(zenzero) Fuori Programma
febbraio 16th, 2012
Sara scivolò nella doccia bollente con un brivido. Finalmente, la ragazza poteva rilassarsi, dopo una giornata stancante di gita scolastica. Anche se si trovava in un albergo piuttosto ordinario, almeno l’acqua calda nella doccia era garantita, e il suo corpo meritava proprio un po’ di rilassamento. Finalmente a suo agio, la studentessa lasciò i pensieri liberi di fluire. Quel giorno, con la classe, non avevano fatto altro che girare per musei. Era stato abbastanza noioso. All’uscita dell’edificio aveva iniziato a piovere, e lei non aveva l’ombrello ma ad aiutarla era venuto Jacopo. Un ragazzo della sua classe di cui era innamorata persa. Era alto e aveva folti riccioli biondi, una pelle bianca come il latte, e due occhi color del mare che sembravano risplendere. Aveva sempre pensato che se gli angeli esistessero avrebbero dovuto essere come lui. Purtroppo, lei non aveva alcuna speranza. Il ragazzo la considerava solamente un’amica, nulla di più, e inoltre da circa un anno si era messo insieme a Giulia, una del quarto anno. E Sara non riusciva a toglierselo dalla testa, come in quel momento. Il pensiero di quello splendido essere che le porgeva l’asta dell’ombrello, le loro mani che si sfioravano, le gote che arrossivano… bastò quello, a farle risvegliare i sensi. Si sfiorò il corpo bagnato e caldo, per poi ricordarsi che non era sola in camera. Le altre sue due compagne, Elisa e Giorgia, stavano aspettando che finisse la doccia per poi andare in stanza da altri loro amici. Sara allora finì veloce di lavarsi e si avvolse in un accappatoio morbido, ma aprendo la porta del bagno scoprì di essere rimasta sola nella camera. Le sue amiche se ne erano andate senza aspettarla, oppure l’avevano avvertita ma lei non le aveva sentite. In ogni caso, però, non le dispiaceva troppo, era abituata a rimanere da sola. Accese la piccola televisione su un programma musicale e si frizionò i capelli scuri, talmente corti da non avere bisogno di essere asciugati con il phon.
Sullo schermo una splendida cantante seminuda si dimenava sussurrando parole provocanti. Sara si depresse notando quanto la donna fosse alta e affascinante. E aveva delle forme fantastiche, mentre lei ne era priva. Si sentiva come una bambina che non aveva potuto crescere. Posò lo sguardo sulle sue forme acerbe, appena visibili sotto l’accappatoio, e in quell’istante la porta si aprì .
Alla ragazza sfuggì uno strillo ma poi si ammutolì, scoprendo che ad aver aperto la porta era stato Jacopo.
Sembrava sorpreso di vederla.
“Scusa, avrei dovuto bussare,” esclamò imbarazzato, ed entrò nella stanza. Sara si strinse nell’asciugamano.
“Sei sola?” chiese lui, “Giorgia ed Elisa, dove sono?”
“Sono andate credo da quelli dell’altra sezione. Io mi stavo preparando per raggiungerle. Tu, volevi vederle?”
Jacopo scosse la testa. “A dire il vero, i miei compagni di stanza stanno guardando un programma idiota alla televisione e fumano sul letto. Non mi va di passare la serata con loro.”
Fece una smorfia di disgusto talmente esagerata che Sara scoppiò a ridere.
“Ehi! Non è così divertente! Lo sai che non posso soffrire il fumo!” mormorò lui, imbronciandosi.
“Lo so, ma sei buffo!”
Jacopo finse di offendersi, poi il suo sguardo si posò sullo schermo della tv.
“Oh, Lady Gaga ha fatto un nuovo video!”, esclamò, piazzandosi a sedere sul letto di Elisa.
Sara sbuffò ricordandosi quanto Jacopo amasse quel genere di musica. Lei trovava un po’ ridicolo vestirsi in un modo così assurdo. In ogni caso si sedette accanto al ragazzo.
Giorgia aveva lasciato un paio di lattine di birra vuote ai piedi del letto, Sara se ne accorse.
“Ah, che schifo. Scusa il disordine, non…”
“Tranquilla, è una reggia rispetto alla mia camera! Piuttosto, è rimasto qualcosa da bere?”
Sara annuì e aprì il frigo, fornito di bevande alcoliche dalle sue compagne.
