Arami de Porto Ato d'Artagna

Dal piccolo tempio uscì un uomo alto, dal naso a punta e dal mento sottile. Due baffi e un filo di barba dritti come tre spaghetti ondeggiarono mentre arricciava il naso sotto su un paio di occhiali tanto grossi da non far vedere gli occhi.
Si guardò intorno mentre lisciava la giacca di velluto amaranto, in tinta con pantaloni e bombetta, stretta da due cinghie incrociate che sostenevano la cassa che aveva sulla schiena. Sembrava pesante, e dal suo retro usciva un corno di ottone ricurvo che terminava a lato della sua testa, come un grosso orecchio pronto a captare.
Notato l'assembramento nell'angolo della piazza, arricciò di nuovo il naso tirando su gli occhiali poi strinse con le mani le cinghie e si avvicinò alla gente, facendosi largo coi gomiti per passare.
Arrivato in vista dell'uomo bruno, del piccolo bottolaio nero, del gatto d'ottone e del carretto delle meraviglie sorrise: "Ah, qui sì devono sentirsene di storie!"
Quasi avessero premuto sull'interrutore, Vandel si voltò appena e Jermia si voltò appena e Herald rivolse appena un padiglione d'ottone. Immobili aspettarono qualche secondo poi Herald miagolò qualcosa e per primo si stese il sorriso di Jeremia DeepBottom Steampton, per seconda singhiozzò la tuba sulla testa di Vandel, per ultimo l'orecchio d'ottone tornò indifferente al mondo. "Salve..."Jeremia fece una pausa inclinando la testa. "...Baffetto. La chiamerò baffetto, sì. Finché non avrà l'accortezza di consegnarmi un nome con cui ha piacere d'esser chiamato. Sì, ecco, sì. Baffetto, sì."E annuiva a se stesso, picchiandosi la manina sul petto, per complimentarsi."Ecco, sì, bravo! Baffetto, sì, ecco!"Con il dubbio che avrebbe continuato per ore, Vandel porse un sorriso al cliente, un colpo di tosse al padrone, accompagnava un'idea con il palmo della mano verso lo strano signore. "Ehem! Padrone, magari il signore desidera qualcosa. Chiedo io o chiede lei?"Jeremia si scosse."Come?"poi con un buffetto in testa si arrese."Oh, be' certo! Altrocheno!"Ma poggiato al bastone si sporse verso il, per lui, enorme faccione. "Vuole qualcosa. Ebbene lo so. Ma Baffetto non salutava, non consegnava un nome e chiedeva storie."Guardava il cliente e parlava con Vandel. "Cerca le storie che racconta la gente intorno? o chiede proprio a me?"Guardava vandel e parlava con l'uomo con i baffi dritti. Vandel s'affretto a sorridere. "Chiede a lei, gentile signore, per cortesia gli risponda."Fece un passo indietro. "Ebbene chieda, suvvia. Un nome glielo ho dato, i saluti sono dimenticati. Ebbene chieda, ecco sì. Chieda."piroettava una mano, guardava le assi del palchetto e parlava con l'uomo di fronte a lui, Jeremia. "Ebbene domandi, chieda o se vuole mi racconti le sue tristezze, Baffetto. Ecco, sì, Baffetto!"
L'uomo si drizzò bene con la schiena e tirò su un paio di volte, poi si decise a usare il dito per riportare gli occhiali ben sul naso. Si chinò verso Jeremia: "Hem... Beh, se non vogliamo continuare ad appellarci con nomignoli quali Baffetto, al quale potrei affiancarne altri che vi fanno rima per definire la vostra personcina," sorrise, "direi che urgono presentazioni. Io sono il cavalier Arami de Porto Ato d'Artagna. Mio padre Duma mi ha lasciato in eredità la libreria della città, forse la conoscerete. Beh, grazie a questo Traduttore Elaboratore D'Immagini e Opere," e diede una pacca alla cassa con il corno sulla sua schiena, "raccolgo le storie che sento in giro per il mondo e lui si occupa di produrre libri. Le faccio vedere."Così dicendo premette su un lato dell'ammennicolo da cui fuoriuscì una manovella. Piegando il braccio indietro cominciò a ruotarla con energia: "Prego, prego, racconti qualcosa."
Jeremia inclinò la testa. la riportò dritta. Per un piccolo attimo guardò Vandel. E Vandel non sorrideva. "Ma accade davvero?"Fece qualche passo più vicino al bordo del palchetto. "Racconti qualcosa?"Agitò una mano vestita di nero, per provare a scacciare via quell'idea mosca fastiosa dalla mente del cliente."Che mi venga levato il dubbio d'aver a che fare con cliente oppur con altro mercante! Raminga in cerca di qualcosa da vender o di qualcosa da comperare?"E con il braccio teso presentò la baracca al traduttore Arami de Porto Ato d'Artagna."Vede?"Sorrise un sorriso che non sembrava tanto e poggiò entrambe le mani sul pomo del bastone."E se qualche cosa, si, io le raccontassi, quanto me la pagherebbe?"
Poi rise. E smise. E tornò serio."Seriamente, sir, è qui per nuove storie da vendere? Perché io non sono incline all'interesse per gli affari degli altri e quando me ne devo occupare essi diventano anche miei affari. Allora Se vule una storia, allora sia che la storia diventi anche un mio guadagno."fece spallucce."Oppur chieda, io le mostrerò, lei sceglierà se accettare."

