Sileree Balcknigth

Sileree sterza bruscamente verso destra per evitare una grossa macchia d'olio in mezzo alla strada. La moto sotto di lei sbuffa dal disappunto: le gomme in silicone ultraresistente montate da poco attivano il sensore di equilibrio e la grossa motocicletta blu si raddrizza repentinamente e procede la sua corsa. Giunta in prossimità di una grande casa dal giardino incolto e rovinato, la ragazza accosta e spegne il motore. L'occhio scandaglia minuziosamente la strada dietro e davanti a lei, alla ricerca di qualche movimento. Nulla. Sileree raggiunge la porta rossa e subito questa si apre di scatto; sulla soglia compare un ometto basso quanto uno sgabello, con gambe e braccia corte.“Finalmente dannata ragazza! Dove diavolo ti eri cacciata, ti sto aspettando da un'eternità! Allora??Ce l'hai??” la voce dell'ometto è squillante come un fastidioso fischietto, sfrega le manine impaziente mentre fa entrare con una spintarella la ragazza.“Ehi! Datti una calmata Greel! Ce l'ho ce l'ho.” L'ometto si avvicina e, in un lampo, il braccio, da corto e tozzo si allunga mostrando una spessa molla di rame morbido che termina nella piccola manina ora avvolta attorno alla ghiera. Sileree si allontana bruscamente dall’omino che subito ritira la mano e la guarda con un malefico mezzo sorriso. “Avanti Silly, mettila dentro il tuo insettuccio e vediamo se funziona.” Sileree estrae dalla tasca lo scarabeo che subito si avvicina affettuoso al suo pollice; la ragazza apre il piccolo sportellino posto sul dorso dell’insetto, tra le alucce meccaniche e, con delicatezza, inserisce la ghiera. Lo scarabeo ha un piccolo sussulto, le sue antenne si illuminano di una strana luce azzurra; poi l’occhio inizia a vibrare, è un movimento involontario, quasi ritmato, quasi melodico, continua per un po’, poi smette di colpo, e la luce azzurra si spegne. “Allora?? Cosa vedi?? Cosa vedi Silly??” L’omino saltella di qua e di la e si attacca alla manica della ragazza. “Greel smettila! Mi stai...” E’ un attimo. La vista dell’occhio si oscura completamente, la stanza scompare e cosi tutto ciò che c’è dentro. Poi riappare, ma non è la stessa. Sileree muove la pupilla per cercare di schiarire la visuale, ma non cambia nulla. Tutto sembra immerso in una patina nebbiosa, ovattata, non è come prima della rottura di Horus, qualcosa è cambiato con la ghiera del mercante. E poi lo vede, il primo spirito, ma non è uguale agli altri; a seconda di come l’occhio si muove sembra cambiare: all’inizio è un semplice bambino vestito con una camicia da notte corta e grigia, gli occhi azzurri tristi e malinconici, poi l’occhio si sposta verso destra e il viso cambia; gli occhi si cerchiano di grigio e si velano di cattiveria, la bocca si curva in un ghigno malvagio. Si gira lentamente verso la ragazza, alza la mano, piccola e cianotica, poi si volta e, come se l’atmosfera fosse fatta di gomma, si plasma formando un’apertura a forma di porta; l’apertura è chiusa da due lastre di ferro, sembra quasi l’entrata di un ascensore. Ed infatti, sulla destra si delinea un bottone di richiamo; il bambino prova a schiacciarlo ma, nonostante ci provi e riprovi, non ci riesce, la porta non si apre. Sileree lo guarda stupita. Non le era mai successo di vedere uno spirito con questi tratti, sembra quasi un piccolo demone. Ed anche l’ascensore è una novità. Poi le parole del mercante si fanno strada nella sua mente e ricorda. La ghiera le permette di vedere ciò che prima le era celato, e le permette di entrare direttamente nel mondo degli spiriti, dove potrà incontrare Resias e scoprire dove si nasconde la pietra. “Sillyyyy! Allora?? Che succede??” L’omino scuote la ragazza e guarda con insistenza il punto in cui lo sguardo di Sileree è rivolto, ma non vede nulla. La ragazza si riscuote “Greel devo andare, devo trovare Resias e la pietra, non posso perdere tempo. Devo andare al Cimitero della catena, dove è sepolto il suo corpo. ”Cosi dicendo si avvia verso la porta ed esce. Salta sulla sua motocicletta, attiva il Velox e il Sensore di Annebbiamento per non essere vista e sparisce nella sera. L’ometto la guarda dalla finestra, la boccuccia si apre in un perfido sorriso, poi tira fuori dalla tasca un elaborato orologio da taschino, grande quanto la sua mano, lo apre “Signor Blacknight, la ragazza è appena uscita. E’ come aveva detto lei Signore, l’oggetto del mercante ha svolto il suo compito, l’insetto funziona di nuovo” un tono lezioso e sottomesso si impossessa di lui “Ha visto il bambino ed ora sta andando al Cimitero delle Catene a parlare con Resias.” Gli occhietti si assottigliano ancora e nella stanza si allarga la sua risata stridula e cattiva.
