Apocalisse 2 - Apocalisse di un ciabattino (di PiccolaMela)

Se procedo velocemente potrei arrivare a casa prima che si metta a piovere.
Il cielo ha un colore che non gli si addice. Mi sembra viri verso il bronzo. Anzi, a guardare bene, riconosco il ruvido colore del cuoio.
La piazza è quasi deserta. Insolito per una serata tiepida come quella di oggi. Mi affretto sotto ai portici e sento la prima gocciolina cadere in picchiata sulla mia testa. Poi un'altra si appoggia alla manica del trench alla tenente Colombo (o da maniaco nel parco, a seconda della situazione).
Eppure sul beige dell'impermeabile la gocciolina si nota anche troppo bene. Ha una tonalità verde acido. Ne arriva un'altra sull'asfalto sotto ai miei piedi. Lavanda.
Mai vista una pioggia del genere.
Altre gocce raggiungono le mie mani a coppa, pronte a raccoglierle. Blu elettrico, giallo limone e rosa confetto. Me le sparpaglio sulle falangi e le tingo per bene. Sembra vernice.
L'inquinamento è una brutta bestia, lo dicono tutti. Adesso è arrivata anche la pioggia in technicolor.
Mi siedo alla base di una colonna.
Ci si potrebbe aspettare che arrivi all'improvviso uno stormo di uccelli neri, portatori di cattivi presagi. E invece arriva Gianni che si cambia il cappello in corsa (quello da pioggia passa sulla testa e il baschetto leggero si trasferisce nella mano sinistra).
Mi vede e alza gli occhi al cielo con uno sguardo che pare dire “Che cos'altro si inventeranno ancora? Ci mancava solo la pioggia colorata!”. Si volta e sparisce in mezzo a un velo di goccioline viola.
Magari un imbianchino ubriaco si è issato sopra i tetti per spruzzare tutti con l'acqua di pulitura dei pennelli.
Ma sopra il tetto di questo palazzo d'epoca non c'è nessuno. Solo cinque grondaie con la faccia da mostro. Non avevo mai notato quelle statue con la bocca aperta. Non vado mica in giro guardando per aria. Sono uno con le suole per terra, io!
Potrei dire con una certa precisione che la pioggia colorata esca proprio da quelle labbra oscene. Fanno una certa impressione con quelle ali da diavolo e quelle facce deformi. Per non parlare degli occhi, con le pupille di pietra verde che pare guardino proprio me.
“Gargolle, signor Calzolaio. Trattasi di gargolle. O anche Gargoyles per dirla alla maniera degli inglesi”.
Mi volto e chi ti vedo? Quell'ometto dall'aria ridicola del signor Calafatti. Eppure al momento non pare affatto avere un aspetto buffo. Direi che sembra quasi solenne. Aggettivo strano da abbinare ad un individuo di tale fattura. E continua a guardarmi con quegli occhietti stretti e vigili.
“Si trovano spesso sui cornicioni dei palazzi gotici. Hanno un che di inquietante, non crede signor Calzolaio?”.
Non aveva mai avuto un tono così arrogante nei miei confronti. Chi si crede di essere?
“Non mi interesso molto di architettura, signor Scalafatti. Per quanto mi riguarda, l'unica cosa degna di nota è questa strana pioggerellina colorata che esce dalla bocca di quella cariatide”.
“Non sia superficiale, signor Calzolaio. Sono gargoyles. E poi è evidente che il problema è un altro ed ben più complesso”.
Dalla bocca della prima gargoyles esce un lungo boato. Un barrito, ad essere preciso, per quel che ne so di versi di animali. Mi volto per chiedere al signor Scalafatti se avesse sentito anche lui. Non c'è più. Sparito nel nulla. Prima fa il saputello e poi sparisce al minimo segnale di pericolo. Bella roba!
Dalla bocca della prima gargoyle dagli occhi smeraldo esce un fumo intenso che sommerge la piazza e mi rende difficile il respiro. Forse è meglio che me ne vada a casa anch'io. Qui la faccenda comincia a innervosirmi un po'.
“Dove crede di andare signor Ciabattino?”.