"Mio caro Jeremia... Posso chiamarla Jeremia? Le storie non le vendo, certo. Il mio status mi concede l'agio di non dover tribolare per questioni quali il danaro. Le catturo, e il mio T.E.D.I.O. le trasforma in parole di carta. Però, se devo essere sincero, non mi è mai capitato di dover pagare per una storia. In genere le raccolgo così, dall'aria, dai discorsi della gente, e produco libri che poi porto alla libreria, perché essa accumuli sapere. Però se la storia fosse davvero formidabile..."Arami si avvicinò ancora di più a Jeremia: "In effetti, se devo dire, il mio TEDIO un difetto ce l'ha. Se voi aveste provato a raccontare qualcosa, vi sareste accorto di come le sue trascrizioni non brillino per carattere e stile. Bastano sì per rendicontare e riportare, per produrre saggi che vadano ad aumentare le fila dei volumi della biblioteca. Ma..." e Arami tornò ad alzarsi ritto: "Io vorrei aspirare a ben altro. Come mi piacerebbe produrre parole cariche di emozione, foriere di sensazioni, capaci di suscitare amore, rabbia, coraggio, commozione o indignazione. Ecco, se voi aveste una storia in grado di stimolare tutto ciò nel TEDIO, o poteste fare in modo che esso riesca a produrre libri con tali caratteristiche, ecco, sarei disposto a pagare qualunque prezzo." Sorrise.

E sorrise di più Jeremia. Assicurato al suo lungo bastone nero, eresse tutta la sua piccola statura e col mento per aria rispose."Ebbene, Cavalier mio Arami, ha girato largo ma al fine, sul banco del mercante scartiamo e sbucciamo il frutto a cui diamo la caccia! Mi piasce. O eccome!"Lunghi cenni di capo confermavano il suo atteso interesse."Se male non ho capito, Caveliere, il suo problema è che Carta si presta all'inchiostro e non al sentimento. Nnevero?"

"Esattamente. Mi perdoni il divagare, ma era per darvi prova di ciò che dico."Arami smise di mulinare."Avete quindi qualcosa che possa aiutarmi a ottenere la perizia dei vati?"

