più di qualche secondo prima che la sagoma mi inviti a toccarla. Lo stupore scivola via, lascia il posto al tatto, al sapore, deglutisco, mi sembra di essere ancora lì.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°5
I sensi sono cinque, più uno forse, e poi ci sono mille ragioni, mille punti di vista e mille storie. Che prenda l’aspetto di amore clandestino, di amore mercenario o di amore solitario, ognuno di noi sceglie il suo. Io sono contenta di non aver scelto il mio per convenienza, tutto qui. E questo mi permette di sorridere quando su un maglione penso di sentire ancora tracce del suo odore, quando tanti piccoli indizi mi ricordano di un’idea o di una sensazione legata a Lui.
Passano i mesi, le stagioni, i vestiti. Dalla maglietta più leggera a calze, stivali, maglione e giubbotto.
Ogni volta quando lo spoglio mi sembra di scartare un regalo, qualsiasi sia la carta.
Ogni volta sembra l’ultimo Natale e poi non è mai così.
“NON CI PENSARE!!!” Post-it n°6
Forse lo chiamo, ma non mi ricordo dove ho poggiato il cellulare.
Per dirgli tutto quello che qui ho raccontato a voi, per dirgli che sono stata fortunata ad averlo nella mia vita, e spero che ogni volta che mi sentirò sola ci sia il suo ricordo a tenermi compagnia: questi flashback che vanno e vengono, e che vorrei poter raccogliere tutti in una scatola, ma sono troppi e allora meglio un valigia, così li porto con me anche quando viaggio.
Gli ho voluto bene.
Forse lo chiamo, e poi butto via tutti i post-it.



febbraio 18th, 2012 at 5:38 PM
Articolato e carino ma con l’erotico c’entra poco, ma come ho già detto ad un altro autore, anche io ho trovato delle difficoltà e non credo che sia riuscita nell’intento del concorso
febbraio 19th, 2012 at 9:41 PM
Un’ironia che rende questo racconto una lettura piacevole, divertente, e che ci fa riflettere su quanto la nostra moralità sia ballerina e possa esser presa in contropiede con poche ma affinate armi. La scrittura è azzeccata al soggetto
febbraio 21st, 2012 at 12:29 PM
Mi piace molto lo stile, vorrei leggere qualcos’altro. Perché non chiedi uno spazio in giardino?
febbraio 22nd, 2012 at 3:26 PM
mi ricorda qualcosa…
febbraio 22nd, 2012 at 5:09 PM
Un racconto che a ben guardare e nonostante il tono leggero è anche un po’ amaro. I post-it sono un leit-motiv che scandisce con efficacia i momenti di un amore difficile vissuto nel segno dell’attimo fuggente. Molto credibile e psicologicamente ben descritto lo stato d’animo “contraddittorio” della protagonista alle prese con il proprio desiderio e la necessità di “non pensarci”
febbraio 29th, 2012 at 12:47 PM
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marzo 1st, 2012 at 9:20 AM
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