SENZA CONTORNI

Senza contorni, nulla è pieno e nulla è vuoto. Ad ogni curva si rischia di perdere qualche pezzetto di sé. Ma cosa è Sé? Cosa è Altro? Non resta che diffondersi e spargersi in ogni dove. Prima o poi, forse, riuscirò a ricompormi. Mi chiamo Emil, sono senza contorni e sono dappertutto.
Sono nel grembo di quella donna che passeggia tra le vetrine, in attesa che venga il terremoto che darà una scossa alla mia vita e sono la madre che aspetta con ansia il sollievo di vedermi nascere. Fino ad allora, non saprò nemmeno che esite un'altra vita, un'altra realtà oltre che questo buio tepore ovattato. Quando succederà, mi chiederò se non sia meglio rimanere qui. E forse sarebbe meglio davvero, chi può dirlo.
A ricompormi ci penso spesso. O meglio ci pensavo. All'inizio mi sentivo diversa. Emil la stramba, Emil che non esiste. Ma più passa il tempo più capisco che normale è un termine privo di senso. E ricompormi diventa sempre meno un sogno e sempre più un timore, il timore di tornare in una gabbia, nella gabbia che racchiude tutti gli altri normali. Come il bimbo, sono nata a un'altra realtà, una molto più ampia di quella a cui possono aspirare le persone comuni. In questo, non sono normale ma forse supernormale.
Sono tra le braccia di quella donna, sdraiata nel letto accanto a me. Sto sussurrando parole d'amore, sto fingendo, sto godendo di questa finzione che per me è verità. Sto abbracciando e anche venendo abbracciato, so che lui è sposato ed è per questo che fingo e spero che lui la lasci, visto che un lavoro non ce l'ho e mio marito è un fallito mezzo criminale che lo so, anche se non me lo dice, ruba la pensione ai vecchi, e so che mia moglie è incinta e sta passeggiando tra le vetrine facendo sogni e grandi prigetti di vita per noi tre; e mi sento in colpa di non sentirmi in colpa.
Mia madre, disse solo una volta il mio nome, quando nacqui. Gridò: "Emil!" quando il dottore mi prese per i piedi e mi sollevò. Io esplosi in un pianto e il mio braccio perse il contorno e scivolò via, in giro per il mondo. Mia madre non è felice di ciò che sono. Ma quando sono parte di lei, sente cosa provo, e allora capisce.
Sono in quel vicolo mentre punto il coltello e sono quel vecchio con le mani alzate, che spera di non essere ammazzato. Sto maledicendo in silenzio il mio aggressore, dannato che mi porterà via la pensione e come faccio a campare questo mese, ho lavorato una vita per vedermi rubare tutto dal primo drogato che mi passa davanti, e sto sudando con questo coltello in mano, speriamo questo vecchio abbia abbastanza soldi per scappare per un po' lontano, fanculo a mia moglie, più inetta di me, scappati di casa a sedici anni e adesso al massimo posso trovare lavoro a distribuire volantini per una miseria che non ci arrivo a fine mese, ma se mi va bene questa giuro che è l'ultima, qua prima o poi mi beccano e finisco al gabbio, che vita di merda.
Da bambina è stato drammatico, ma la mia infanzia è durata poco. Non appena ho cominciato a far mie le conoscenze di altri, la mia mente è maturata in fretta. Adesso sono appena diventata adulta ma la mia mente è assai più matura.
Sono un bambino che gioca a palla e tira il pallone troppo lontano, sono il pallone che finisce oltre il muro nel vicolo solitario, sono il ragazzo che si dispera perchè ha perso la palla e sono anche la palla che finisce vicino a uno con un coltello e un altro con le mani alzate, che paura il coltello, punge, buca e sgonfia.
Il mio nome non lo dice quasi mai nessuno. Quasi nessuno mi vede mai. Ma non è che non possa apparire, trovare un contorno. Se mi impegno, per un po' posso essere coerente. Però mi piace essere tutto e tutti, mi diverto di più così, quasi sempre.
Sono l'autista del taxi che porta quella gnocca all'aeroporto, chissà, forse una escort d'alto borgo, che sposta lo specchietto per guardare meglio e sono la donna che ha chiamato il taxi per andare in aeroporto dove prenderà l'aereo di nascosto per fuggire da quella vita solo casa, quel figlio che non avrebbe voluto e un marito ambasciatore sempre lontano, e pensare che me la sono cercata io quel marito e questa vita, la bella società, i soldi e la famiglia rispettabile, credevo che fosse tutto e invece non è niente.
Ogni tanto, sì, c'è qualcosa, magari un bel ragazzo. Però finisce sempre che, per esempio, il mio piede si mescola col suo ginocchio. A quel punto, beh, diventerebbe molto strano, molto.
Sono le cento persone del volo in arrivo da Londra: sono i ragazzi che sognano la loro vacanza, sono il manager perso nei suoi dubbi sulla trattativa di domani, sono il pilota sicuro di avere sotto controllo una realtà che invece è un'infinità di variabili che fanno quello che gli pare, sono la signora in attesa di riabbracciare il marito, sono il dirottatore in tensione per la bomba nella valigetta che tiene in grembo.
E sì, potrebbe essere bello conoscere qualcuno come me. Un ragazzo senza contorno. Un Emilio. Potremmo stare insieme, amarci. Magari avere dei figli. Senza contorno. E saremmo tutt'uno. Io e lui, e i figli. E quindi saremmo una cosa sola. Ma saremmo Emilio o Emil? O Emilia, o Emily? Oddio, no, forse non saremmo niente di più di quel che sono adesso. Meglio non incontrarlo mai, Emilio.
