Mr Button (sangue soffice)

“Non avere paura Mr Button, ti voglio bene.”

Fece sedere l’orsetto su uno sgabello e prese dalla tasca della tuta un fazzoletto, lo svolse e mostrò a Mr Button il contenuto.

“Guarda.” Allungò l’indice sinistro avvolto da un cerotto davanti al muso dell’orso. “Nonna mi ha spiegato che se metto dentro di te una foglia d’alloro bagnata col mio sangue noi ci vorremo bene per sempre.”

Sciolse una cucitura allentata sulla schiena dell’orsetto e spinse dentro la foglia insanguinata. Poi lo guardò dritto negli occhi di vetro grigio.

“Buona notte Mr Button.”

Baciò la fronte di lana ruvida e distese l’orsetto nella culla di legno.

Uscì dalla soffitta e chiuse la porta.

 
SANGUE SOFFICE
 

Tac – tac – tac

La civetta colpì la finestra e volò via.

Mr Button sedeva nella culla, si grattò tra le orecchie con la zampa e strattonò la cintura delle brache di tela.

“Sono stanco di aspettare. Angel dove sarà?”

“Non ti sembra strana questa notte Mr Button? Ho come l’impressione che duri da un sacco di tempo. Come un sacco di notti tutte assieme, senza giorni a separarle.”

Una scopa di saggina balzò in avanti, la gonna di lana rossa che le era stata legata intorno al manico con un filo di raffia ondeggiava.

“Scopetta ha ragione.” Un omino di paglia si alzò in piedi, allungò le braccia dietro la schiena e si stiracchiò. “Una noia senza tempo quassù. Non dico debba passare tutto la giornata con noi, con quello che c’è da fare in casa. Ma dopo aver sbrigato le faccende potrebbe venire a darci una spolverata.”

“Ho tanta paura che finiremo nel camino il prossimo inverno.”

“Sei la scopa del malaugurio!”

Mr Button saltò fuori dalla culla: “Angel non ci butterà mai, me lo ha promesso. Di certo non butterà via me.”

“Chi credi di essere?” L’uomo di paglia gli puntava contro le dita di bastoncino.

L’orsetto sciolse un tratto di filo e lasciò uscire l’imbottitura. “Angel mi ha dato il suo sangue, per questo la mia imbottitura è rosa.”

“Che cosa tremenda.” Disse la scopa di saggina rabbrividendo.

“Arrogante.” Sentenziò l’omino di paglia.

Mr Button non rispose alle critiche. Camminò fino alla porta della soffitta.

“Vieni Scopetta, andiamo a vedere che cosa succede di sotto.”

“Vuoi andare giù? E io che c’entro, non voglio venire ho paura.”

“Sei la più alta, mi serve che tu dia un colpetto alla maniglia per aprire la porta.”

“Sentitelo! Vuole fare l’esploratore!” L’omino rise.

La scopa sospirò ma obbedì alla richiesta di Mr Button.

L’orsetto guardava dalla cima delle scale verso il basso.

“È tutto buio. Non si sente nulla. Forse sono usciti.” La scopa vibrava. “Sono andati a pesca! Dammi retta Mr Button, meglio che aspetti, quando torna Angel verrà a salutarti.”

“Non è così Scopetta. È successo qualcosa di brutto, lo sento.”

“Ci mancherebbe! Lui se lo sente!” l’omino di paglia scuoteva la testa.

“Vado, non posso aspettare, ha bisogno di me.”

“Accidenti, devo sempre sentirmi in colpa per gli altri!” La scopa balzò.

Raggiunsero il piano inferiore. Il camino era spento, le lampade anche.

“Che silenzio!” Scopetta restava indietro rispetto ai due.

“Angel!” Mr Button chiamò il nome della sua padrona.

“Per me dovremmo starcene in soffitta e aspettare!”

“Non vuoi sapere cosa è accaduto ad Angel e alla famiglia?”

L’orsetto guardava l’omino di paglia.

“Per niente, le faccende degli uomini non ci riguardano:”

“Sei un egoista!” Mr Button avanzò fino alla porta di casa. “Scopetta?”

“Sì, sì. Ci penso io.”

