Le Dieci Colonne (di Kriash)

Terra.

Anno 3782 d.C.

 

Nell’antichità era uso comune ritenere che il Pianeta Terra si sarebbe consumato in fretta.

Tutto questo, ad oggi, non è ancora avvenuto.

Anzi…

Le condizioni climatiche non subirono nessun decadimento e la tecnologia dell’uomo, nei primi anni tremila, seppe rimediare ai tanti errori commessi nel boom tecnologico dei primi anni duemila.

Ma questo non servì a salvarci dal cambiamento.

Nessuno poté prevedere quello che accadde.

Quel giorno venne chiamato “ZERO” e riportato su tutti i libri di storia.

Bastò solo una rotazione terrestre, giustamente suddivisa tra giorno e notte a seconda della posizione geografica, e le stelle sparirono dalla volta celeste.

Tutte.

Nemmeno una rimase ad illuminare il buio dello spazio. Ma questo fu solo il principio dello strano fenomeno. Successivamente alla misteriosa sparizione, dieci punti luminosi iniziarono a pulsare nel freddo buio sopra le nostre teste.

Diversi dalle passate stelle, anche la loro posizione era del tutto nuova, inspiegabile da parte di tutti i migliori studiosi di astrofisica.

L’anno “ZERO”, coincidente con quel fenomeno, vide anche la nascita di un nuovo movimento filo religioso.

Nata come una setta guidata da un gruppo di dieci persone, iniziò a prendere piede allargandosi a macchia d’olio su tutto il Pianeta Terra.

In breve tempo tutte le religioni del mondo dovettero chinare il capo alla potenza di questo nuovo gruppo.

Le Dieci Colonne.

*

Terra.

Anno 72 del nuovo ordine.

“Il suo nome?”

“Arcturus.”

Gli occhi dell’impiegato si alzarono per scrutare il volto di quello strano individuo.

Un movimento veloce, fatica degli occhi più che di tutta la testa. Utile per fargli capire con chi avesse a che fare. E lo capì… anche troppo bene.

Capelli scuri a scodella, volto sbarbato di fresco e occhi pacifici, di un verde quasi innaturale. Il tutto condito da un vestito a saio della TransMech nuovo di zecca. Mugugnando un commento poco udibile continuò a compilare il modulo per poi consegnarlo al suo interlocutore.

“Firmi qui” indicò con il dito, lasciando una piccola impronta di inchiostro.

Doveva essere uno dei pochi uffici che non utilizzava ancora la traccia dati sotto pelle.

Tremendamente antiquato.

“È tutto?” chiese Arcturus leggermente spazientito.

“Sì, può andare di là e vedere il modello della navetta.”

Arcturus si voltò senza troppa attenzione. Aprì il palmo facendo scattare la maniglia gravitazionale della sua valigia. Questa iniziò a levitare a pochi centimetri dal suolo, seguendolo come uno di quei cani dell’antichità, ormai estinti.

Non udì quel “sporca colonna”, successivo commento dell’impiegato.

Le navette presenti nell’hangar erano tutte usate, qualche rottame, residuato delle vecchie Guerre Orbitali, sui quali alcuni operai stavano mettendo le mani.

Poca roba nuova, tutta degli anni venti. Non troppo nuova ma nemmeno troppo vecchia, con i classici problemi di salto-legante.

Quella indicata nelle scartoffie appena firmate aveva la sigla AG-120480, una classe Alpha con carrello e arsenale incrociato.

Ottima contro i predoni, veloce e silenziosa quanto bastava per poter passare inosservata alle navi cargo di maggiore dimensione.

Perché il viaggio che doveva intraprendere non era propriamente tranquillo.

Lui era un novizio e doveva prestare giuramento alle Dieci Colonne.

Viaggio di formazione, lo chiamavano i suoi superiori ma nessuno sapeva veramente quello che dovevano fare. Il loro era un viaggio verso le dieci fonti luminose.

Cosa sarebbe successo una volta là... era un punto di domanda grande come l’Universo stesso.

Molti dei suoi compagni non erano mai tornati da quel viaggio e molti di quelli che, fortunatamente, avevano rivisto il Pianeta Terra, erano profondamente cambiati.

Si avvicinò alla navetta ancora immerso nei propri pensieri.

“Ehi!” la voce arrivò direttamente da sotto la navetta, cavernosa come dovesse sbucare dall’abisso.

Un carrellino semovente si mosse veloce, slittando e fermandosi a poca distanza dalle gambe di Arcturus.

Sopra, disteso, un personaggio del tutto particolare: capelli biondi, sigaro in bocca masticato all’estremità e occhio bionico semovente, tecnologia aliena, da quello che poteva scorgere.

“Ahhhh, un prete!” disse lui alzandosi dalla strana posizione.

“Veramente non sono un pr…”

“Vulcan Guss, piacere” allungando una mano sporca, “ma tu puoi chiamarmi Guss!”

Arcturus lo squadrò con un misto di soggezione e diffidenza. Non era stato informato di questo incontro, anzi, pensava che la navetta fosse già pronta per la partenza senza ulteriori ritardi.

“Arcturus” rispose senza ricambiare la stretta.

“Quindi” continuò Guss ritraendo la mano e guardandolo di sbieco, “sei tu quello da scortare verso il Settore Esterno?”

“Scortare?” Arcturus strabuzzò gli occhi. “Qui nessuno ha parlato di scorta. Devo intraprendere il viaggio da solo, è necessario che i…”

“Non esiste! O con me o senza nave… Non ne troverai più di libere e, soprattutto, nessuno ti affiderebbe un mezzo sapendo qual è la tua destinazione, fidati di me!”

Arcturus sbuffò. Non era abituato a sentirsi trattare così, le Dieci Colonne erano stimate e portate con rispetto da tutti.

Tranne da questi individui, evidentemente.

Ma dovette farsela andar bene comunque.

Uno degli obblighi per il viaggio di formazione era proprio quello di sapersela cavare con le proprie forze.

Uniformarsi e mescolarsi alla folla.

In poche parole: dimenticarsi del suo rango “elevato”.

Guss rimase con quel ghigno. Sembrava conoscesse fin troppo bene tutti i dubbi che riempivano la testa di Arcturus.

Soffiò il fumo del sigaro verso di lui mentre il suo occhio si allungò per metterlo a fuoco.

Attendeva solo una parola dalla Colonna.

“Accetto!”

…proprio quella.

Il ghigno sulla faccia del pilota si allungò ancora di più. Con una mano agguantò il sigaro, strappandolo dalla bocca e parlò.

“Benissimo! Benvenuto sulla Lucky Seven, Arcturus… partiamo per le stelle!”

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