Moira

Il vecchio monorotolante sprizza scintille a ogni bullone che cade. La vecchia alla guida ogni tanto allunga un piede e i pezzi perduti si attaccano alla suola magnetica degli stivaletti viola.
Ogni tanto il monorotolante ha un dubbio, si ferma, sbanda, si inclina. Lei dà colpetti al timone con la lunga pipa di bronzo .
-Forza Berenice, ci siamo quasi
-Ci siamo quasi, Berenice, forza.
Il macchinino riparte tra schiocchi di ingranaggi che non ingranano e viti svitate. Scorreggia vapore, Berenice, e si blocca: è stanca, stanca. La vecchia aspira una boccata di tabacco misto a oppio. Da un borsellino stretto alla vita tira fuori una piccola testa di pesce. Uno degli occhi cola sul muso dell’alice. Apre uno sportello al centro del timone e vi getta dentro la testa. Chiude tutto e dà gas. Berenice sputacchia, scorreggia un’altra volta, e riprende a camminare.
-Forza cara, che potrebbe andarsene.
-Potrebbe andarsene.
La vecchia ha qualcosa come cento anni e un giorno, e una lunga cicatrice che le taglia in due il volto con una linea non proprio retta. E prosegue, la cicatrice, lungo il collo e ancor più giù e oltre. Nel solco di quella ferita è stato fatto colare argento puro, tanti anni fa che non ricorda quanti ne sono passati.
Berenice accelera e la vecchia aspira un’altra boccata dalla lunga pipa.
È vicino, lo vede, lo sente. La piazza s’è già quasi riempita.
La vecchia accelera, Berenice corre, travolge un ometto che cadendo perde un occhio di vetro. Gli altri si scansano. Frena con tutte e due gli stivaletti pigiati sul terreno prima di schiantarsi contro il banchetto del bottolaio. Berenice sbuffa e si spegne.
-Finalmente bottolaio, pensavo che non saresti mai venuto.
-Finalmente bottolaio, pensavo che non ti avrei mai visto.
Dice la vecchia, aspira il tabacco e l’oppio. Sorride, ma solo la metà destra della faccia sorride. La sinistra resta seria.

E non è un bene. No, certo, non è cosa buona presentarsi con tanto chiasso e tanta irruenza alle persone pazze. Alle persone pazze che seminano rancori e nemici per il mondo. Al mercante il tempo di finire per aria, al gatto d'ottone il tempo per esporre rivetti appuntiti e affilati. A Vandel molto meno tempo per sfilare dalla tuba e porgere la boccuccia della derringer sulla fronte della vecchia.
"Ho un solo dubbio" disse Vandel "a quale delle due sparare prima!"
Jeremia s'affrettò a rimettersi in piedi. "Dimmelo, e io mi occuperò dell'altra!"guardò la vecchia oltre il cane dell'enorme revolver. "avete qualche parola da pronunciare al mondo prima di nutrirne la terra, signore mie?"Sorrise il bottolaio, che da tempo non uccideva, e il pensiero non lo disturbava affatto.
-State calmo Vandel, ho bisogno del vostro aiuto. -State calmo, bottolaio, vi ho cercato a lungo.La vecchia infila la mano in una tasca della gonna sporca di sale, ne tira fuori una pergamena macchiata di sangue.-Almeno, prima di sparare, provate a vedere se avete ciò che mi occorre.-Non aiutereste una povera vecchia, prima di spararle?
Di corsa s'apprestò al banco la vecchia, con calma un solo cane tornò a cuccia mugugnando un click insoddisfatto. "Tieni il tuo in guardia, Vandel" disse il piccolo omino, "Se pena non ne vale, spara sulla metà imbronciata."La derringer dell'aiutante scivolò in avanti e poggiò labbra fredde sul ciglio aggrottato della metà seria della vecchia. "Puoi parlare da sola?" Jeremia s'accovacciò sulle ginocchia, poggiando la canna del revolver sulle cosce, "O sarò costretto a un ascolto coatto anche della fetta brontolona della tua faccia, vecchia signora? Perché, sa, a pelle non mi piace. Mi piacciono le persone tristi, quelle allegre, ma..." con l'estremità del nero bastone disegnò il sopracciglio sull'occhio della metà avversa, "Non sopporto l'esser affrontato alla pari, non sopporto concedere quest'illusione. Sono Jeremia DeepBotton Steampton, e le sconsiglierei di chiedermi a che nome mantengo simile presunzione, perché non le piacerebbe scoprire che allora dovrei chiamare in causa quel nome per accontentare la sua curiosità. Si potrebbe sparare questa antipatica e tenere in vita solo lei?"