Sileree entra nel cimitero e raggiunge la tomba del cercatore di tesori. All’inizio non accade nulla, poi, un movimento sulla destra cattura la sua attenzione; una figura di uomo, alto, con i capelli corvini ed un pizzetto dello stesso colore, appare. “Eccola qui, Sileree Blacknight, la ragazza che vuole la mia pietra rossa. Mi avevano detto che mi cercavi, è da molto che ti aspetto.” Resias muove la mano ornata di anelli e dietro di lui ecco comparire di nuovo l’ascensore. “Attraversa la porta dei due mondi Sileree, al di la troverai la mia pietra. So che vuoi usarla per attivare la Maddalena, la macchina del tempo di Finley, e puoi farlo, ma attenta però, perché la pietra funzionerà solo per un unico viaggio e per un’unica persona. Perciò dovrai andare da sola, e da sola dovrai tornare” Sileree si avvicina alla porta, l’occhio si sposta e Resias cambia, la sua pelle si raggrinza, sembra carta vecchia e screpolata, le sue mani si assottigliano e diventano scheletriche, e nell’aria si sente odore di muffa e bagnato. La ragazza si avvicina all'ascensore e spinge il pulsante sulla destra. Le porte si aprono subito; al di la, c'è buio, tranne che per un piccolo angolo dove, per terra, brilla una piccola pietra rossa. Il cuore della ragazza fa un balzo in gola dall'eccitazione; fa un passo avanti e oltrepassa la porta “Ah quasi dimenticavo” la voce di Resias raggiunge Sileree “ una volta presa la pietra dovrai lasciare qualcosa al suo posto, non si può portare via nulla dal mondo dei morti, perciò se vuoi la pietra devi sostituirla con qualcos’altro, per mantenere l'equilibrio” Sileree si volta, una piccola punta di paura si impossessa di lei, sa di non avere nulla con se da lasciare; sta per parlare quando la porta si richiude e l'ultima cosa che Sileree vede è il sorriso sdentato del cercatore di tesori.
Sileree si volta verso la pietra; è li, sola e abbandonata che l'aspetta. Si avvicina con deferenza e quasi con rispetto. E' tanto tempo che desidera stringerla tra le mani, perché avere la pietra significa possedere il mezzo per raggiungere il suo più grande desiderio, salvare l'unica persona al mondo che abbia mai amato, sua madre; la donna che le ha donato l'occhio meccanico ed il suo amico Horus, è stata lei a progettarlo e costruirlo, lei, che l'amava più di se stessa, l'ha resa ciò che è. La sua dolcissima mamma, il cui corpo giace addormentato nel Cristallo, la scatola di conservazione in cui suo padre l'ha messa dopo la sua malattia, dopo che la sua mente, che è rimasta esposta alle potenti radiazioni emanate dalla Maddalena mentre veniva testata, ha smesso di funzionare ed il suo corpo è caduto in un coma profondo da più di 10 anni. Non è morta, ma non è neanche viva. Esiste, in un limbo sconosciuto, in un mondo a metà. Non può morire perché la scatola glielo impedisce, ma non può neanche vivere, e allora l'unico modo per poterla riavere è cambiare il passato e proteggerla. Suo padre è il colpevole di tutto, lui e la sua mania per le macchine e tutto ciò che le riguarda, è colpa sua se la mamma si è ammalata. Colpa sua. Sileree stringe i pugni con forza, ce la farà, salverà sua madre. Tocca la pietra, e quella si illumina ancora di più. Ma cosa lasciare al suo posto? Cosa? Non ha nulla con se, nulla se non se stessa ed Horus. Ma non può lasciare li lo scarabeo, Horus è tutto ciò che le rimane. E poi capisce: c'è un'altra cosa oltre a lei ed il suo piccolo amico, qualcosa che le è stato donato e che può lasciare li. La ghiera del mercante. Ha svolto il suo compito, non importa se con essa se ne andrà per sempre il suo legame con Horus, andrà bene lo stesso, ci sarà sempre qualcosa ad unirli, ci sarà l'affetto e la fedeltà reciproca; non importa se non potrà più vedere gli spiriti, perché, se tutto andrà bene, se sua madre si salverà la sua vita cambierà, tutto sarà diverso, tutto sarà migliore. Sileree si avvicina allo scarabeo, apre le alucce ed estrae la bella ghiera del mercante. Horus sbatte le zampette e poi le rilascia. La porta dietro di lei ha un piccolo fremito; Sileree afferra la pietra e poggia al suo posto la ghiera. Si gira e corre verso l'ascensore che, gradualmente, inizia a svanire; spinge il bottone ed entra dentro, poi, tutto scopare.