Prese due birre e ne porse una al ragazzo, che la bevve velocemente nonostante fosse freddissima.
“Ah, ci voleva proprio!” sospirò, “Questo mi tirerà su di morale!”
Sara fu stupita da una tale dichiarazione. Jacopo sembrava piuttosto allegro.
Mentre la trasmissione continuava, Sara ebbe modo di capire che lei e Jacopo avevano gusti musicali piuttosto differenti. Il ragazzo ascoltava soprattutto musica commerciale, mentre lei preferiva il metal e il rock. In cinque anni di scuola superiore non se ne era mai accorta. Mentre discutevano, continuavano a bere. Jacopo si finì ben due lattine di birra e si attaccò a un Bacardi,
La trasmissione televisiva intanto continuava. Mostrò una canzone romantica nel cui video una coppietta si baciava appassionatamente. A quella visione il ragazzo distolse lo sguardo.
“Ci mancava solo questo”, mormorò, e i suoi splendidi occhi azzurri s’inumidirono. Sara iniziava a preoccuparsi.
“C’è qualcosa che non va?” chiese.
“No, nulla”, disse lui, tentando di sviare il discorso. Lei però non mollò.
“Ti conosco, lo sai? Fai sempre finta di niente e ti distruggi bevendo per non pensare alle tue sofferenze. Ma a me, puoi dirlo. Davvero. Sai che puoi fidarti.”
Jacopo fece un enorme sospiro, e lo disse. “Si tratta di Giulia. Già da tempo ci sentivamo più distanti tra noi, ma la settimana scorsa abbiamo litigato, e lei… mi ha mollato. Via sms. Una vera vigliacca”, disse, guardando verso terra. “Ormai, me ne sono fatto una ragione, però…è stato comunque terribile. Avevo deciso di andare in gita comunque, per distrarmi un po’ e non pensarci, ma non ci sono riuscito”.
Il ragazzo parlava di queste cose con uno sguardo spento. Sara si sentiva triste per lui, ma stranamente provava anche uno strano senso di sollievo, ora che Jacopo era libero.
Vedendolo in un simile stato, però, pensò solamente a confortarlo, e lo abbracciò di getto. Jacopo sussultò ma non si ritrasse.
“Sara…” mormorò solamente, “Io… sto bene, tranquilla.” Lei però non lo lasciò.
“Sei una vera amica…” sussurrò lui, e a queste parole, la ragazza sussultò e sciolse lentamente l’abbraccio. Quel che le aveva detto, la feriva come se l’avesse insultata. Le venne improvvisamente voglia di farsi avanti, non sapeva se fosse a causa dell’alcool o della tristezza che l’aveva invasa.
In ogni caso, si sporse su Jacopo, e lo baciò. Il ragazzo non fece quasi resistenza. Dischiuse le labbra, e così fece anche Sara, e le loro lingue guizzarono e si accarezzarono. Lui era buono, aveva un sapore di liquore, ed era dolce e caldo.
I due giovani si cercarono con le mani, e trovandosi si strinsero. Sara sussultò un poco, mentre il suo corpo fremeva, scosso dall’emozione di quel momento magico.
Jacopo si scostò un poco da lei, e con quel movimento la striscia di stoffa che racchiudeva l’accappatoio di Sara si sciolse, svelandone il corpo.
Il giovane la guardò con desiderio ma poi arrossì, abbassando il capo. “Scusami…” disse con un filo di voce, “Temo di aver esagerato. Devo aver bevuto troppo.”
Sara sorrise del suo pudore. Gli prese la testa con le mani. “Guarda che sono stata io a baciarti. E in ogni caso… E’ da molto tempo che non ti considero più un amico. Tu mi piaci, mi piaci davvero tanto. Non avevo mai trovato il coraggio di dichiararmi, e poi ti eri messo con Giulia, ma ora che vi siete lasciati mi sembrava il caso di doverlo fare.”
Lui annuì. “Ho capito; questo spiega tante cose. Sai, non me ne ero mai accorto. Però, devo ammettere che anche tu, mi piaci molto. Ti ho sempre trovato bella.”