Un colpo alla maniglia e la serratura scattò.

L’esterno era simile all’interno della casa. Buio e silenzio.

“Andiamo al fiume, Angel mi ha portato a vedere la chiatta di suo padre molte volte.”

“Pesca notturna, che spasso. Corriamo.” L’uomo di paglia lo disse ma non si mosse.

Mr Button lo guardò e scrollò la testa. L’orsetto e la scopa di saggina si misero in cammino. Discesero le scale del portico e percorsero il sentiero di pietre che portava al recinto di confine della proprietà.

L’omino di paglia li seguiva.

“Qualcuno piange?” La scopetta fece un salto indietro.

“No, è di certo il vento.”

“Mr Button non c’è vento. Le fronde degli alberi sono ferme.”

“Allora andiamo a vedere.”

Mosse le grosse zampe di lana verso l’urlo che arrivava dal buio.

Saltellando alle sue spalle la scopa cadde più volte, l’omino di paglia procedeva in fila e si guardava intorno. Borbottava ma non era possibile capire le sue parole.

“Siamo quasi arrivati al fiume, si vedono le sagome delle barche.”

“Le barche ci sono, ma le persone?” La scopetta girava su se stessa.

“Calma, le troviamo ne sono sicuro.”

“Mr Button torniamo a casa.” L’uomo di paglia li aveva raggiunti. “Non dobbiamo metterci nei guai. Penso sia meglio lasciare queste cose agli uomini.”

“Angel lo avrebbe fatto per me.”

L’orsetto cominciò a percorrere il ponte di legno a cui le barche erano legate.

“Aspetta Mr Button!” La scopa saltava sul posto, la voce stridula. “Guarda laggiù, oltre la barca piccola!”

L’orsetto e l’omino di paglia si sporsero dal bordo e fissarono un punto nell’acqua. Nel buio che li avvolgeva una luce affiorava sotto la superficie.

“Che cosa produce un bagliore simile?”

“Non lo so omino, ma forse sono gli abitanti della zona.”

“Sott’acqua Mr Button?” Omino scosse la testa. “Io non credo.”

La luce diventava più intensa, le onde che si formavano in quel punto del lago andavano e rompersi sul bordo del ponte.

“Allontaniamoci da qui.” Suggerì la scopa di saggina, colpita dagli schizzi.

“Devo trovare Angel!”

“Diamine Mr Button. Non è di certo la sotto!”

Sfiorati da un’onda che bagnò da parte a parte la passerella presero a indietreggiare finché i loro passi divennero una corsa verso il bosco.

“Aspettiamo, d’accordo?” L’omino sbirciava verso la banchina.

“Va bene.” Mr Button fissava l’erba sotto le zampe. “Aspetto fino al sorgere del sole, poi vado a cercare Angel.”

 
* * *
“Mi sembra di aspettare da tanto tempo.”

La scopa saltava intorno ai due pupazzi.

“Credo che il sole non sorgerà più.” Sentenziò l’uomo di paglia.

“Non dire sciocchezze!”

“È così, non te ne sei accorta? La luce non entra nella soffitta da tempo, non è un’impressione, lo abbiamo percepito tutti. E ora è lo stesso, siamo qui ad aspettare che il sole spunti, ma non accadrà!”

“Mr Button?” La scopa si avvicinò all’orsetto. “Anche tu lo credi?”

“Temo sia così. Sì. Troverò Angel, lei avrà di certo una spiegazione.”

“Illuso o stupido sei tu!” L’uomo di paglia portò le mani alla testa.

“Oh, guardate li!” La scopa sussultava. “Quella luce viene qui da noi!”

“Nascondiamoci dietro l’albero. Presto!”

“Sento delle grida!”

“Taci stupida lagna, ci farai notare!”

Rintuzzati dietro il tronco si tappavano la bocca a vicenda.

Dal lago giungeva una luce che si muoveva rapida sul terreno, guizzava e un suono lamentoso la precedeva. Una scatola di lata con l’etichetta rossa si muoveva a pochi passi dal bagliore poi ne fu fagocitata. La luce divenne una palla accecante, grida e versi emergevano dal suo interno. Balzò verso il cielo e ricadde a terra, rapido ritornò verso il lago e si inabissò.