La ragazza si ritrova sola nel cimitero. L'ascensore non c'è più, l'occhio gira a destra e a sinistra, ma non vede nulla di diverso dalla realtà. Niente più spiriti. Ad un tratto però, l'occhio capta un suono, segno che qualcosa si è mosso li vicino. Sileree si gira, ma non vede nulla. Eppure qualcosa c'è, l'occhio non sbaglia mai. La ragazza torna alla motocicletta, la pietra stretta nella mano;deve affrettarsi ora, la macchina del tempo l'aspetta, è ora di tornare a casa.
Entrare nel laboratorio è sempre stata una passeggiata; la piccola finestra sopra al Distruttore è sempre aperta, così i gas nocivi possono fuoriuscire e le macchine si possono raffreddare in meno tempo. La Maddalena è sistemata nel posto d'onore, lungo la parete di destra, dove suo padre tiene i suoi più grandi tesori. Sileree si avvicina, apre la piccola botola in alto, dove suo padre ha provato ad inserire tutti i tipi di materiale e di fluidi che è riuscito a trovare, ha chiesto aiuto a tutti gli Alchimisti piu bravi, a tutti i Forgiatori più abili, ma nulla era sufficientemente potente da sostenere la potenza della macchina, nulla tranne la pietra rossa di Resias. Sileree la inserisce, poi gira tutte e 12 le valvole di accensione, inserisce la data in cui vuole tornare, il giorno in cui sua madre è rimasta colpita dalle radiazioni, stabilizza la potenza del carburizzatore e tira la leva del generatore; la macchina si accende, Sileree entra dentro, il rumore è assordante, sembra ferro che sfrega su ferro, si tappa le orecchie con le mani, poi tutto inizia a vorticare, veloce, veloce, veloce, il sotto diventa sopra e il sopra sotto, ma i piedi rimangono inspiegabilmente legati alla terra; quando la nausea sale e la ragazza sta per chiudere gli occhi, una mano la afferra per un braccio, una mano di uomo, grossa ed elegante, al dito indice c'è un anello d'oro con il simbolo di un corvo. Lo stemma dei Blacknight.
