NOTHUS

Sullo schermo della macchinetta il mare è uno sfondo azzurro scintillante che dopo un po’ che lo guardo mi bruciano gli occhi. Allora li chiudo. Spingo il pulsante e incrocio le dita e in quell’attimo mi passa davanti tutta la vita, neanche fossi un moribondo. Lo scroscio delle monetine mi coglie di sorpresa come sempre.e quando riapro gli occhi sullo schermo stanno allineati i tre scrigni con il tesoro dei pirati e un galeone con le vele al vento. E’ andata. La faccia del gestore compare per un attimo al di là del tramezzo con un sorriso storto stampato sopra. Ho vinto, faccio io. Ramazzo le monete fino all’ultima, le infilo un po’ dappertutto, nelle tasche del giaccone e anche in quelle dei pantaloni. Una la infilo nella macchinetta con le dita che ancora tremano. Mi affaccio al tramezzo e ordino al tipo con la faccia storta un caffellatte senza schiuma ma con la crema caffè e la cioccolata. Premo Start e incomincio a contare i secondi mentre la musichetta elettronica mi sconquassa la psiche e le immagini dell’Isola del Tesoro si susseguono una dopo l’altra con una cadenza che conosco a memoria. Mi basta un secondo per infilare il beccuccio nella la feritoia e riempire la pancia della macchinetta con la benzina. Poi gli do fuoco con l’accendino. Esco dal Bar Batrucco col mio solito passo veloce ma senza correre. All’angolo prendo l’autobus e penso anche oggi è fatta, Nothus, mi dico, stanotte dormi sereno. Invece no.
In principio è sempre il mare, con quel colore impossibile e però invitante che mi ricorda il primo giorno di vacanza al Bagno Ferrini di Cattolica. Roba di secolo fa. Quando passavo i pomeriggi a sognare delle Isole dei Pirati e di galeoni con le bandiere al vento. Apro gli occhi nel buio e so che sono circa le due. L’ora del lupo. Resto immobile per un po’ sperando che la dannata smania vada via com’è venuta. Che per una volta mi lasci in pace. Non ho più niente, dico a voce alta. Alle pareti vuote della stanza e ai i pochi mobili che mi restano, come se potessero sentirmi e rispondermi in modo tranquillizzante, così che io sia assolto una volta per tutte, qualcosa del tipo, lo sappiamo, Nothus che fai del tuo meglio ma questa cosa è troppo forte per te. E’ in una notte come questa che mi è venuta l’idea della vendetta.
Mi vesto in fretta e furia con gli stessi vestiti spiegazzati che puzzano di sudore, le tasche sformate dal peso delle monete sembrano quelle di un clown. Scendo le scale di corsa e sbatto il portone, pensando ai fortunati che a quest’ora dormono e nemmeno s’immaginano il mio tormento. Il bar della stazione è aperto. Sul piazzale però c’è un auto della polizia con le luci che lampeggiano. Mi infilo nella cornice scura dei portici e faccio finta di aspettare l’autobus accanto a due tizi infagottati che dormono sui cartoni. Dall’auto scendono un paio di poliziotti e s’incamminano dalla mia parte. Parlano fra loro e uno si tira su i pantaloni. Non faccio nemmeno la mossa di scappare. Documenti.
Non ce l’ho. Gli dico che faccio il cameriere e che sto tornando a casa dopo il turno. Ecco le mance. Faccio tintinnare le tasche e il più giovane dei due accenna un sorriso. Serata buona. Alzo le spalle e sorrido anch’io con il mio sorriso sghembo. Ho i piedi che mi fanno male. I due stanno per andarsene- Hai la faccia da pirata, dice bonariamente il giovane, ti manca solo la benda sull’occhio. Certo che lo so, il fatto è che sono un pirata. Ridiamo. Manca poco che mi diano un passaggio sulla Volante.
Scopro il baretto minuscolo e defilato quando sono ormai sulla via del ritorno in piena crisi di astinenza da gioco. E’chiuso, torna domani. La ragazza è russa e tosta. Fa per sbattermi fuori ma io mi precipito a razzo nell’angolo delle slot, infilo una moneta nella mia macchinetta adorata e faccio partire il gioco dell’”Isola” appena prima che lei incominci a picchiarmi con il manico dello spazzolone. Un momento, un momento solo. La imploro, sono disposto a tutto. Ora chiamo polizia. La russa smette di picchiarmi e impugna il telefonino. Guardo lo schermo. Tre coltelli appaiati un attimo prima del fatidico scroscio delle monetine. Ho vinto e ho perso, di nuovo. Benzina, accendino. La ragazza grida la sirena della polizia urla in avvicinamento. Scappo, con le mani piene di soldi.