Sara arrossì e lo baciò di nuovo. Passò le mani sul suo collo, sulla sua schiena. Jacopo fece scivolare le sue nell’accappatoio. Sara rabbrividì avvertendo il tocco delle sue mani fredde e lisce sul collo. Il ragazzo la accarezzò lentamente, soffermandosi su ogni centimetro di pelle. Raggiunse la morbida consistenza delle sue piccole forme, le strinse delicatamente. Poi, come un bambino affamato, posò la bocca sulle cime rotonde che s’inumidirono e inturgidirono. Sara gemette, ed esplorò il corpo di lui senza vederlo, solamente con le dita. Non si accontentò di sentire la stoffa, e così le sue mani perlustrarono il territorio nascosto sotto la maglietta. Una distesa solida e calda. Le dita avvertirono il resistente ostacolo costituito dalla cintura e dai pantaloni, ma non si diedero per vinte e procedettero sotto di esso, ritrovandosi in un territorio più caldo e intimo e morbido.
Jacopo intanto continuava a scendere, spostandosi su zone delicate. La ragazza soffriva il solletico e trasalì ad un simile contatto, cercando di scostarsi, ma lui la tenne ben salda. Scese ancora di quota. Lì, nell’angolo più nascosto e prezioso. Gli ricordò un piccolo cucciolo indifeso. Jacopo solleticò un dito su quel frutto roseo e invitante, e infine lo immerse dentro. Sara gemette mentre lo avvertiva muoversi in lei, il suo corpo tremò. Decise di accompagnarlo in quel gioco, e liberò la virilità di Jacopo dalla costrizione che la imprigionava. Lo strinse e vi armeggiò come se fosse un piccolo pupazzo, lo sentì risvegliarsi al suo tocco, e riscaldarsi. Jacopo sospirò di soddisfazione, ed estrasse le dita, malide del nettare denso di lei, che ansimò di piacere.
“Jacopo,” riuscì solo a dire, “Ti voglio… adesso…”
Lui la guardò negli occhi e capì che era arrivato il momento.
“D’accordo,”mormorò lui, e si chinò su di lei. Sara si schiuse e lo accolse. Sentì che entrava. Provò dolore, ma era unito a vampate di piacere che la attraversavano rapidamente come scariche elettriche. Cominciarono a muoversi ritmicamente, come in un balletto. Un balletto in cui si guidavano a vicenda. Lei lo avvinse a sé come se non volesse perderlo. Provava caldo. Un calore tale che si chiese se non si stesse fondendo con Jacopo. Poi, un istante più tardi, ecco un’altra fiamma che la bruciava e Sara dovette chiudere gli occhi, lasciandosi travolgere dai sensi ed ecco che la stanza non esisteva più. C’era solo lei, avvinta al suo angelo, Jacopo, ed ora s’innalzavano e volavano, si ergevano nel cielo veloci, sempre più in alto, sino alle nubi, fino al sole, fino a raggiungere il culmine, e poi non vide più niente.



febbraio 17th, 2012 at 4:39 PM
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febbraio 19th, 2012 at 7:20 PM
Mi e piaciuta molto la dolcezza con cui hai descritto questo atto erotico, si coglie tutta l agitazione e il desiderio accompagnato dal timore per cio che ancora non si conosce tipico dell’afolescenza.
febbraio 19th, 2012 at 7:21 PM
Scusate volevo scrivere Adolescenza!
febbraio 19th, 2012 at 9:58 PM
Un racconto sull’adolescenza in cui il desiderio si trasforma in realtà, una scrittura certo scarna ma non per questo meno efficace. Trovo che sia uno dei pochi racconti in cui l’erotismo non sia stato offuscato da sovrastrutture letterarie.
febbraio 22nd, 2012 at 3:52 PM
Due bambini. Ricordi. Dolcezza.
febbraio 22nd, 2012 at 10:58 PM
Sono d’accordo con Bordeline Says è veramente un piacevole racconto erotico senza enfasi letterarie. Complimenti davvero! Silvia
febbraio 28th, 2012 at 8:33 PM
Dai! Chi non ha immaginato nella sua testa leggendo questo testo la ragazzina impacciata che vede in un suo coetaneo l’amore irraggiungibile!
Il finale sembra quasi troppo impetuoso per come si era messo il racconto ma onore al merito di aver centrato uno spaccato di vita comunque erotico a suo modo!
febbraio 29th, 2012 at 9:07 AM
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finale a sorpresa
febbraio 29th, 2012 at 11:03 PM
Semplicemente un racconto fresco e giovane, qualche metro sopra il cielo!
Il mio voto : *
marzo 1st, 2012 at 12:00 AM
***
marzo 1st, 2012 at 9:26 AM
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