Sul prato la latta accartocciata e fumante, vari fori la segnavano.

“Andiamo a vedere!” Mr Button raggiunse la scatola. “Mi puoi sentire?”

La lattina vibrò, aprì gli occhi rossi e un vocalizzo stridulo emerse dalle sue pieghe.

“Oh poveretto!” Piagnucolò la scopa.

“Che cos’era quel bagliore, che ti ha fatto?”

“Il Signore della Notte...” Esalò piano. “L’anguilla elettrica mi ha sorpreso...”

“Anguilla?” Mr Button si piegò sul moribondo. “Ma come fai a parlare?”

La lattina lo fissava, distese una delle pieghe di metallo.

“Come te, parliamo tutti noi inerti.”

Gorgogliò e si spense. Il rosso divenne opaco e nessun sussultò lo attraversò.

“Sento di essere vicina alla perdita dei sensi.”

“Zitta Scopa, tu non hai sensi!” L’uomo di paglia incrociò le braccia sul petto.

L’orsetto si alzò in piedi, ritto sul corpo esanime.

“Devo Trovare Angel, ha di certo bisogno di aiuto!”

“Anche noi vista la fine di questo tizio! Girovagare in cerca di guai non è un’idea accettabile, dobbiamo tornare nella soffitta e aspettare!”

“Aspettare cosa?”

“Che torni il sole, mi pare logico. Hai sentito che c’è una creatura che gira di notte e ci fa secchi tutti?”

“Non è quello che ha detto!”

“A me pare di sì. Vieni scopetta, torniamo a casa.”

“Ma lo lasciamo da solo? Omino non sarebbe giusto!”

L’uomo di paglia sbuffò.

“Fate come volete, io prendo una barca e provo ad attraversare il lago.”

Mr Button prese a correre verso la banchina incurante dei loro richiami.

Con l’unica zampa strattonava la fune che legava l’ultima barca all’ormeggio. La zampa di lana non aveva presa per sciogliere il nodo.

“Dagli una mano, su.” La scopa urtò l’uomo di paglia.

“Per farsi uccidere da quella creatura luminosa?”

Un altro colpo lo raggiunse spingendolo avanti. L’omino borbottò ma si avvicinò all’orsetto e con le sottili dita di stecco liberò la fune.

“Ora puoi andare incontro alla morte, siete contenti?”

“Grazie Omino, grazie di cuore.” Mr Button salì a bordo.

“Dobbiamo andare con lui, non può navigare da solo.”

“Sei impazzita?”

“Non essere egoista, con una zampa sola come farà?”

La scopa di saggina salì a bordo. L’uomo di paglia fece un passo indietro, poi guardò verso il boschetto. Il vento soffiava, non c’erano luci a rischiarare il cammino e la casa da cui si erano allontanati non era vicina.

“Dannazione!” Raggiunse i compagni mentre la barca si staccava dagli ormeggi.

 
* * *
“Vedo una forma oltre la nebbia.”

“Sono convinto che ci pentiremo di essere venuti fino a qui!”

“Sembra un isolotto.”

La barca aveva urtato e non si riusciva ad andare avanti.

“Ci sono dei massi qua sotto, possiamo camminarci sopra fino alla riva.”

Mr Button salto giù, gli amici lo seguirono per non perderlo di vista.

“Piano, aspetta, mi si è incastrato il bastone!”

La scopa di saggina era rimasta bloccata tra gli scogli e l’uomo di paglia la tirava nel tentativo di liberarla. L’orsetto tornò sui suoi passi ma scivolò finendo in una pozza.

“Sono diventato pesante, non riesco a sollevarmi!”

La scopa ora libera e l’omino lo issarono sulla roccia e sorreggendolo riuscirono a tirarselo dietro fino alla sponda dell’isola.

“Non avrei mai pensato di ridurmi così.” Ansimò. Si stese per terra con l’aiuto dei compagni. “Vi prego dovete strizzarmi o non riuscirò a proseguire.”

“E come diamine facciamo secondo te?”

“Omino, tu e la gentile scopa potreste saltarmi sopra, così l’acqua schizzerà via.”