Brivido lungo le cosce. La signora Gentili in tutto il suo splendore. Tacchi alti, gonna nera, calze a rete. Mi si avvinghia addosso, infilando le mani in ogni punto sensibile del mio corpo.
I conti non tornano. Come può essere che l'incantesimo abbia già fatto effetto, se non le ho ancora consegnato le scarpe?
Mi sembra tutto piuttosto improbabile questa sera. Compresi il paio di occhi smeraldo che continuano a fissarmi dall'alto del colonnato.
“Andiamo a casa mia, signora Gentili. Questo non mi sembra il luogo adatto. Non c'è l'atmosfera giusta. Con quelle statue... Andiamocene, la prego”.
Lei continua i suoi movimenti a ridosso della mia persona. E non parla. Ha gli occhi vitrei. Pare non respiri. Vorrei sganciarmi dal suo abbraccio, ma non ci riesco. Mi tiene bloccato sul marmo rosa della colonna. Da dove le verrà tutta questa forza?
Vorrei non aver compiuto il mio incantesimo. Mannaggia a me e alla mia famiglia di stregoni. Ora chi se la leva di torno, questa?
La seconda gargoyle emette un sospiro e apre i suoi occhi verdastri verso di me.
“Eh già! Ora il furbetto di turno vorrebbe rimangiarsi le sue azioni. Mi sembra troppo comodo, non le pare?”. E ride come fanno certe donne alla resa dei conti. “Credeva forse di passare inosservato, Calzolaio? Noi vediamo tutto, sa? Siamo lì con lei anche quando si nasconde nel retrobottega a ordire incantesimi da infilare sotto le scarpe di ignare signorine”.
La morsa della signora Gentili è sempre meno vigorosa e vedo il suo corpo spegnersi come una candela lungo il mio corpo, sciogliendosi in una pozza rossa e nera, davanti ai miei piedi.
“E la seguiamo anche al bar, quando posiziona i cappelli del suo amico Gianni nei posti più improbabili. È lei che meriterebbe di finire nel forno o nel congelatore, altrochè!”.
Stavolta è la prima gargolla ad emettere tali crudeltà, con un tono caustico e offensivo, oserei dire... In fondo, questi non sono poi peccati così gravi. Non ho mai letto nessun comandamento e nessuna legge che li vieti.
“Non c'entra!”. Un altro acuto esce dalla boccaccia del primo mostro, che evidentemente controlla in modo eccellente anche i miei pensieri. “Bisognerebbe pensarci bene, prima di commettere certi atti. Potrebbero avere conseguenze devastanti e ineluttabili...”.
“... e di portata mondiale, Ciabattino”. La seconda gargoyle si sente di aggiungere dettagli rassicuranti, vedo.
Ma non riesco a capire. Quali conseguenze possono avere mai avuto degli innocui scherzetti?
La terza statua accende i suoi occhi fosforescenti e mi lancia uno sguardo beffardo.
“Si dimostra superficiale, proprio come sospettavamo lei fosse, Calzolaio!”.
La gamba sinistra inizia a prudermi in modo piuttosto fastidioso.
“Crede che il suo comportamento nei confronti di Michele il lattaio si possa annoverare tra gli scherzetti innocui?”.
Ora il prurito si è esteso alla gamba destra e a tutto il bacino.
“Lei, evidentemente, non conosce affatto le LeggiUniversali che ogni uomo di buon senso è tenuto a rispettare. Ma lei è privo di buon senso, Calzolaio. E ora tutto il mondo pagherà per la sua leggerezza”.
Il mio corpo è ricoperto di bollicine rosse che mi impediscono di concentrarmi su quanto mi dice la gargoyle. Mi gratto talmente tanto da scuoiarmi, mentre rifletto sull'esistenza di LeggiUniversali note a tutti, tranne che a me.
Dall'altra parte della piazza intravvedo il Carabiniere che parte per la sua ronda. Sembra non accorgersi della pioggia colorata, delle gargolle fumanti dagli occhi lampeggianti, del fumo che invade l'aria e nemmeno di me che rotolo per terra nel tentativo di placare il prurito.
Tento di chiamarlo con tutto il fiato che ho in gola. Ma lui avanza imperterrito, prendendo la direzione del mio negozio.
