Stariona (di Kriash)

Sono le sei del mattino, che ci fai in piedi a quest’ora?
Sei troppo curiosa, vero?
La curiosità uccise il gatto.
È tutto così annebbiato, sembra quasi un ricordo, una vita passata, un… aspetta, no.
Questo è un sogno!
Ma sei proprio sicura che nei sogni non si possa davvero morire di paura?
Non cambiare discorso, piccola mia, sono le sei di mattina e i bambini sono ancora a letto a quest’ora.
Non importa che te lo si dica sempre, ormai il tuo bisogno di sapere ti ha fatto alzare. I tuoi piedini scalzi lasciano piccole impronte fumose sulle piastrelle fredde. Via via che cammini queste scompaiono come se camminassi su una spiaggia battuta dalla marea.
La vecchia casa di campagna ha una scala che collega il piano primo delle camere con il terreno, dove stanno la cucina e il soggiorno.
Scendi quelle scale un gradino alla volta, in punta di piedi per far meno rumore possibile.
Le voci che vengono dal soggiorno le riconosci tutte. Quella del papà, della mamma e… aspetta, no. Questa non la conosci, piccola mia.
È una voce che sembra la carta vetrata con cui il tuo papà lavora i vecchi mobili di legno. Sembra il parlato di un albero antico, se gli alberi potessero davvero parlare.
Sei alla fine della scala ma la curiosità non ti ferma ancora.
Vuoi di più. E lo vuoi subito.
Ricordi? La curiosità uccise…
Respiri talmente piano che il tuo torace non si sposta nemmeno. Guardale quelle tue piccole narici come si allargano.
Eccoti. Sei arrivata al dunque: affacciarsi per vedere meglio potrebbe cambiarti la vita, lo sai?
Sei pronta a rischiare, piccola mia?
Ma è un sogno… forse hai già vissuto tutto questo, non credi!?
Allora rischia.
La tua mano tocca la parete e la testa sbuca quel tanto che basta per permettere di vedere cosa accade in salotto.
Ma solo un occhio. L’altro è innocente, lui non c’entra e vuole rimanere nascosto.
E la vedi.
Vedi quella vecchia signora, quella della voce strana. È chinata su tua mamma, stesa sul divano a pancia in giù. La sua maglia alzata sotto le spalle mostra tutta la schiena nuda.
Tuo papà è seduto sul divano. Occhi chiusi e bocca muta, sembra una statua di pietra.
L’unica che continua a parlare è quella strana signora tutta “stanella” e fazzoletto in testa. Mormora qualcosa e con la mano sulla schiena di tua mamma fa degli strani movimenti.
Ti sporgi un po’ di più per vedere meglio ma il tuo piede ti tradisce e fa un piccolo rumore.
Lei si ferma e il tuo cuore con la segue.
Sei tremendamente fortunata, piccola mia. La mano della vecchia signora riprende a muoversi. È un anello quello che ha in mano?
Una piccola fede nuziale, sì. La pressione della sua mano sulla pelle nuda di tua mamma forma tanti piccoli cerchi più rossi. Un percorso misterioso, così come quella cantilena che accompagna il movimento.
Tu sai chi è lei. L’hai sempre saputo.
Non è stata la curiosità a portarti lì, a un passo dalla vecchia signora.
Allora dillo.
Pronuncia il suo nome.
“Stariona.”
È un sussurro il tuo. Un sussurro che sembra un grido nelle sue orecchie. Le tue mani vanno subito a coprire quella bocca che ti ha fatta scoprire. La sua testa si volta e il suo occhio ti colpisce come una spada nel cuore.
Freddo e pungente come quel pavimento sui tuoi piccoli piedi.
Lei ti ha visto, piccola mia.
È meglio che ti svegli, ora!
“ANNA SVEGLIATI!!!”
L’urlo giunge dall’ignoto ma riesce davvero a svegliarmi.
Devo essermi addormentata sui libri anche stanotte. Questo esame mi ucciderà.
E poi… che sogno ho fatto?
Oddio, ancora. Lo stesso sogno da una settimana.
Mi alzo e mi stiro le ossa muovendo le braccia. Apro la finestra e gli scuri esterni. Fuori è ancora buio.
Guardo verso il mio comodino e la sveglia dice che sono le sei.
Le sei? Possibile…
Ecco, no, mi sbagliavo. Stropiccio gli occhi e l’ora ora segna le otto.
Oggi è la vigilia di Natale. Forse è un segno che abbia sognato proprio lei.
Mi ricordo che una volta mi raccontarono che nella notte della vigilia di Natale le Starione passano i poteri a giovani ragazze.
TIC!
La suoneria del mio cellulare, mi è arrivato un messaggio… Sbadiglio e scorro le dita sullo schermo del telefonino.
Anonimo.
Stropiccio gli occhi per capire se il sonno mi sta giocando ancora qualche brutto scherzo.
Ma il messaggio è ancora lì.
Una sola frase: “la curiosità uccise il gatto”.
 

Tags: