Orpo

Maledetta saracinesca. Un giorno ci lascerò una spalla. Perché non c’è nessuno che possa oliare questo pezzo di lamiera arrugginita? Vabbè, lo farò io. Domani. In qualche modo anche oggi ho aperto il Bar Collando. Fosse per me aprirei alle nove e chiuderei all’una. Un orario d’ufficio, ecco cosa ci vorrebbe, e io sarei l’impiegato di me stesso: un posto sicuro. Devo ricordarmelo, per la prossima volta. Ma ho un bar. La gente ci viene agli orari più assurdi e il barista deve essere pronto a inchinarsi al primo fesso che entra a chiedere un caffè. Se entra.

E quando entra, sperando che esca! Ci sono quei clienti lì, quelli che non se ne vanno manco a pagarli, quelli che non pagano, che tu hai sonno, i calli ai piedi urlano e diventano calloni e loro lì, ciondolanti e un po’ abrobobati che non si scozzano dagli scranni!

 

C’è questa cosa, poi, quando hai a che fare con la saracinesca giorno dopo giorno dopo giorno dopo anni, che inizia a diventare sempre più pesante e oggi oltre alla spalla ci lascerò anche il fottuto sinistro braccio artritico: ohmaccheccazzho?! È questa la maledizione di quel dio barbuto che ci ha cacciati dall’Eden o si tratta d’infarto? Orpo, che male boia!

 

“SLAP! SLAP! SLAP!”

Eh, buono dai dai che t’ho visto, buongiorno!

 

“TUMP-TUMP-TUMP!”

Bella lì, Tonio, che stamattina son più vecchio di ieri… mo’ tiriamo su questa maledetta saracinesca e si fa colazione. Lo vuoi il cornetto alla crema?

 

Un’altra cosa sicura di Bar Collando, oltre alla saracinesca, è Tonio Callonio.

L’unico cane al mondo ad esser vivo e vegeto e cagallone a 32 anni suonati.

Lo trovai dietro il bancone impolverato, impolverato il bancone e impolverato lui, ancora cucciolo, ancora senza denti, e lo trovo qui tutte le mattine, prima del sole, prima della luce, con il suo callonimine a macchie e il naso umido e la lingua felice a leccarmi di buongiorno le mani.

Tonio Callonio è un po’ l’anima di Bar Collando.

O forse è solo la mia parte migliore, dura a morire, nonostante gli anni, la polvere e le maledette saracinesche.

 

Quando finalmente la ruggine cede il passo all’apertura, si rimane appesi per un attimo alla maniglia, uno… due… tre… anche quattro secondi buoni, me ne sto così tutte le mattine: un occhio aperto a metà e l’altro bello strizzato, un po’ per lo sforzo, un po’ per la fatica e un altro po’ per l’abitudine. Il rito dell’apertura di Bar Collando è una piccola sospensione del tempo: 4 secondi al giorno per 32 anni, 7 giorni su 7, sono la bellezza di 46720 secondi: quasi 5 settimane di S T O P, quasi 5 settimane di tempo che ho messo via a strizzar l’occhio, ad aspettare immobile che il tempo passi.

 

 

 

“Questo cappuccino è troppo caffè e poco cappuccino. Io ho ordinato un cappuccinocappuccino. Io questo non lo bevo. Io, soprattutto, questo N O N L O P A G O.”

“Eh ma sai, l’uomo che ti prepara la colazione, tutti i giorni… diventa come una madre.”

 

“Ma questa birra arriva o… ?”

 

“Il solito. Ah, metti sul conto eh!”

 

“Ma questo cane rincoglionito deve proprio stare qui dentro? Ma chi è il proprietario qui? Voglio parlare con il suo principale? Ah, è lei? Beh, questo cane non può stare qui, lo faccia uscire o la denuncio!”

 

 

 

Che non pensavo ci avrei lasciato il cuore, su questa maledetta saracinesca!

E manco avrei mai immaginato che morire d’infarto si sarebbe risolto così in una leccata umida di Callonio e la mia solita voglia immobile di andare via.

E questa volta ci vado, via.

Orpo!