“Penso sia una delle tue solite idee cretine, come quella di venire qui, ma te la sei cercata.” Senza esitare l’uomo di paglia obbedì alla richiesta e la scopa fece altrettanto. Saltavano sopra il fradicio orso imbottito nel tentativo di far gocciolare l’acqua di cui era intriso.

“Basta ragazzi, ora riesco a stare in piedi, il resto si asciugherà.”

“Se almeno spuntasse il sole!” Lamentò la scopa.

Procedevano in fila, il coraggioso orsetto guidava gli altri. La zampa sollevata protesa in mezzo alla foschia per riconoscere eventuali ostacoli.

“Stiamo calpestando l’erba Mr Button.”

“Lo so Omino, ora avanziamo fino a che non troveremo qualcosa o qualcuno.”

Li raggiunse un vociare che a ogni passo aumentava d’intensità.

“Fermi! Siamo esposti, dobbiamo muoverci in segreto.”

“Chi vuoi che ci veda con questa...”

Un’ombra tagliò la fila e avvolse l’omino di paglia che si trovava al centro.

La scopa di saggina strillava girando su se stessa, l’orso di lana ancora appesantito dal bagno imprevisto correva nella direzione in cui era svanito l’amico.

“Omino! Omino dove sei?” Urlava nella nebbia.

Sentiva dei suoni gutturali davanti a sé. In mezzo alla barriera umida e lattiginosa scorse una massa scura che si dimenava per terra.

Si buttò contro la forma. Una tela di lino consumata si stacco dal suolo e balzò di lato. L’omino di paglia tossiva e tentava d’alzarsi.

“Intrusi! Intrusi!” Strillava la coperta.

“Perché ci hai assaliti?”

“Siete intrusi! Avete sconfinato!”

“Non pensavamo di commettere uno sbaglio, stiamo cercando la nostra padrona.” Mr Button fiancheggiava l’amico.

La scopa di saggina arrivò di corsa e dopo un ruzzolone causato dalla gonna che le cingeva il manico e si era in parte sciolta dai legacci, iniziò a battere sulla coperta.

“Mostro! Assassino! Mostro!”

La coperta produceva un suono sordo a ogni colpo.

“Basta scopetta, stavamo parlando. Omino sta bene.”

Mr Button l’afferrò e la tenne vicina. La scopa vibrava tutta.

“Che cercate? Nessuno senza autorizzazione può stare sull’isola, il Signore della Notte lo distruggerebbe in un istante!”

“Cerchiamo una bambina di nome Angel.”

“Bambina? Non ci sono bambini, non esistono bambini!” La coperta sedeva sul prato piegata a metà.

“Che dici mai?” L’orsetto fece un passo avanti, tremava.

“Le persone si sono estinte anni fa, ci siamo solo noi oggi. Nessun umano vive qui, grazie al Signore della Notte.”

“Menti! Dov’è la mia Angel?” Mr Button piombò sulla coperta schiacciandola.

“Scansati folle! Io non dico bugie. Le persone non esistono da anni, oggi è il nostro tempo, il nostro mondo e il regno del Signore della Notte!”

Omino e scopetta fissarono l’orsetto. Mr Button liberò la coperta.

“Io non posso vivere senza la mia Angel.”

Il braccio penzolava lungo il fianco, gli occhi vitrei puntati a terra. Sulla coperta era evidente una grossa macchia d’umido.

“È tutto così triste.” Mugolò la scopa.

“E adesso cosa facciamo?” L’uomo di paglia guardava gli altri. “Voglio dire che nessuno verrà a cercarci alla soffitta, possiamo tornare a casa e farci compagnia tra noi. Staremo bene lì, staremo tranquilli.”

“Io non posso vivere senza Angel.”

“Potete venire con me dal Signore della Notte. Potete chiedergli se vi concede l’onore di servirlo.” La coperta agitava i lembi.

Mr Button sollevò la testa e la guardò.

“Ci porti dal Signore della Notte?”

“Vi prostrerete a lui.”

“Non la trovo una buona idea...” Ma le parole dell’uomo di paglia le udì solo la scopa di saggina, l’orsetto si era messo in cammino con la coperta.