Sileree apre gli occhi a fatica, piccole lucine danzano davanti a lei; fa un respiro profondo e poi ricorda: l'anello. Lo stemma. Suo padre. Si alza di scatto e, davanti a lei, perfettamente in piedi, c'è l'uomo che odia di più al mondo, Richard Finley Blacknight, suo padre. «Alzati Sileree e ammira la mia più grande invenzione. Siamo nel passato. » Sileree si alza e guarda con odio suo padre “Come hai fatto a trovarmi? Come? Perchè sei qui?” C’ è rabbia nelle sue parole e dolore, tanto dolore « Cara, cara Sileree, ti ho fatta seguire ovviamente. A volte sei così ingenua, proprio come tua madre. Sono qui perchè la macchina è mia, piccola ingrata, e tu volevi usarla senza il mio permesso! Non si fa così, no, proprio no» Finley si guarda intorno; si trovano sempre nel laboratorio, solo che ci sono dettagli diversi, altri oggetti e macchinari sono sparsi qua e la, tutto è esattamente come 10 anni prima. “Cos hai fatto? Non dovevi venire qui anche tu! La pietra può portare solo una persona! E com’è possibile che siamo riusciti a venire nel passato entrambi?” Sileree non capisce, se la pietra può portare una persona sola, come mai anche suo padre è li? I suoi pensieri vengono interrotti da un rumore assordante; la macchina del tempo, si è azionata di nuovo, la pietra rossa brilla, ma la sua luce non è intera, solo metà della pietra è illuminata, l'altra metà è nera come la pece, sembra quasi consumata. Il suo potere si è esaurito prima del tempo, trasportare due persone ha consumato una metà ed ora si è attivata prima di avere il tempo di cambiare il passato. Sileree si avventa contro suo padre ”Cos hai fatto! Ora non posso salvare la mamma! Ma non ti lascerò tornare indietro! No!» Finley blocca le mani della figlia “Smettila piccola sciocca! Vuoi salvare tua madre? Bene, salvala! Resta qui con lei e goditi il passato” Cosi dicendo spinge la ragazza contro il muro e si gira verso la macchina. Sileree scivola,ma si rialza subito e si getta verso l'apertura; ma anche Finley si lancia dentro all'ultimo secondo. La macchina sbuffa e trema, il rumore aumenta di intensità. Il tempo si squarcia, la pietra si illumina di rosso sangue. Poi un'esplosione distrugge la botola e centinaia di schegge rosse si disperdono ovunque.
Sileree è svenuta sul pavimento. Lentamente apre gli occhi, sangue caldo le scorre sulla tempia e le finisce in bocca. Si tira su. L'occhio meccanico è pieno di sangue, attraverso la patina rossa le sembra di vedere qualcosa. Lo pulisce e quello che le appare davanti agli occhi non le sembra vero: suo padre è davanti a lei, di schiena. Quando la sente trattenere il fiato, si gira di scatto: l'uomo ha metà del viso completamente annerita, l'occhio è rosso sangue, e la bocca è un taglio obliquo senza labbra. Dietro di lui, altre figure: uomini e donne dal volto e dagli arti anneriti, dagli sguardi rossi e spiritati. Sguardi non umani. Sileree indietreggia. Poi suo padre parla, la voce stridula e acuta, una voce da giocattolo rotto. “Ciao Figlia. Eccola qui, colei che vi ha riportato indietro.” Le figure si girano tutte verso di lei. Occhi demoniaci la guardano. E nella testa della ragazza riecheggiano le parole del mercante, quasi a farsi beffe di lei: Quei paradossi non troveranno mai un equilibrio da questa parte della porta, e impazziranno e ti odieranno per averli condannati. Sarai cacciatrice e preda”. Cosa sono ora? Cacciatrice o preda? Sileree se lo chiede mentre, con sguardo paralizzato guarda avvicinarsi le creature infernali.

Può essere entrambe le cose ma solo una alla volta. Sta a lei decidere cosa vuole essere prima.
Ma non è questo il tempo. Ora i demoni sembrano farsi avanti, bramosi di rabbia verso colei che li ha risvegliati.
Sileree è bloccata. I demoni l’accerchiano ma è allora che avviene l’impensato.
Si fermano. Come un lungo e battente vento che d’improvviso cessa d’esistere e anche nella mente appare solamente come qualcosa che è stato ma di cui non si ha la certezza. Tutti quegli occhi rossi, puntati su di lei, si voltano all’unisono e dal gruppo esce una persona.
Sileree la riconosce all’istante. Se i demoni sono lì a causa sua, allora lei è lì a causa di questa persona: sua madre.
Davanti a lei, in mezzo a tutti, si erge in piedi colei che le ha dato vita.
Ora i due genitori le sono davanti. Se prima il padre le ha parlato con voce stridula la madre, invece, sembra non rivolgerle parola ma, a differenza di tutte quelle anime in pena, le sorride.
E il suo indice va ad alzarsi e a porsi davanti alla bocca come a dirle di non rivelare questo piccolo segreto.
Non sembra vero a Sileree ma l’ultima cosa che vede prima di cadere priva di sensi è la madre farle l’occhiolino.