La quarta gargoyle si sveglia e mi trapassa con il suo sguardo verde acido.
“Calzolaio, vedo che la sua pelle si è un po' consumata a furia di grattarla sull'asfalto. Lei non permetterebbe mai che qualcuno riduca in questo modo il cuoio delle sue scarpe. Credo proprio che la sua pelle abbia bisogno di una bella ingrassata”.
Mentre il liquido nerastro della patina lucidante viene emesso da un punto imprecisato dell'atmosfera e inizia a ricoprire ogni centimetro della mia pelle lesa (chi l'avrebbe mai detto che un trattamento così innocuo possa bruciare in questa maniera?), le quattro gargolle emettono all'unisono un rantolo sordo, come un raglio d'asino, per quel poco che ne so di versi di animali.
Dalle loro bocche iniziano ad uscire materiali di ogni genere. Biglie, punte di matita, rane, pedine di scacchi e carte da gioco. Prima di toccare terra si trasformano in pece, che inizia a scorrere lenta sul suolo cittadino. In breve tutta la piazza ne è invasa e io tento di scappare sulla strada che porta al mio laboratorio.
Mi sembra di ricordare che tra gli incantesimi di mio nonno, ci sia anche la formula “in caso di fine del mondo”, il JTR- 333, se non ricordo male. Me l'applicherò sotto alle suole e sarò salvo.
Riesco a fare pochi passi, ma le scarpe rimangono incollate al pavimento. Forse sarà meglio sfilarsele e proseguire scalzo. Una volta arrivato in laboratorio, andrò alla ricerca di un bel paio di mocassini del mio numero, ci infilerò la pergamena giusta e il gioco sarà fatto.
Un suono acuto da spezzare i timpani in mille pezzi mi fa voltare verso il dannato cornicione. La quinta gargoyle ha deciso che è ora di dare il suo contributo.
“Calzolaio! Non mi dica che spera di svignarsela? Il mondo sta per emettere il suo ultimo respiro, rigonfio di vapori malsani, piogge acide e variopinte (l'estetica è sempre stato un nostro vezzo) e con il terreno soffocato dalla pece. E lei che fa? Pensa solo alla sua pellaccia (a proposito, bisogna dire che il trattamento lucidante le dona moltissimo, sa?)”
Le altre quattro Gargoyles emettono in coro una risata perfettamente armonizzata.
La quinta, dagli occhi di rubino (è l'ultima e vuole distinguersi evidentemente), le zittisce con un soffio da gatto imbizzarrito (sì, deve essere lei quella che comanda).
“E poi, non ricorda forse l'ultimo dei suoi scherzetti innocui? Come? No? Ma la prego non sia modesto. È senz'altro il migliore dei cinque. Incollare con il mastice le scarpe da ginnastica di quei poveri ragazzini. Che idea! Bloccare in modo così drastico la loro ispirazione artistica!”.
Mi volto e cerco di spingere lo sguardo fino alla serranda del mio negozio. La luce dell'insegna si accende all'improvviso appena i miei occhi la inquadrano. E, nitidamente, posso osservare un muro di scarpe da ginnastica, di ogni genere e tipo. Da corsa, da passeggio, da rapper, da tennis, da calcio e persino da golf. Le ho sempre odiate, quelle scarpacce senza forma e senza eleganza, con quell'odore nauseante di gomma irrancidita dal sudore. E ora ricoprono interamente l'uscio del mio laboratorio. Devono essere venuti a frotte, per imbrattare la mia serranda. Ho sempre pensato che avesse qualcosa di particolarmente attraente.
“Il caso vuole, mio caro Ciabattino, che ci sono cinque pessime azioni che bisognerebbe guardarsi bene dal mettere in atto. E lei le ha commesse tutte e cinque. Tutte in un solo giorno, per giunta. Ha superato ogni limite consentito. E ora la fine è davvero inesorabile”.
Clic.
Buio.
Non vedo più niente.
Mi sembra che il mondo sia scomparso.
Forse mi trovo in un buco nero.
Oppure nell'occhio di qualche divinità precolombiana.
Oppure sono finito in una realtà parallela senza spazio e senza tempo.
In ogni caso non mi sembra si stia poi così male quaggiù...