Ah quei sorrisi che vestono le cattive intenzioni! Si sa, o almeno, si dovrebbe sapere il prezzo della merce offerta al banco di Jeremia DeepBottom Steampton, per sicurezza. "Il problema, Giovane e bel cavaliere, non è mai l'esserci o il mancare di qualcosa, al mio banco." fece rimbalzare un sopracciglio sulla faccia obbliqua. "Il dubbio da sciogliere è quanto avete intenzione di pagare. Quanto amate e desiderate il vostro lavoro, qual'è il limite della pena oltre il quale non osereste mai andare, per migliorarlo?"
Incrociò le gambe e comodo proseguì."vede, l'amore così come lo disegnano gli uomini"dedicò una faccia schifata alla torma intorno al carretto, indicò il piccolo tempio di fronte allungando un braccio e sorridendo derisione "è una solenne idiozia. L'amore è un semplice peso, su un semplice piatto di bilancia, una bilancia in precario equilibrio sull'asse dell'esistenza. Più si ama quacuno più qualcunaltro deve venir odiato oppure" allargava braccia eccitato "qualcunatro deve soffrire in quell'egual misura in cui un altro viene amato. O tutto si accappota, rotola, rovina, si sbriciola in uno splendido (così dico io) caos."poggiò il mento sulle mani, i gomiti sulle ginocchia e disse"Posso certo aiutarla. IO posso aiutare chiunque. Ma ho bisogno di sapere del peso dell'amore che nutre per il suo lavoro. devo saperlo per conoscere il peso d'odio e sofferenza da poggiare sull'altro piatto perchè tutto non s'accappotti! Se lo desidera può pesarlo in numeri. Quant'è? sentiamo."

"Numeri? Ah, i numeri! Proprio qui sta il problema. Cosa sono io, ormai, se non un contabile? Un contabile di emozioni, di eventi, di fatti, ma un contabile. No, ciò che bramo, è saperli narrare, questi fatti, come lo fanno i grandi poeti. Vorrei saper stupire, emozionare, suscitare ammirazione. E per questo..."Le lenti sugli occhi di Arami vennero percorse come da un riflesso di luce, forse un lampo di follia: "Per questo sono disposto a investire molto. Diciamo... tutto. A patto di poterne godere ancora, sono disposto a rinunciare a tutto il resto. Ma se proprio volete un numero, beh ecco, tre per tre, non è forse il quadrato del numero perfetto? Ecco, esso riflette la mia bramosia."
D'amaro s'allungò un sorriso sul volto del mercante."Oh,no, Gentile Arami..." come se rispondesse a un copione già scritto, Vandel poggiò sulla manina aperta del padrone un calamaio ben sigillato. "...Ladro è lo scrittore, alla fine, non trova? E si può chiedere a un ladro di pagare qualcosa? Di rinunciare a qualcosa? No, Arami, mi creda. Non sarebbe più ladro e non sarebbe più scrittore." Porse il calamaio al cavaliere. "Un ladro pagherà sempre i suoi debiti con la moneta degli altri. Ciò che vuole potrà averlo, lo avrà rubandolo agli altri. per sempre. irrimediabilmente. Se vuole il pianto, allora con questo potrà rubarlo a chi piange per mai più restituirglielo. Se vuole un sorriso potrà prenderlo alle persone felici per mai più resituirglielo. E che sia amore o che sia un malo sentimento, non c'è modo di equilibrare i piatti della bilancia, con questo. Conoscerà la fama e il suo nome mai il mondo saprà scordarlo, ma la bilancia si ribalterà, nel solo suo piccolo mondo"Spolverava il calamaio con cura. "Qui dentro c'è dannazione per dieci spettacolari storie, e in queste dieci per quanti uomini desidera svuotare. Ma si ricordi, Sarà il Maestro, il padre del loro inferno, qui in terra e in vita, e sarà il loro biglietto per l'inferno sotto la terra e da morti. Come un demone ruberà l'anima degli uomini, per dieci storie e se tutto va bene, sarà accolto negli inferi come un eroe."
Arami guardò intorno, allungò la mano... esitò, poi prese il calamaio: "Grazie, o mio buon mercante. Le giuro che farò buon... uso proficuo del suo dono. Potrei, se vuole, scriverci la sua storia. Beh, credo che lei non vorrà. Ebbene, " e alzò la bombetta per saluto: "credo mi congederò dal vostro gradito cospetto. Addio."E così dicendo si allontanò.

BuonGioco, Cavalier Arami.