-È tutto qui il problema?- chiede la vecchia.-Non è un problema, affatto-, risponde.Posa la mappa sulla gonna che ha, qua e là, frange simili a tentacoli. Rovista nel corpetto e ne tira fuori una mezza maschera di rame. Dalla mano sinistra sfila tre guanti, -nero, blu e rosso- rivelando una mechand di lucido acciaio. Dalla suola dello stivaletto recupera un po'di viti e con quelle salda la mezza maschera sul lato sinistro del volto. l'altra metà sorride.-Sopporta la mia irruenza,bottolaio: sebbene sia a causa sua che mi trovo con due metà di un solo corpo, è la mia migliore virtù. Mi presento,forse avrai sentito parlare di me: un tempo ero conosciuta come la Strega del mare e la mia golena era il terrore dei mercantili. Il mio nome è Moira Tamiat. E ho davvero bisogno di sapere se puoi aiutarmi a saldare un conto rimasto in sospeso troppo a lungo.
Jeremia si mise a sedere sul palchetto, Pettinava con la mano il lungo apputnito pizzo. "Mi piacciono le vendette. Mi piace il rancore che portate, signora." Fa cenno a Vandel e l'arma torna dentro la sua tuba. Aiutare voi a far del male è una cosa che posso fare, anzi, che mi piacerebbe fare. Gudagnerei molti punti con i miei superiori."Lo diceva come chi parla con una buonissima carammella in bocca.
-Lieta di farvi felice. -Rispose la vecchia -Tutto dipende se avete l'oggetto adatto allo scopo. E se non lo avete voi, allora, per Teti, sarò costretta a viaggiare per le acque morte dell'inferno con la certezza di aver vissuto solo mezza vita.Qualcosa mugugnò sotto la maschera. la vecchia addentò il bocchino della pipa. un anello di fumo violetto se ne volò lontano. Prese la pergamena e la lanciò a Jeremia.-Questa mappa, la rubai al giovane Dukmar prima di ricevere il suo regalo-, e indicò con la mano meccanica il taglio di bronzo. -Di lei non di che farmene,ora. Ma Dukmar si prese, quel giorno, non solo il mio sangue ma anche quello del mio unico figlio. Voglio che quel giorno pesi su di lui quanto ha pesato su di me per tutto questo tempo. E allora sì, che me ne andrei a braccetto con la morte felice. Sì. Felice.- disse la vecchia. E più che parlare sembrava ululare. Sembrava il vento che soffia contro la chiglia di una nave, cercando nel legno un varco per schiantarlo.

"Non che mi interessi l'anima d'altri colpevoli" disse "di quella può farne ciò che vuole. Ma la vostra, signore mie, sembra deliziosa!". Si alzò in piede per passeggiare sui legni del palchetto. Con il bastone pungolava a pergamena lurida. "E che me ne farei io di questo cencio?" chiese, "E' questo il prezzo che pensa di poter pagare? Un tesoro? Un segreto? Una fonte di eterna giovinezza?" Ridacchio sincero. Schioccò le dita e Vandel si avvicinò con una custodia di legno. con un gesto ampio, mentre armeggiava con conmplicate serrature, dava il permesso alle signore a metà di continuare a raccontare, rispondere, dire...
L'utimo click fece scattare due ampie cerniere di bronzo. Jeremia sollevò il coperchio. L'interno era rivestito di velluto color porpora. Poggiati dentro incavi perfettamente sagomati, riposavano una piccola pistola d'argento e quattro bossoli, uno di una tonalità di porpora diversa dall'altro. La prese in mano e la rimirò per qualche minuto. "Ubrys" disse sorridendo.
S'accostò all'arma. "Dukmar? Ha detto che questo è il nome della vostra preda?" chiese alle mezze signore.
-Esatto e in quanto alla mappa, potete usarla per soffiare il delucato naso di Vandel. Sappiate però che non cerco il sangue del vecchio cencio che è diventato Dukmar. Oh, affatto. Non sarebbe una vendetta adeguata alla Strega del mare... Tanto più che avrei potuto incastonargli una pallottola sulla fronte parecchie volte da allora-rispose lei, infilando i tre guanti, rosso, blu, nero , sulla mechand. Si grattò la guancia della maschera di metallo.
