L'AGGUATO

Sono rimasta sola. Il mio compagno è morto. Me l’ha ammazzato quel bastardo proprio davanti ai miei occhi. Pensavamo di averla fatta franca e invece no. È tornato, qualche giorno fa, e l’ha colpito a tradimento. Neanche il tempo di chiamare aiuto, di rendersi conto di quello che stava succedendo.
Ora come farò senza di lui? Verrò assegnata a un nuovo compagno o dovrò cavarmela da sola?
La Guerra del Vortice non lascia molte possibilità, purtroppo.
Io e Guthrie eravamo legati, oltre che militarmente, anche affettivamente. Era il mio compagno, in tutto e per tutto: non posso sostituirlo così come niente fosse.
Kjta, lotta! Questo mi diceva sempre lui. Devo tirarmi fuori da questa buca e continuare a lottare.
Il tempo per nascondersi in questa catapecchia bucherella è ormai finito. I bombardamenti in questa zona sembrano essere passati, per fortuna.
Ma non è un buon segno, no, vuol dire che la nostra fazione… anzi, la mia fazione, dovrò imparare a parlare al singolare, ora… sta perdendo colpi sotto l’assalto dei Chrono 2.
Esco aprendo piano la porta e buttando uno sguardo veloce verso la luce. Tutto tranquillo, posso andare.
Ho avuto quattro giorni per pensare alla mia situazione e per trovare una soluzione.
L’analisi che ho fatto al Datalink ha portato alcune variabili interessanti.
Due fattibili.
Una completamente folle.
Quest’ultima è quella che mi è piaciuta fin da subito.
Non posso rimproverare solamente quel bastardo che mi ha portato via Guthrie. Lui ha la stessa colpa che ho io in questa guerra: la colpa dei vivi.
Dubito mi stia ancora cercando. Se il suo obiettivo eravamo noi due, sa benissimo che eliminato uno, l’altro sarebbe morto di stenti da solo, oppure sarebbe stato ucciso dal fuoco incrociato.
In due si sopravvive, da soli si muore… altra frase che diceva sempre quello stupido quando lo conobbi al corso d’addestramento.
Il tempo per girovagare un po’ per la zona, capire se è tranquilla o no. Per fortuna sono riuscita a recuperare degli abiti civili, niente che mi possa ricondurre ai Time 1.
Attorno a me sfila uno scenario di devastazione, fame e tristezza. Alcuni bambini giocano con quello che trovano per strada. La guerra ha colpito anche loro che non hanno nessuna colpa. E chissà per quanto ancora li colpirà.
La Guerra del Vortice è infinita.
Giro l’angolo di quello che rimane di un fabbricato civile. Pezzi di pietre hanno creato uno strato aggiuntivo al suono e fatico a camminare, seppur abbia conservato ai piedi i miei stivali militari.
Continuo a camminare e li vedo a poca distanza davanti a me: un gruppo d’assalto di Chrono 2 in assetto d’ispezione. Si guardano in giro, buttano, qua e là, qualche parola ai civili e passano oltre.
Se mi scoprono per me è finita.
Calma.
Non possono scoprirti. Gli indumenti che usavo li ho bruciati due giorni fa mentre le mie targhette identificative le ho ingoiate, sperando che non potessero essere recuperate in giro.
Non tutti gli indumenti, però… maledetti scarponi.
Devo mostrarmi normale. Sono una civile devastata dalla guerra.
Lo sono davvero, in fin dei conti. Devastata da quello e dalla mancanza di Guthrie al mio fianco.
Cinque passi all’incontro.
Quattro.
Tre.
…uno di loro alza il cappello e sorride verso di me.
Due.
…un secondo chrono si aggiunge al saluto, mentre la mia bocca rimane immutata senza ricambiare: è più forte di me.
Uno.
Scorrono alle mie spalle e continuano oltre.
Io ho bisogno di fermarmi.