“Seguiamoli! Non dobbiamo abbandonarlo!”

La scopa balzava in avanti e l’omino le andava dietro sbuffando.
* * *
Nello spiazzo roccioso dove erano stati condotto svettava un muro di pietre franato in parte, molti oggetti si muovevano lì intorno, indaffarati. La nebbia in quella zona era meno fitta.

“Che posto lugubre.”

“Un convento. Ora è il palazzo del Signore della Notte.” Li avvertì.

“Lui dov’è?”

“Verrà presto a conoscervi, siate rispettosi e supplicatelo come si deve.”

La coperta si allontanò svolazzando.

“Quanta robaccia.” L’omino di paglia si guardava attorno. “Scarpe vecchie, scatole, vestiti, pezzi d’arredamento! Perché tutta questa roba si trova qui?”

“Forse per la nostra stessa ragione.” Scopetta sospirò. “Mr Button, sei sicuro?”

“Non posso vivere senza Angel. Devo incontrarlo!”

L’orso camminava verso le mura, alcuni oggetti si fermavano per osservarlo e altri borbottavano, nessuno rallentò il suo passo.

Il vento si alzò gelido. Un boato si udì all’interno del palazzo e il rasposo stridio di ferri vecchi. Il portone di legno che delimitava l’accesso si spalancò e un ammasso di rottami, catene, lucchetti e altro materiale arrugginito emerse da lì.

“Nuovi servi per me?”

“Sei il Signore della Notte?”

“Inchinati davanti a me, lurido pupazzo!”

“Hai ucciso la mia Angel?” Mr Button avanzò fin sotto la ferraglia.

“Prevedo guai.” L’uomo di paglia abbracciò la scopetta tremante.

“Quale Angel?” Ruggì il metallo.

“La bambina a cui appartenevo!”

“Ho ucciso tutti i bambini e i loro genitori e parenti! Ho ucciso tutta la carne e il sangue di questa terra!” Urlò.

“Il sangue di Angel è dentro di me!”

“Che orrore!” Il Signore della Notte si contorse. “Il sangue umano è così disgustoso!”

Mr Button sciolse il filo sulla schiena. L’imbottitura rosa cadde al suolo.

“Ecco, il sangue che Angel mi ha donato!”

Una catena si staccò dal mucchio e avvolse il braccio dell’orso. La lana si ruppe e la cucitura sulla spalla cedette. Mr Button si ritrovò senza il suo unico braccio.

Alle sue spalle gli amici gridavano d’orrore.

“Disgustoso! Disgustoso!” Il Signore della Notte si contorceva ancora.

“Mr Button!”

La scopa di saggina si lanciò contro la creatura e andò a conficcare il bastone tra gli ingranaggi. Le catene strinsero la presa e la scopa si spezzo, le schegge raggiunsero gli amici. L’omino di paglia gridava.

“Scopetta!” L’orsetto colpiva il metallo con la testa, uno degli occhi di vetro si staccò e rotolò a terra. L’uomo di paglia lo aveva raggiunto e con le dita di bastoncino cercava di sciogliere le catene, ma a ogni tentativo i legni sottili si spezzavano e in pochi secondi si ritrovò senza mani.

Il Signore della Notte ruggiva. Invocava i sudditi e questi accorrevano.

Mr Button venne buttato a terra e calpestato da vecchie scarpe, l’omino di paglia colpito da una pentola si trovò disteso, bloccato da scatole e attrezzi mentre un rastrello faceva scempio di lui, spargendone in giro i resti inanimati.

Mr Button si dimenava. Le zampe furono strappate e il secondo occhio scalzato.

Il Signore della Notte ordinava la distruzione e i servi obbedivano diligenti.

Pezzi di lana, imbottitura e filo venivano gettati sul prato.

“Buttate questa robaccia nell’inceneritore!”

Una vanga strisciò fino ai resti e li raccolse. Il fuoco venne alimentato e nutrito con Mr Button, la Scopa di Saggina e l’Omino di Paglia. Dalla ciminiera il fumo rosa salì al cielo notturno disegnando oltre la nebbia un volto di bambina.