Sono la donna romana che aspetta un ragazzo per occupare anche solo per una settimana la camera del figlio che non ha mai avuto, sono l'altra famiglia che non ha ricevuto l'avviso di arrivo di un ragazzo inglese e sono anche quella che ha intascato la caparra e farà finta di non saperne niente. Sono il socio del manager che si fida di lui e l'altro socio che invece già prevede che sarà un fiasco. Sono il marito che sta per partire per l'aeroporto e trova la macchina del vicino del terzo piano che blocca la sua. Sono il controllore di volo che non ha visto sul radar lo stormo di gabbiani che si dirige verso l'aereo e che potrebbe volargli nei motori. Sono l'hostess preoccupata che guarda quell'uomo straniero, troppo sudato e nervoso.
Non avere confini significa essere tutto e tutti. Ma soprattutto, conoscere tutti i punti di vista del mondo. Questa conoscenza, immagino, dona una consapevolezza che solo gli uomini più saggi e lungimiranti riescono a ottenere. Quella che viene definita grandezza.
Sono la signora del quarto piano: "Buon giorno signor Belli."
"Buon giorno."
"Cosa le succede? La vedo preoccupato."
"Eh sì, più che preoccupato direi arrabbiato. Devo prendere la macchina e guardi dov'è quella del Cozzi del terzo piano. Adesso come faccio a uscire?"
"Accidenti: le blocca l'uscita."
"Dannato..."
"Signor Belli, su, moderi il linguaggio! Non basta andarlo a chiamare?"
"Sì. Però devo andare a prendere mia moglie all'aeroporto e sono già in ritardo."
"Guardi, si fidi di me, non farà tardi. Anzi avrà tutto il tempo che vuole."
"Sarà..."
"Senta, se vuole ci vado io da Cozzi."
"Guardi sarebbe meglio, se no finisce che litighiamo."
"Va bene, mi aspetti qui."
La consapevolezza, l'equilibrio, l'oggettività: se tutti al mondo li possedessero credo che il mondo sarebbe molto diverso. Migliore. Non propri perfetto ma quasi. O forse, proprio perfetto.
Sono il signor Cozzi e butto le chiavi giù per la tromba delle scale, dove so che la signora del quarto piano le prenderà. Così le porto in fretta a Belli che riesce a partire in tempo.
Conoscere tutto fa capire i punti di vista delle persone, fa ridimensionare i problemi. Basta poco per essere tutti contenti. Le abitudini, la morale, sono nulla se hai vissuto le vite di tutti gli altri.
Come adesso, che sono Belli che corre, agitato senza averne motivo. Non ti agitare, gli dico da dentro, ti posso aiutare e vedrai che sarai felice.
Sono l'autista del camion e rallento e lo lascio passare.
Sono il casellante e mi sbrigo a fargli pagare l'autostrada.
Sono quello che si scansa per far passare l'auto più veloce.
Sono l'altro che guarda bene prima di cambiare corsia, che non arrivi nessuno; e arriva qualcuno.
Sono l'uomo che gli lascia il parcheggio.
Se hai avuto i piedi in tutte le scarpe, sai che ci vuole poco a rendere felice ognuno. Ogni persona ha le cose che gli interessano davvero, poche cose ma per lui importanti.
Sono Belli che è in tempo addirittura per osservare il volo che arriva, un puntino in lontananza che diventa sempre più grande. Sorride.
Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato: solo io so quanto tutti sono lontani dalla realtà. Io sola so cosa sono davvero queste cose, io sola so quanto il punto di vista limitato degli individui comuni sia spesso l'opposto di ciò che è la realtà.
Sono il manager che adesso sa come mediare la trattativa, e sono il suo avversario: trarranno vantaggio entrambi dall'affare.
Sono il controllore di volo che nota solo adesso lo stoemo di gabbiani, che per fortuna non hanno disturbato nessuno.
Sono la hostess che non pensa più al tizio agitato, ma ha realizzato che deve chiamare il fidanzato e perdonargli la litigata dell'altra sera.
L'importante è non avere rimpianti. Un piccolo gesto può cambiare il mondo, anche se spesso non lo sappiamo. Siamo ogni piccola pennellata che compone il quadro. Se ne togliamo una sembra che il quadro rimanga uguale, ma togliendole tutte il quadro non esisterebbe.
Sono il terrorista senza patria che lotta da sempre per la libertà del suo popolo, rifiutata da una civiltà moderna che accetta solo i primi e schiaccia tutti gli altri. Mi alzo, adesso so che è il momento buono, perché sono stato anche l'ingeniere esperto di aeronautica che conosce questo aereo e sa dove e come è meglio colpire.
Sono arrivato fin qui perchè sono stato anche il poliziotto al metal detector, il doganiere, la ragazza al check in e il cane poliziotto.
Grido il nome del mio dio e attivo il detonatore: vengo avvolto da lampi di fuoco che squarciano la pancia dell'aereo in fase di atterraggio. Il velivolo sbanda e si piega a cento metri d'altezza, si spacca in due e perde un'ala mentre fuoco e fumo lo avvolgono, e si schianta a terra con un boato.
Fa un po' male ma sono senza contorni: se sei come me il dolore ti passa attraverso e non lascia segno, non ti può scalfire. Così come la colpa, la morale, qualunque emozione. Il bene, il male e la vita di un singolo o di tanti diventano niente di fronte alla grandezza dell'universo. Sono Emil e sono tutto, sono Emil e sono niente.