Prendo una via stretta e polverosa e mi sbatto con le spalle al muro. Le mie ginocchia tremano talmente tanto che ho paura di far crollare quello stesso muro con le vibrazioni. Le unghie piantate nei palmi delle mani hanno lasciato otto solchi rossi.
Vorrei urlare.
Una delle basi segrete di Time 1 si trova a poca distanza da dove sono. Prima di buttarci letteralmente in mezzo alla bolgia della guerra ci hanno istruiti su tutte le nostre basi, per permetterci di trovare un supporto adatto ogni volta che la sfortuna ci avesse colpiti.
Io sono più che sfortunata in questo caso, sono disperata.
Il fabbricato è assolutamente anonimo e così deve essere. Smuovo qualche pietra e un pannello metallico impolverato, usurato dal tempo e vedo la piastra identificativa con il piccolo microfono.
“Kjta, 010589” la mia voce esce strana alle mie orecchie. Non ero più abituata ad ascoltarla.
Una porta scatta e si apre a pochi passi da me.
Tiro un sospiro di sollievo mentre entro e una pistola modificata si appoggia alla mia tempia.
“Non se ne parla!” la voce del militare di livello sette è dura e non lascia spazio per controbattere.
“Devo farlo!” io non sono mai stata brava a sottostare alle voci dure e imperiose.
Sono stata fortunata, dopo alcune risposte che mi hanno identificata come Time 1, ho potuto constatare che il militare presente nella base di supporto possiede un bracciale del vortice.
Quello di cui avevo bisogno.
Che la sfortuna stia passando?
“Il suo piano è infattibile” tenta di dissuadermi lui, “e non possiamo permetterci di azzerare parte del corso del tempo solo per salvare una persona. Sa benissimo che l’uso del bracciale deve essere autorizzato da un livello nove, almeno.”
“Il militare di livello sei Guthrie, il mio compagno, era fondamentale per un passaggio. Lui aveva i piani per la costruzione dell’avamposto zeta.”
“Non era il solo, mi creda. Time 1 non lascerebbe mai ad un solo individuo tale sapere.”
Sono disperata.
Talmente tanto che non mi accorgo di quello che sto per fare.
La mia mano scivola veloce sul tavolo fino a prendere la pistola modificata del militare di livello sette.
Disperata.
E il rumore dello sparo non mi consola.
Per niente.
Ho ancora l’arma in mano e solo adesso riesco a comprendere l’errore che ho fatto.
Ma nemmeno questo mi ferma.
Disperata.
Ho poco tempo: il bracciale può funzionare ancora per alcuni minuti dopo la morte del suo portatore.
Mi sposto velocemente sul cadavere e lo sfilo posizionandolo al mio polso.
Il piano folle a cui avevo pensato sta funzionando davvero. Almeno per il momento… sono solo a metà e ho già dovuto uccidere un compagno innocente.
Tutto per Guthrie.
Disperata.
Digito un codice, una data e una coordinata spazio temporale. Questo bracciale mi porterà indietro nel tempo alcuni minuti prima dell’agguato. È stata giusta la limitazione di queste cose.
La Guerra del Vortice ha cambiato faccia già troppe volte, un uso massiccio del viaggio temporale per cambiare gli esiti della guerra ha creato troppe fratture.
Una in più non cambierà nulla.
Sento il lieve pizzicore che anticipa lo spostamento. Come essere risucchiati, masticati e sputati a terra.
Via.
…disperata.
Festeggio il mio arrivo al passato con un getto di vomito a terra.
Noi soldati dovremmo essere abituati a questi spostamenti ma a Guthrie e me non era mai capitato di dover viaggiare direttamente. Solo al campo prova avevamo fatto una simulazione e, anche lì, la situazione era stata simile.
Non ho avuto tempo per cambiarmi, devo farmi bastare questi stracci sporchi oppure recuperare una divisa dai militari morti che mi attorniano.
Già, perché lo spostamento mi ha portato nel cuore della battaglia. Lo stesso posto dove ho perso il mio compagno. Riconosco la zona, riconosco l’odore e, ancora di più, riconosco la morte che stende il suo velo su tutto.