ma il mercante sorrise. "Le pare che offrirei un pistola che semplicemente spara e uccide a gente?". inclinò la testa. "Vecchia strega mia!", affidò nuovamente Ubrys alla sua custodia. "E so che il tempo di una vita non basterebbe per saziare una vendetta tanto desiderata!". Storse la bocca e arricciò il naso. "Ma c'è un piccolo problema. Forse solo il primo." Fece cenno alla strega di avvicinarsi. "Al nome di Dukmar, Ubrys, si è indispettita!" Scosse il capo "A quanto pare non tutti gli Dei sono d'accordo con i sui intenti. Gli Dei son tanti, e qui ci sono solo quattro munizioni. E' una strega, eppur ha bisogno del mio aiuto per arrivare alla sua preda. Ho il dubbio che la sua sia una guerra un pelino più ampia, vero? Oh!" porse i palmi, "La rasicuro, non temo gli Dei e non temo muore loro a una baruffa! Ma stiamo discutendo di qualcosa di moooolto più pesante che una ripicca con un semplice uomo. Dukmar viaggia con alcuni degli Dei. Ubrys non mente mai." carezzò la custodia "Dalla sua parte ne ha qualcuno?". Tirò fuori dalla tasca una pipa e l'accese. "Lei vuole camminare sulla porpora, Signora mia. Non c'è dubbio. Vuole sfidare gli Dei, e penso che delle volte alcuni di loro siano abbastanza cani da meritarlo. Ma sa a cosa va incontro?"
La vecchia, la metà di carne, sorrise. L'altra metà sghignazzò sotto la maschera. Lisciò uno dei tentacoli della gonna e, fissando Jeremia, incrociò le mani puntellando i gomiti sulle ginocchia rinsecchite. Un altro anello si levò in aria.-Un tempo, probabilmente. Ma questa è una questione che non ha nulla a che vedere con quelle reliquie crepate. Jeremia, ho bisogno di morire sapendo di aver messo il punto all'ultima frase del discorso. E questa frase racconta solo la storia di me e Dukmar. Agli impiccioni alati penseranno altri. Allora: puoi aiutarmi?
"Si." il fumo attorno a lui si fece nero. "la voglio aiutare. Ma, cara signora, se mi chiede aiuto, la prego, non ignori ciò che le dico."nero, denso e umido il fumo sembrava appiccarsi addosso al mercante."Dukmar siede oltre una piccola schiera di Dei. Non arriverà a lui senza Ubrys. della stregoneria gli Dei non sanno che farsene. E saranno loro a pensare a Voi vecchie mezze streghe, se non sarete prudenti!!" Tanto fumo nero e piccoli lampi cominciavano a strisciarci dentro.Sulla mano del mercante apparve un bicchiere. Jeremia lo riempì di quella nera tempesta, "Questo è tutto il tempo che volete, e dentro potrete scrivere tutta la storia che volete." dalla tasca tirò fuori altri quattro bossoli. Con il contenuto del bicchiere li riempì. diventarono uno più nero dell'altro. Ha quattro eventi, quattro eventi futuri, da riscrivere se andranno male. Una sola volta per uno. Basta che uccida quattro brave persone con uno di questi proiettili neri." Alzò le spalle "Che vuole? Tutto ha un prezzo!" ridacchiò, "Per ogni volta che lo farà uno (e spero sia solo uno) degli dei la verrà a cercare" Aprì la custodia. "Ubrys sarà felice di darle una mano, regalare carne ossa e sangue ai nostri amici. e in carne ossa e sangue...è una strega, saprà come risolvere!"chiuse tutto dentro la custodia. "Si ricordi, quei pennuti non la lasceranno passare! Lei vuole riscrivere ciò che non va riscritto, vuole una conclusione dove una conclusione gli dei hanno deciso non ci fosse! Lei camminerà sulla porpora, questo lei lo sa! nel tragitto si assicuri di farsi amare da qualcuno, perché quella sarà la loro polvere da sparo per i priettili di porpora. Lei perderà otto persone care durante questo viaggio. quattro le potrà recuperare con i proiettili neri, quattro le piangerà per sempre. Ma se non è disposta ad amare ancora qualcuno e a piangerlo, rinunci a questo viaggio."
La vecchia sorrise ancora e stavolta fu un sorriso gustoso, che le riempì la gola di sangue. Accarezzò il timone di Berenice, che ronfò compiaciuta. Era fatta! Aveva la sua occasione.Lesta, quasi strappò Ubrys dalle mani di Jeremia. -Non ho mai rinunciato a un viaggio, bottolaio. Neanche quelli che sapevo non avrebbero portato in nessun luogo. Te l'ho detto, mi pare, che l'impulsività è il mio miglior difetto.E detto ciò, nutrita Berenice con un'altra testa di pesce, sgommando prese la strada del porto.

Buongioco, Bistrega Moira.