Muoviti Kjta, mi avrebbe detto Guthrie.
È quello il segreto: muoversi sempre, riconoscere a colpo d’occhio il posto e sfruttarne ogni particolare.
Gli spari giungono dalla mia destra, oltre alcuni fabbricati. Ma non è quello il posto dove devo dirigermi.
Se ben ricordo, devo fare presto, tra poco succederà ed io sono qui proprio per fare in modo che non succeda… che cambi qualcosa.
Veloci i miei scarponi mangiano polvere e macerie sotto di essi. Mi muovo tenendomi i muri alle spalle, cercando i ripari e scorgendo gli angoli in cui potermi nascondere.
I cecchini di Chrono 2 sono famosi per essere dei fantasmi: non sai mai da dove potrebbe giungere un loro colpo. Quando lo sai è troppo tardi, sei già morto.
Gli stracci che porto addosso mi portano fortuna, è possibile che venga riconosciuta dagli scanner delle due fazioni come una normale cittadina, strano che non vedano l’arma rubata che porto ancora al fianco.
Ecco il punto.
Ricordo chiaramente quello che è accaduto, anzi… quello che sta per accadere.
Stavamo battendo la zona da un paio di giorni e abbiamo incontrato il militare di Chrono 2 in tre occasioni diverse. Sembrava stessimo giocando a rincorrerci. Sapevamo che il suo gruppo era stato eliminato dal fuoco dei nostri ma lui, inaspettatamente, ci era sfuggito. Nascondendosi era riuscito a portarsi molto vicino al nostro accampamento e a uccidere un paio di guardie poi era scappato. Noi siamo stati assegnati al suo inseguimento.
La nostra priorità era una sola: ucciderlo.
Sì, quello che ho davanti è proprio quel maledetto punto.
Guardo il bracciale al mio polso. L’ora è quella dell’agguato.
Se ben ricordo il bastardo arriverà da dietro quella colonna.
Eccolo.
Ed ecco pure… Guthrie.
Appena lo vedo mi si chiude lo stomaco e l’arma che avevo alzato, pronta a fare fuoco sul nemico, si abbassa leggermente per una mia esitazione.
Vedo chrono alzare il fucile.
La me stessa del passato sbuca dietro al mio compagno: entrambi sono fermi, osservati dalla morte sottoforma di fucile incrociato XDF34.
Mi riprendo e so che devo agire adesso o non avrò mai più un’altra occasione.
Prendo la mira velocemente sul nemico posizionandomi sopra un cumulo di pietre.
È un attimo. Veloce come lo spostamento attraverso il Vortice.
Alle mie spalle un’esplosione troppo vicina mi deconcentra ma il colpo parte ugualmente.
Il bastardo viene colpito alla spalla ma anche il suo colpo ha ormai lasciato il fucile.
Un secondo colpo lo fredda sul posto ma non sono stata io a sparare… è stato Guthrie.
Il primo insegnamento alla scuola militare è “il Vortice non è un fottuto gioco”. Ce lo dicono talmente tante volte che diventa una specie di mantra.
Io, purtroppo, ho voluto giocarci.
Vedo Guthrie buttare a terra l’arma, dopo aver ucciso quel bastardo nemico.
Vedo Guthrie chinarsi sul corpo della me stessa del passato.
Lo vedo, infine, piangere chinando il suo capo sul petto di lei, dilaniato dal colpo di fucile, deviato dal mio sparo.
L’arma che stringevo in mano cade a terra.
Perché le mie mani stanno scomparendo… e così le braccia, le spalle…
Non può esserci futuro senza passato, me lo diceva sem…
*
Sono rimasto solo. La mia compagna è morta. Me l’ha ammazzata quel bastardo proprio davanti ai miei occhi. Pensavamo di averla fatta franca e invece no. È tornato, qualche giorno fa, e l’ha colpita a tradimento. Neanche il tempo di chiamare aiuto, di rendersi conto di quello che stava succedendo.